Un defibrillatore ovunque anche nel Salento, il cardiologo: "Si può morire anche di crepacuore"

venerdì 1 febbraio 2019
Il dottor Giacinto Pettinati, Cardiologo dell’Ospedale di Casarano, ha spiegato l’importanza di avere un defibrillatore a portata di mano sempre: «Si deve intervenire nei primi 10 minuti. Il Salento si sta mettendo al passo delle realtà dove tutti sono preparati a intervenire nel caso di infarto o altro, cominciando dalle scuole».

Basta un’aritmia caratterizzata da un’attivazione rapidissima e irregolare delle camere inferiori del cuore (ventricoli) perché sia compromessa la contrazione e si generari l’arresto cardiaco: la fibrillazione ventricolare ti fa morire all’improvviso, se nessuno ti aiuta nei primi minuti, quelli più importanti. Il collasso del paziente dovuto al crollo della pressione arteriosa può essere arrestato solo attraverso una defibrillazione veloce. Quando il sangue non affluisce più regolarmente al cuore si rischia la morte: la fibrillazione ventricolare è la causa di decesso più diffusa nel mondo. Le ragioni che scatenano questo problema sono tantissime: ischemia, infarto miocardico, cardiomiopatia dilatativa, malattia aritmogena del ventricolo destro, miocardite acuta o cronica, cardiomiopatia ipertrofica, problemi congeniti della struttura del cuore, alcune malattie genetiche e l’uso di droghe (soprattutto cocaina e anfetamine). Si possono avere problemi al cuore anche per stress e si può morire anche di ‘crepacuore’, spiegano gli esperti. Dolore al petto, battito accelerato, problemi di respirazione e sensazione di mancamento potrebbero essere gli avvisi dell’improvviso arresto cardiaco. Il grande passo in avanti che ha dato la svolta nel campo cardiologico consiste nella scoperta che dando la corrente per 10 millisecondi si può salvare la vita a una persona. Il tempo è fondamentale perché bisogna intervenire subito quando il cuore sta andando in tilt, ma anche perché la corrente non può durare più di quello che è necessario, altrimenti si più morire folgorati. «Basta dare la corrente per due secondi per uccidere un paziente: se la si dà per 10 millisecondi lo si salva» – puntualizza il cardiologo Giacinto Pettinati, intervenuto nella conferenza all’interno dell’Area Portuale di Brindisi in cui sono stati consegnati idealmente dalla Fondazione della BPP 40 defibrillatori alle scuole salentine.

MORIRE GIOCANDO A PALLONE O A SCUOLA PERCHÉ MANCA UN DEFIBRILLATORE: CI SONO SOLO 10 MINUTI PER INTERVENIRE

«Non sono pochi i casi in cui si muore a 20 anni su un campo di calcio, soprattutto tra dilettati – riflette il dottor Giacinto Pettinati – Nella fibrillazione ventricolare non arriva più sangue al cervello e dopo 10-12 secondi si sviene. Si deve intervenire nei primi 10 minuti. L’aritmia maligna si può bloccare soltanto con la defibrillazione. Ogni minuto che passa le possibilità di sopravvivenza diminuiscono. Il grande compito che ha la società moderna è di insegnare a tutti a utilizzare un defibrillatore per salvare le persone da queste malattie che colpiscono improvvisamente, quando meno ce lo aspettiamo». Il noto cardiologo ha riportato delle casistiche inquietanti: ogni anno si registra una morte ogni mille abitanti a causa della fibrillazione ventricolare. Con la cultura dell’emergenza cardiologica le percentuali dei morti stanno diminuendo considerevolmente. I cardiologi, però, vogliono spingere sull’acceleratore anche nel Salento per diffondere ulteriormente la cultura della “cardioprotezione”: tutti dovrebbero essere provvisti di un defibrillatore e imparare a usarlo, dai privati al pubblico. Spesso non si può attendere l’ambulanza per intervenire, soprattutto nei gradi centri urbani, dove gli imprevisti, le distanze e il traffico possono rallentare la corsa delle ambulanze. «In alcune città tutta la popolazione viene addestrata – spiega Pettinati - Non serve a niente avere un defibrillatore se non insegniamo a usarlo al maggior numero di persone possibile. Oggi esistono dei parametri: un defibrillatore ogni mille abitanti e almeno 10 esecutori addestrati. È necessario comunicare l’importanza della “cardioprotezione”, fare degli spot al cinema per insegnare il massaggio cardiaco e imparare ad usare il defibrillatore. Bisogna insegnare tutto nelle scuole. Oggi, per fortuna, anche se in ritardo, c’è una legge dello Stato che impone il defibrillatore in ogni campo sportivo».

LA NECESSITÀ DI ESSERE TUTTI PREPARATI: «NESSUNO SOPRAVVIVE A 20 MINUTI DI ARRESTO CARDIACO, SE NON SI INTEVIENE»

«Nessuno sopravvive a 20 minuti di arresto cardiaco – spiega il cardiologo nella sua lectio brindisina - È per questo che il primo intervento è fondamentale. In Italia si registrano 18mila morti l’anno a causa di un mancato intervento (350 mila negli USA e 100mila in Europa)». Cocaina, morfina ed extasy sono cause diffusissime d’insufficienza cardiorespiratoria tra i giovani: si muore facilmente per queste ragioni il sabato sera. Tra l’altro, in chi ha questi problemi spesso si manifesta una dismetria ottica: se si è tanto imprudenti da mettersi in macchina, una curva che è a 100 metri, la si vede a 1000 metri e si finisce fuori strada. È importante che venga praticato subito il massaggio cardiaco per far uscire sangue dal cuore e farlo arrivare al cervello. Se si arriva tardi, il paziente entra in coma e poi muore, oppure resta paralizzato: è sempre una corsa contro il tempo. Per guadagnare tempo e attendere che portino il defibrillatore e che arrivi l’ambulanza, è necessario conoscere il massaggio cardiaco. La respirazione bocca a bocca non la fa più nessuno: si è visto che i risultati sono gli stessi del massaggio cardiaco diretto. Quello che conta è il massaggio: è come se ci fosse una palla da tennis da schiacciare, anche a costo di rompere qualche costola. Il laico su un corpo inanimato è giustificato se crea qualche piccolo danno (per la legge del buon samaritano), ma l’importante è salvare in quei primi minuti il paziente. Ogni scuola si doti del defibrillatore e insegni ai suoi alunni a usarlo a tutti, come anche a praticare il massaggio cardiaco».


Gaetano Gorgoni

 

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