Poli Bortone: "Io candidata sindaco? Solo se esistono le giuste condizioni"

giovedì 17 gennaio 2019

L’ex prima cittadina si dice lusingata dell’idea lanciata da Forza Italia ma evidenzia che sia uno scenario prematuro: “Non ho sciolto la riserva, sto osservando che accade”. Su Salvemini: “Persona corretta ma non condivido le sue scelte”.

Una vita per la politica e il legame forte con la città che ha guidato per un decennio con la possibilità di ritrovarsi a più di vent’anni dalla sua elezione a correre per un ruolo da sindaco: Adriana Poli Bortone è stata indicata come il miglior candidato possibile da Forza Italia nella futura competizione amministrativa per il rinnovo di Palazzo Carafa, dopo la fine prematura della giunta Salvemini. Ma il dibattito nel centrodestra appare più complesso e prevale, al momento, un tatticismo che attende maggiore approfondimenti.

Come stia vivendo il dibattito intorno al suo nome e questa fase delicata per la vita di Lecce ce lo spiega proprio l’ex prima cittadina e senatrice.

Senatrice, si parla molto dell’ipotesi di vederla candidata alle prossime amministrative: come vive questo interesse intorno al suo nome?

“L’idea è di Forza Italia che ha rilanciato il mio nome, ritenendo che sia il migliore possibile da spendere. Bontà loro. Ma pur essendo lusingata dall’attenzione, non ho sciolto alcuna riserva ancora e mi sto guardando intorno per capire”

Capire cosa?

“Ad esempio, che tipo di aggregazioni eventualmente ci sono. Verificare le intenzioni dei partiti tradizionali, quali siano gli equilibri interni e le autonomie che possono avere in sede regionale e locale rispetto alle situazioni nazionali. E anche cosa possa accadere dentro gli altri campi politici. Ci sono troppe variabili e una situazione di fluidità che non permettono di sciogliere le riserve. Forza Italia ha inteso mostrarmi questa sua stima, naturalmente li ringrazio, ma per portare avanti programmi e progetti bisogna essere realisti, comprendere con chi si va avanti”.

Una maggiore tutela di programmi e progetti condivisi può arrivare dal civismo?

“Più che una tutela, le civiche mi sembrano una realtà. Lo sono da sempre nelle elezioni locali e mi sembra che già ce ne siano tante pronte per questa competizione. Ricordo che l’ultima volta erano in campo circa 760 candidati insieme a tantissime civiche”.

Ma, al di là della stima mostratale da Forza Italia, si sentirebbe di tornare a fare il sindaco in contesti così mutati rispetto al suo decennio?

“Non credo che sia in assoluto questo il problema. Il punto è se si è pronti ad una sfida con se stessi e con questi contesti cambiati, con la capacità di sapere bene a che tipo di risorse si può attingere. Non ho idea se abbiano continuato a mettere in moto gli uffici delle politiche comunitarie, che io ho messo in piedi, perché nel ’98 non esisteva neanche l’ufficio, eppure quella era una fonte importante per reperire finanziamenti utili a fare delle cose in città. Non mi spiego ancora il motivo per cui non sia stato attivato quel fondo della mia legge speciale sul Barocco. È chiaro che ci sono situazioni che vanno verificate e bisogna capire lo stato del bilancio, ma ci deve essere la volontà innanzitutto di lavorare per un’idea reale di città in termini di sviluppo”

Ha già in mente qualcosa su cui lavorare?

“Certo. In sintesi, ci vedrei la manutenzione reale della città, che è una questione doverosa e sulla quale i cittadini si misurano ogni giorno. E ancora un potenziamento del turismo rilanciando un forte interesse sulle marine. Bisogna capire perché non si è andati avanti sul porto turistico e sul miglioramento di San Cataldo e lavorare sulla qualità dei servizi. Le idee ci sono ma poi bisogna misurarsi con altri per capire le loro intenzioni a proposito. Per questo, ad oggi il gioco sui nomi è prematuro: dico solo che io non ho rancori, non ho vendette, nessun tipo di situazioni a cui deve rispondere, ma, se ci sono le condizioni, mi piacerebbe lavorare con più gente possibile e con chi abbia voglia di lavorare. Certo, una bella squadra giovane non mi spiacerebbe come feci nel ’98, quando molti erano appena trentenni”.

C’è allora la disponibilità a impegnarsi in prima persona per la sua città?

“Sì, ma dovrebbero esserci le condizioni che ho indicato e siccome al momento non ci sono, c’è troppa fluidità, lascio liberi tutti di riflettere”.

Ha detto che i nomi al momento lasciano il tempo che trovano, ma è un caso che molti vengano dall’area degli ex An? È la dimostrazione che a Lecce quell’area s’identifica con la storia politica recente della città?

“Lecce è abbastanza conservatrice e probabilmente è legata a quella destra, ma quell’area si è talmente dispersa e sono accadute tante di quelle cose in questi anni che mi riesce difficile pensare che sia ancora un’area in sé. Io, ad esempio, ho accentuato quello che era il meridionalismo della destra, mettendo in moto il movimento Io Sud, che doveva essere come obiettivo il contenitore politico quell’anima meridionalista che è venuta mancare, tanto che altri politici hanno legittimamente occupato quello spazio. Nel dibattito sullo scioglimento di An per confluire nel Pdl partito, io ho aderito solo alla lista unica, perché non ero convinta della scelta: mi dissero che non avevo capito niente e quelli che, invece, avevano capito tutto andarono nel Pdl per poi finire in altri partiti”.

Forza Italia ha detto no alle primarie per la scelta del candidato: è un discorso chiuso?

“Non è un no pregiudiziale. Si possono pure fare ma quando c’è una garanzia che si facciano in maniera assolutamente lecita. Chi ci ha partecipato mi ha raccontato cose inenarrabili”.

Che giudizio dà dell’amministrazione Salvemini?

“Come figura credo che Salvemini si sia dimostrato una persona corretta anche nei riguardi degli avversari politici, dal punto di vista amministrativo non condivido le scelte fatte”.

Crede che l’ex sindaco debba ricandidarsi?

“Questo appartiene alle scelte personali di ciascuno. Anche lui, come me, credo voglia valutare le condizioni con le quali scendere in una competizione elettorale, le eventuali criticità da affrontare, se resiste la compattezza precedente. Quando si fa il sindaco, lo dico per esperienza, bisogna assumersi responsabilità nelle scelte: va bene consultare ma poi occorre fare sintesi e decidere: forse, se devo fare una critica, l’amministrazione Salvemini è stata un tantino carente sotto questo aspetto, probabilmente non ha nemmeno avuto il tempo ed è stata penalizzata dall’anatra zoppa. Io, per carattere, nella sua situazione, mi sarei dimessa subito per chiedere ai cittadini un mandato forte”.

Mauro Bortone

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