Falda salentina, l'Asl certifica l'acqua distribuita da Aqp

martedì 18 dicembre 2018

Presentati i dati del progetto Minore: ora il monitoraggio sui 35mila pozzi che emungono dalla falda.

Falda salentina: certificata la sicurezza dell’acqua distribuita da Aqp. È il primo risultato concreto della presentazione, all’interno di un articolato convegno, dei dati del Progetto MINORE (Monitoraggi Idrici Non Obbligatori a livello Regionale) alla presenza dei sindaci della Provincia di Lecce, del Direttore Sanitario ASL Lecce Rodolfo Rollo, del Direttore Generale di Arpa Puglia, Vito Bruno, e del consigliere regionale Mario Pendinelli, oltre che degli esperti che stanno lavorando al progetto.

Il Progetto MINORE è fortemente sostenuto dal Dipartimento di Prevenzione della ASL di Lecce e dalla Commissione Ambiente del Consiglio Regionale, col determinante contributo di ARPA Puglia, ARESS, Provincia di Lecce e Istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata. Presente al momento di condivisione dei risultati preliminari anche la Coordinatrice Europea del Programma di Monitoraggio Acque delle Nazioni Unite, prof.ssa Debora Chapman dell’Università di Cork, giunta appositamente dall’Irlanda, insieme al collega John Weatherill, per certificare il Progetto MINORE sulla base di standard di qualità internazionali e valutarne la possibilità di promuoverlo a buona pratica di livello europeo.

Il Progetto MINORE nasce per integrare il numero e la tipologia di sostanze monitorate nei pozzi o in distribuzione, nell’ambito degli obblighi previsti dalle normative nazionali e regionali. “L’idea di integrare i monitoraggi superando gli obblighi di legge”, spiega il Dr Giovanni De Filippis (Direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL Lecce), “tiene conto che rispetto al momento in cui è stata varata l’attuale legislazione europea e nazionale in tema di monitoraggio delle acque, si è diffuso l’utilizzo di nuovi pesticidi come ad esempio il glifosate ed altri prodotti fitosanitari di nuova generazione ed è importante certificare l’assenza di contaminazione della falda acquifera, tenendo conto che il territorio salentino attinge la quasi totalità della propria acqua dalla falda profonda autoctona, potenzialmente vulnerabile agli inquinanti presenti in superficie a causa della natura carsica del sottosuolo. Ciò impone non solo maggiore attenzione allo stato dei corpi idrici sotterranei leccesi, con particolare riferimento ai fitofarmaci utilizzati in agricoltura, ma anche i metalli pesanti, le ammine aromatiche, il radon e - a campione - anche diossine e PCB”.

“In generale – rimarca - abbiamo moltissime informazioni sulla sicurezza dell’acqua ad uso umano che l’Acquedotto Pugliese preleva dai suoi 104 pozzi salentini e distribuisce ai cittadini della provincia di Lecce. Si tratta di oltre 390.000 controlli l’anno eseguiti direttamente da AQP a cui si aggiungono quelli paralleli condotti da ARPA Puglia su prelievi effettuati dalla ASL in diverse campagne annualmente”. 

Nell’ambito del Progetto Minore, ARPA Puglia ha le competenze per la realizzazione delle determinazioni analitiche, utilizzando i propri laboratori e quelli del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (SNPA). I primi risultati – ad oggi in fase di validazione - sono quelli relativi alle 119 fontanine di distribuzione di tutti i Comuni del Salento e a oltre la metà dei 104 pozzi da cui AQP effettua i propri prelievi (Obiettivo 1 del Progetto).

In particolare sono già disponibili i risultati sulle concentrazioni del Glifosate e suoi sottoprodotti (tra cui AMPA) in 35 pozzi AQP, tutti con esito inferiore al limite di quantificazione; le analisi ad oggi validate (altri fitofarmaci e parametri di base) rispettano i limiti di legge ad eccezione del parametro “Cloruri” in un numero limitato di pozzi, che sembrerebbe confermare il già noto fenomeno di contaminazione salina nel Salento.

A conclusione delle attività di monitoraggio integrativo sulle acque ad uso umano distribuite da AQP, ASL Lecce e ARPA Puglia condurranno un monitoraggio mirato (Obiettivo 2) in tutto il Salento su 77 pozzi rappresentativi delle condizioni della falda da cui si riforniscono la miriade di pozzi privati autorizzati ad uso irriguo dalla Provincia o dal Genio Civile (circa 35.000), a cui si aggiungono quelli abusivi (stimati almeno nel doppio). Si tratta di pozzi talora impropriamente utilizzati per uso umano da chi abita fuori dalle zone urbane nel Salento leccese. Ogni anno sono circa mille richieste di autorizzazioni di pozzi per usi diversi generando una potenziale problematica di sanità pubblica ed una prospettiva a medio termine di accelerazione del processo di  salinizzazione della falda profonda, che rappresenta la primaria fonte di acqua potabile del Salento, tale da renderne impossibile l’impiego ad uso potabile ed irriguo. Attraverso un’apposita campagna di comunicazione diretta alla popolazione si cercherà di scoraggiare la diffusa pratica di utilizzo improprio ad uso umano di acqua proveniente da pozzi autorizzati per uso irriguo e quindi non adeguatamente monitorati.

La necessità di approfondire le conoscenze sulla falda in maniera più diffusa, per quanto riguarda i pozzi non utilizzati da AQP, nasce anche dalla presenza di possibili situazioni particolari a livello locale eventualmente risultanti dalla presenza di siti potenzialmente inquinati già censiti nell'anagrafe delle aree da bonificare, di cui l’ex discarica di Burgesi è un esempio eclatante. Nell’ambito dell’Obiettivo 2 del progetto MINORE, proprio nel circondario di Burgesi è previsto un maggior numero di analisi tra cui diossine e PCB prelevati con metodo statico oltre che dinamico.

Sono in partenza anche i monitoraggi integrativi su campioni di alimenti d’origine vegetale (a cura di ARPA Puglia) ed animale (con l’IZS), con focus particolare nelle zone a maggiore pressione ambientale, che includono tra gli altri parametri anche i metalli pesanti e le sostanze di norma non dosate.

Nell’ambito dell’Obiettivo 3 del MINORE sarà invece estesa a tutta la provincia di Lecce l’attività di ricerca svolta dal DISTEBA dell’Università del Salento sulla cosiddetta “impronta idrica” ovvero la quantità di acqua necessaria per diluire e neutralizzare l’eventuale presenza di contaminanti in falda, che muove da una prima esperienza di studio presentata lo scorso anno all’Accademia dei Lincei riguardante 22 pozzi di falda profonda diversi da quelli da cui emunge l’AQP.

Prevista anche la partenza di attività di formazione nelle scuole per il corretto utilizzo della risorsa idrica dirette a circa 2500 allievi di scuole primarie e secondarie in tutta la Provincia, oltre all’aggiornamento del Rapporto Salute e Ambiente in Provincia di Lecce (presentato nel febbraio 2016 per la prima volta) nei primi mesi del 2019.

 

 

 

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