Simona Manca: “Bella Ciao? Un’intrusa alla Taranta"

domenica 26 agosto 2012

Arrivano a distanza di quasi 24 ore le critiche sulla chiusura “politica” del Concertone della Notte della Taranta di Melpignano. A non essere convinta la vicepresidente della Provincia, Simona Manca: “La Notte della Taranta, ancora una volta, è stata uno spettacolo eccezionale, con il quale il Salento puntualmente celebra la sua cultura e la sua identità. Ma non ho motivo di dubitare che anche senza l'intrusione di ‘Bella Ciao’ sarebbe stato un evento ugualmente bello e coinvolgente”.

“Stiamo parlando di una canzone che celebra valori che appartengono a tutti gli italiani  -spiega Simona Manca- e che è figlia di un periodo storico fondamentale nel processo di costituzione della nostra Repubblica e dei suoi principi in cui tutti ci riconosciamo in maniera assoluta e convinta. Una canzone, peraltro, sempre molto piacevole da ascoltare. Sfido chiunque, però, a smentire che negli anni ‘Bella Ciao’ sia diventata inequivocabilmente la canzone di una precisa parte politica del nostro Paese, sigla di decine e decine di Feste dell'Unità, di manifestazioni della Cgil e di qualunque evento della sinistra italiana”.

“Mi chiedo allora -pone il quesito la Manca- l'opportunità di celebrare questo inno politico nel festival della tradizione musicale salentina, che è patrimonio culturale di tutti. Ho ravvisato una sconvenienza e una irragionevolezza di fondo nel suggellare oltre tre ore di musica popolare e di sonorità e atmosfere balcaniche con ‘Bella Ciao’. Non credo che alcun vecchio cantore di pizzica sarebbe contento di veder associati i brani della tradizione a simboli politici, che siano di sinistra, di destra o di centro. E non so francamente che idea possano farsi le migliaia di turisti stregati dai nostri tamburelli e che sono stati ‘sorpresi’  da ‘Bella Ciao’.

“La Notte della Taranta -conclude la vicepresidente- è senza dubbio uno dei più importanti appuntamenti con la cultura salentina, nel quale le Istituzioni investono soldi pubblici. Ripeto una ovvietà (ma è necessario in questo caso) dicendo che la cultura è di tutti e non ha colori politici. Nemmeno la Taranta”. 

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