Erosione a Porto Cesareo: i Comuni non si muovono

lunedì 23 luglio 2012

Della Valle, Assobalneare: “Gli operatori hanno fatto il possibile, adesso intervengano i Comuni. Abbiamo anche offerto la consulenza dell’Università”.

Lidi meravigliosi ridotti a striscioline di sabbia, dove passeggiare è solo un ricordo lontano. Litorali degni del migliore dei paradisi, assediati da cortine di inutili sacchi di sabbia, estremo e disperato tentativo di frenare il moto ondoso, che ad ogni morso porta via sabbia e posti di lavoro. È la guerra tra l’uomo e il mare, che inesorabilmente miete le sue vittime tra gli operatori degli stabilimenti balneari, messi k.o. dall’inesorabile erosione dei litorali sabbiosi. A Porto Cesareo, paradiso quasi tropicale del Salento, il nemico ha il suono dolce dello sciabordio delle acque. Sono disperati gli operatori balneari, alle prese da anni con un problema che sembra non trovare soluzioni. Nella magnifica conca tra il Goa e il Bacino Grande, luogo da cartolina dove fino a qualche anno fa centinaia di metri di acqua bassissima e cristallina estasiavano grandi e piccini, i lidi sono allo stremo delle forze. Al bellissimo lido Belvedere, nel cuore della conca, il proprietario ogni giorno scruta il mare, attendendo quasi un destino inesorabile. Il suo lavoro, di anni, è messo a repentaglio dallo stesso mare che ha rappresentato una risorsa. Ciò che finora ha dato, oggi toglie, minacciando di lambire quasi i pancali in legno del Bar. “Finora ho perso 50 ombrelloni, investito 20 mila euro nel tenativo di porre un freno all’erosione”, spiega Antonio Podo, “possibile che non si faccia nulla? Perché la Regione non interviene, mettendo dei massi in mare per arginare il moto ondoso? Capisco che è parco marino, ma i massi finirebbero per essere integrati nell’eco-sistema e in compenso salverebbero questa splendida costa. Siamo in centinaia a rischiare di perdere il lavoro”. Ma sarà questo poi il problema? È davvero la Regione che manca? Per capirlo abbiamo interpellato Mauro della Valle, presidente di Assobalneari: “La Regione ha emesso delle precise linee guida delle coste basse, differenti a seconda del luogo. A Porto Cesareo, zona tra le più colpite, oltre che con i sacchi, intervento poco efficace, è possibile intervenire con il ripascimento delle dune, ma a farlo dovrebbe essere il Comune, che può attingere dai fondi per l’emergenza costiera. Perché non lo faccia resta un mistero. Come Assobalneari abbiamo anche proposto una collaborazione con il professor Tomasicchio, della facoltà di  ingegneria costiera dell’università del Salento, che a titolo gratuito fornirebbe una consulenza sul da farsi. Ma se i Comuni non si muovono non si può far nulla. L’unico modo per salvare la costa, il turismo e le attività produttive è ripristinare il naturale sistema di protezione dal moto ondoso, come le dune sotterranee”. E poi conclude: “Noi operatori abbiamo avuto in concessione il demanio, ma la responsabilità rimane delle Regioni e dei Comuni. Le nostre spiagge sono fragilissime, sono un organismo che ci è stato consegnato già in condizioni di salute precaria. Non possono pensare di affrontare ancora il problema curando il ‘malato terminale’ con l’aspirina”.

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