Campi forzati

sabato 21 luglio 2012
L'altra faccia del Salento è silenziosa. Non fa parte dei brand che alimentano il fruttuoso marketing turistico; non è quella degli slogan che fanno capolino sulle magliette estive, né si può ammirare in quel genere di cartoline spietatamente “photoshoppate”. L'altra faccia del Salento è nascosta nelle aride campagne di Nardò, tra stradine di terra e ulivi centenari. Mentre star del cinema internazionale come Gerard Depardieu o Ellen Mirren hanno scelto questa terra per passarci le vacanze, a una manciata di chilometri, un esercito di extracomunitari, anche quest'anno, è arrivato fin qui a piegare la schiena per la raccolta di angurie e pomodori. Sono diverse centinaia e il loro compenso è di 20 euro al giorno. Li hanno ribattezzati “gli invisibili delle campagne di raccolta”, sono tutti africani e sono vittime del caporalato.
Basta inoltrarsi un po' tra i campi neretini per trovare il primo accampamento. Vivono, o meglio, sopravvivvono così i braccianti: chi in tende da campeggio, sotto gli alberi, chi sulla terra nuda, magari con un cartone per coprirsi. L'acqua potabile scarseggia e molti di loro, nei giorni passati, hanno bevuto litri di acqua irrigua dai pozzi; in tanti avrebbero bisogno di cure mediche: eritemi su tutto il corpo, gli occhi irritati dalla lunga esposizione al sole, tagli, ustioni e infezioni intestinali. La Cgil -anche con l'aiuto di Emergency e di qualche volontario locale-, nonostante le intimidazioni e i rischi, ha cercato di essere presente con il suo “camper dei diritti”, tutelando i lavoratori e fornendo beni di prima necessità; ma va da sé che questo dramma sociale ha bisogno di tutt'altra cura.
“Dov'è lo stato italiano? -chiede Adib, algerino di 32 anni-. Vengo a Nardò dal 2010 e la situazione peggiora ogni anno. Siamo abbandonati”. Per combattere il caporalato è necessario un disegno politico capace di deviare il fenomeno malavitoso verso un'alternativa di legalità e di dignità per i lavoratori. E invece, purtroppo, nelle terre che patiscono un alto tasso di criminalità, indifferenza e connivenza rischiano di somigliarsi molto.
Negli accampamenti più grandi, tra i braccianti si nascondono i caporali e la tensione è palapabile. Non vogliono intrusioni, non vogliono foto e non lesinano minacce a chi li infastidisce. La visibilità non giova al loro lavoro. Un'ex falegnameria in piena campagna, una struttura fatiscente a due piani, è il ricovero più degno che questa gente è riuscita a trovare; al piano terra, si ammassano i materassi per dormire e, al piano superiore, quattro prostitute nigeriane sono al servizio dei braccianti. Mentre, sull'altro lato della strada provinciale che porta a Nardò, della masseria Boncuri non è rimasto che lo spettro. Quello che era diventato il simbolo della lotta al caporalato ha le porte chiuse, i servizi tagliati e i segni, ormai in decomposizione, dell'ultimo passaggio. Tra il silenzio preoccupante dei campi di Nardò, l'estate è ancora troppo lunga.
 
Andrea Gabellone
 
(fonte: FREE Lecce - foto di Emiliano Buffo)

 

Leggi l'intervista del sindaco di Nardò

Marcello Risi: "chiudere Boncuri ha tutelato l'immagine del Comune" www.leccesette.it/dettaglio.asp

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