La dolce via per il “iardeno paradisi”

domenica 17 giugno 2012
Il complesso monumentale di Torre del Parco a Lecce, dagli Orsini del Balzo ad oggi 
 
Alberi ombrosi e piramidi che sorreggevano le armoniose forme dei vasi da fiori, è l’amabile scenario dal sapore antico delle piacevoli passeggiate storiche a Lecce lungo il Viale del Parco o Viale Reale, un percorso che, partendo dal centro della città,tra la piazza detta allora “dei Mercanti”, il quadrivio delle “Quattro spezierie” e le strade “dei Librai”, “dei Notai” e “degli Scarpari”, e passando sotto Porta San Biagio, conduceva agli splendidi giardini di Torre del Parco. 
Era questa una delle principali e più frequentate arterie della città, nonché luogo di passeggio alla moda, che costituì l’epicentro della suburbana vita leccese per lungo tempo, da quando il parco, non a caso soprannominato in passato “iardeno paradisi”, fu reso fruibile dai cittadini, ovvero sin dal XVI secolo.
Il complesso monumentale fu fatto edificare già nel 1419 dall’allora diciottenne Giovanni Antonio Orsini del Balzo principe di Taranto e conte di Lecce, figlio di Raimondello e della Regina Maria d’Enghien, includendovi la Torre, le cosiddette “Stanze del Palazzo del Principe”, che ne costituivano la ricca dimora residenziale, e tutt’intorno vasti orti e giardini, per un'estensione complessiva di oltre 40 ettari. 
Entrando “dentro al dilettevole Parco” (come ci fa sapere l'Infantino), attraverso l'arcata conle insegne nobiliariche introduceva all’atriod'ingresso, si trovava il cilindrico mastio della torre, più largo che alto, dotato di ponte levatoio e cinto da un fossato dove venivano allevati gli orsi, simbolo araldico della famiglia d’Enghien. Nel circondario, era un vero e proprio paradiso che allietava la vista e rappacificava lo spirito, armonioso e ricco digiardini sempre in fiore, orti dove persino si coltivava la verdura per la pubblica alimentazione, alberi di variofrutto, un bosco profumato di aranci, artificiose fontane con giochi d’acqua e fresche grotte artificiali. 
Fu con la dominazione spagnola che il Parco divenne luogo di pubblico passeggio e meta abituale di piacevoli gite fuori le mura, sia nei tiepidi pomeriggi invernali che nelle afose serate estive, richiamando tutta la nobiltà locale, che vi andava a deliziarsi a piedi, in carrozza, con cavalli e portantine. Rinomato fu qui il festeggiamento di S. Giacomo, di origine medievale, che ricadeva nel periodo estivo, quando s'adunavano la nobiltà e le milizie, scortando il vessillo della città portato da unbarone ed issandolo sulla torre. Attorno al Parco, inoltre, per otto giorni si svolgeva, in occasione dell’evento, un mercato cui partecipavano numerosi produttori e mercanti,convenuti da ogni parte di Puglia e dalle opposte sponde adriatiche. Sempre dall’Infantino sappiamo chefino a Venezia e alle Isole Ioniche. “Tale mercato o fiera, prima che il Turco occupasse la Grecia, era considerato il maggiore d'Italia”. La sgargiante cavalcata della nobiltà e delle milizie, dopo la ricca parata e la sfilata sotto la loggia del Preside, era accolta ingrandi mense all'aperto, dove il fortunato barone vessillifero per tutti quei giorni teneva a sue spese tavola imbandita. In compenso, però, egli aveva dritto di liberare un condannato a morte. 
Nel 1434, un'ala del complesso monumentale divenne sede del Concistorium Principis, tribunale medievale presieduto dallo stesso Giovanni Antonio, poi persino sede della Zecca di Lecce dove venivano coniate monete d'oro e d’argento, i “mali carlini”. Più tardi, negli anni 1458-1461, la Torre divenne carcere per alcuni prigionieri che incisero le loro “lamentazioni”, tuttora visibili negli strombi delle saettiere nel piano inferiore della fortezza. Dopo la morte di Giovanni Antonio il complesso fu dimora dei presidi provinciali e dei vari viceré spagnoli che si alternarono nel dominio di Lecce, da Loffredo a Ferrante Caracciolo. A questi anni dovrebbe risalire la realizzazione dell'ampia ed elegante terrazza soprastante il palazzo e tuttora esistente, nonché una serie d’interventi di ristrutturazione del Parco come la sistemazione del viale stesso che partiva da Porta San Biagio, monumentalizzato nel 1582 con una Porta sulla quale campeggiavano le insegne imperiali di Filippo II, figlio di Carlo V. 
Gli orti del Parco continuarono a lungo ad essere coltivati e verso la metà del ‘700 erano tenuti in fitto da un tal Lorenzo De Paulis che ne ricavava i proventi delle coltivazioni, mentre nel secolo successivo la Torre del Parco fu acquistata dai conti Romano, che apposero il proprio stemma gentilizio affianco a quello degli Asburgo su di un arco del viadotto. Arrivando ai nostri giorni, il complesso monumentale è stato acquisito da una società privata che, dopo un lungo e sostanzioso restauro, lo ha reso ancora un meraviglioso sito in cui si svolgono attualmente cerimonie e ricevimenti. Torre del Parco continua così a vivere in tutto il suo splendore,  rappresentando uno dei monumenti simbolo della città di Lecce del periodo medioevale e rinascimentale.
 
Rosy Paticchio 
 
(fonte: FREE Lecce) 
 
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