Paddle, lo sport del momento: ma l'ortopedico lancia l'allarme infortuni

giovedì 23 gennaio 2020

Il paddle è uno sport simile al tennis in cui le pareti della sala dove si pratica diventano parti integranti del gioco. Questo tipo di attività fisica divertentissima sta spopolando anche in Italia e nel Salento, ma ha una controindicazione: è più facile che si verifichino degli infortuni di carattere ortopedico, soprattutto se si utilizza un attrezzo troppo pesante. Siccome gli “incidenti ortopedici” da paddle aumentano, oggi abbiamo pensato di darvi alcuni consigli con un esperto, che ama giocare a paddle: l’ortopedico Jacopo Conteduca. “Gli infortuni  possono essere attenuati o evitati approcciandosi allo sport dopo un’adeguata preparazione sportiva e un adeguato riscaldamento fisico. Anche lo stretching a fine gioco dovrebbe essere una regola fissa”. 

Il gioco del Paddle (o padel) ha più di un secolo, ma si è affermato in Italia solo negli anni ‘70: secondo alcune fonti, fu lo statunitense Frank Beal a idearlo, nel 1898 (lo chiamò così poiché si pratica con una racchetta a piatto solido che si chiama paddle racquet). In Argentina è uno degli sport più praticati: la palla si tira sul muro e con grande destrezza e velocità si risponde al rimbalzo. In molti alberghi di lusso esiste un campo di paddle. Oggi vi diamo pochi essenziali consigli per evitare guai: infatti, bastano delle accortezze in tutti i campi per dribblare infiammazioni alle articolazioni, distorsioni e guai muscolari. Gli sport come il puddle sollecitano gli arti e i muscoli in maniera improvvisa e violenta: c’è bisogno di una certa preparazione prima di cimentarsi in questa attività. Un’altra controindicazione del paddle è il rischio di epicondilite, soprattutto se si usa l’attrezzatura sbagliata: una racchetta pesante rischia di causare il cosiddetto “gomito del tennista” (infiammazione molto conosciuta anche tra i chitarristi), un problema molto doloroso e, nella fase acuta, anche invalidante. Bisogna evitare che i tendini e le articolazioni si infiammino, con le precauzioni che vi spieghiamo in questo servizio, ma, se succede di incappare nell’epicondilite, esercizi, tutori, onde d’urto, farmaci e nei casi più estremi la chirurgia, possono consentire allo sportivo di  ritornare a muovere il braccio con naturalezza. 

INTERVISTA AL DOTTOR JACOPO CONTEDUCA, DIRIGENTE MEDICO DELL’OSPEDALE “V.FAZZI” E ORTOPEDICO DEL CENTRO “CALABRESE” DI CAVALLINO 

Dottore, si sta affermando la “paddle mania” nel Salento, ma è uno sport adatto a tutti?

“Fare sport fa molto bene ed è soprattutto consigliato: è però necessario avere un minimo di allenamento e preparazione. Il paddle è uno sport sempre più apprezzato, affermatosi negli anni ’70 e riconosciuto in Italia dal Coni nel 2008. Non richiede una grande preparazione fisica, è facile da imparare ed è divertentissimo. Questi tre fattori  sono alla base del grande successo che sta avendo in questi anni anche in Salento. Lo sport è adatto a tutti,  ma non è privo di pericoli  d’infortuni”.

Quali sono i rischi legati a questo sport?

“I rischi legati a questo sport sono sostanzialmente di due tipi. Da una parte abbiamo infortuni di tipo traumatico, legati soprattutto ai cambi di direzione rapidi e frequenti, dall’altro le patologie legate al sovraccarico, dovute alla ripetizione del gesto tecnico, per tempi e intensità eccessivi tali da danneggiare la  struttura anatomica interessata”.

Quali sono gli infortuni più frequenti che costringono il giocatore di paddle a consultare l’ortopedico?

“L’epicondilite o gomito del tennista (in questo caso padelista) e le contratture lombari dovute alle posizioni di gioco e alle torsioni violente sono sicuramente i più frequenti, ma non gli unici. Molto frequenti sono anche le distorsioni di caviglia e fastidiose tendiniti a carico delle ginocchia. Uno dei pochi studi presenti in letteratura, recentissimo, ha mostrato come i maschi siano più soggetti a problemi alla spalla simili a quelli dei nuotatori, mentre le femmine a contratture muscolari al polpaccio”.

Come si possono prevenire questi infortuni?

Gli infortuni  possono essere attenuati o evitati approcciandosi allo sport dopo un’adeguata preparazione sportiva e un adeguato riscaldamento fisico. Anche lo stretching a fine gioco dovrebbe essere una regola fissa. Un altro consiglio da ortopedico, (e  da giocatore) è di fare attenzione all’ attrezzatura. Il manico non deve essere troppo spesso o troppo sottile. La cosa migliore è provare diversi manici  con diversi spessori e vedere quale si adatta meglio alla nostra mano. Le racchette  non devono essere molto pesanti e con gomma morbida che assorbono bene le vibrazioni del colpo in modo che non si trasmettano al gomito”. 

Gaetano Gorgoni  

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