"Quattro anni senza Giulio": presidio in piazza per chiedere verità sul caso Regeni

mercoledì 22 gennaio 2020

Anche a Lecce un presidio il prossimo 25 gennaio in piazza Sant'Oronzo.

Quattro anni senza Giulio Regeni e senza verità: in molte piazze, il prossimo 25 gennaio, saranno organizzati dei presidi per manifestare e tornare a chiedere che si faccia chiarezza su quanto accaduto al giovane dottorando italiano dell’Università di Cambridge, trovato morto, a 28 anni, in un fosso alla periferia del Cairo con evidenti segni di tortura.

Regeni stava svolgendo una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università americana del Cairo. Il 25 gennaio 2016 è uscito di casa e non è mai più tornato. Il 30 aprile 2019, dopo 3 anni dalla scomparsa, in seguito alle pressioni di Amnesty International e delle centinaia di piazze che si sono mobilitate per chiedere chiarezza sul caso, la Camera dei deputati ha approvato l’istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

Ma oggi, a due anni dal ritorno dell’ambasciatore Cantini al Cairo, nessun passo avanti è stato fatto nelle indagini sulla morte di Giulio; tanti, invece, gli accordi economici e commerciali (anche aventi ad oggetto armi e sistemi software che consentono di spiare a distanza dati e informazioni personali) tra il nostro Paese e l’Egitto.

Il 25 gennaio anche Lecce risponde con un presidio con varie organizzazioni che, in collaborazione con Amnesty International, ricordano Giulio Regeni. «A quattro anni dal violento omicidio di Giulio Regeni - dichiara Alice Carlucci, coordinatrice di Link Lecce - Coordinamento Universitario - scendiamo in piazza per pretendere che venga finalmente fatta chiarezza sul caso: rivendichiamo il diritto alla vita, alla libertà, alla Ricerca, alla verità. Appuntamento al 25 gennaio, in Piazza Sant’Oronzo, alle 18»

«Come Arci non possiamo che condividere e sottoscrivere l'appello dei genitori del giovane ricercatore Giulio Regeni - dichiara Anna Caputo, di Arci Lecce - barbaramente ucciso nel 2016 in Egitto, appello nel quale i genitori chiedono ancor verità e giustizia al presidente Al Sisi, e al governo italiano il ritiro dell'ambasciatore sino a quando non faranno chiarezza e smetteranno di depistare»

«Una verità e una giustizia che tardano ad arrivare su una vicenda che ci ha toccato e continua a toccarci da vicino - dichiara Matteo Maglio, di Adi - Associazione Dottorandi Italiani Lecce - Uno di noi, un dottorando, che aveva trovato a Cambridge la sua dimensione per portare avanti le sue ricerche e formarsi al mestiere di ricercatore, è stato torturato e ucciso nel Paese che era oggetto dei suoi studi, delle sue analisi e delle sue interpretazioni. Fin dal primo momento - continua Maglio - l’ADI ha affiancato la famiglia di Giulio e Amnesty nel ribadire che la questione riguarda tutti noi, e che soprattutto tutti noi dottorandi e dottori di ricerca in Italia e nel mondo siamo chiamati a denunciare i ritardi del sistema giudiziario egiziano e della diplomazia italiana nel raggiungere la verità. Non è accettabile che cali il silenzio su quanto accaduto a un nostro collega, così come non è accettabile ignorare il valore e l’importanza della ricerca e la necessità di difenderla a ogni costo».

«Sono trascorsi quattro anni da quel 25 gennaio e ancora le autorità egiziane si ostinano a non rendere noti i nomi di chi ha ordinato, di chi ha eseguito, di chi ha coperto e ancora copre il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio. Da subito chi, in Egitto e in Italia, conosce bene il sistema delle violazioni dei diritti umani nel paese nordafricano ha parlato di “delitto di stato”, dell’ennesima tragica sequenza sparizionetortura-uccisione che aveva riguardato stavolta non una delle centinaia di cittadini egiziani bensì un cittadino italiano - dichiara Amnesty International Lecce - In questi quattro anni su centinaia di edifici pubblici, scuole, università, balconi di abitazioni private è stato affisso lo striscione "Verità per Giulio Regeni". Quello striscione sarà presente in decine di città italiane il 25 gennaio 2020, per dire che nessuno si tirerà indietro, nessuno si fermerà fino a quando non avremo la verità».

 

 

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