Mafia e politica, si allarga la zona "grigia": la mappa della Dia sulla Scu salentina

sabato 18 gennaio 2020
Ieri la presentazione in Parlamento della relazione della Dia sul primo semestre del 2019.  

E' l'allargamento a macchia d'olio dell' “area grigia” - punto di incontro tra mafiosi, imprenditori, liberi professionisti e rappresentanti infedeli della pubblica amministrazione – il fenomeno più preoccupante che emerge dall'ultimo rapporto della Dia sulla Mafia pugliese presentato in parlamento ieri dal ministro Luciana Lamorgese e relativo al primo semestre del 2019.
“Il livello d’infiltrazione della criminalità nella Pubblica Amministrazione è alto e l’analisi delle dinamiche evolutive dei fenomeni criminali sembrerebbe confermare che nella Regione si sta assistendo ad una crescita criminale ed al consolidamento di un’area grigia- si legge - la forza intimidatrice delle organizzazioni criminali e la corruzione favoriscono contesti ambientali inquinati e costituiscono i canali di collegamento tra la criminalità, specie di tipo mafioso, e la Pubblica Amministrazione. Un dato confermato nella stessa giornata dallo scioglimento del Comune di Scorrano, il secondo in due mesi nel Salento dopo quello di Carmiano.

“Diverse inchieste avrebbero infatti dimostrato, a livello locale, l’esistenza di relazioni più o meno dirette tra esponenti della criminalità, imprenditori e amministratori locali o dipendenti di enti pubblici, finalizzate a favorire gli interessi delle cosche nell’aggiudicazione di appalti e commesse pubbliche o semplicemente nella gestione di esercizi commerciali spesso utilizzati quali strumenti per il riciclaggio – si legge nella relazione - del resto, al pari delle altre mafie, la criminalità organizzata pugliese, per accrescere il proprio potere sul territorio presta particolare attenzione ai rapporti con il tessuto politico, utilizzando le tornate elettorali politiche ed amministrative nonché il voto di scambio come strumenti di infiltrazione e condizionamento delle amministrazioni territoriali”.


Per quanto riguarda la Sacra Corona Unita la Dia rileva che, sotto i colpi delle forze di polizia e della magistratura e anche grazie alla collaborazione di alcuni boss, l'assetto organizzativo della Scu appare molto più “fluido” che in passato. “La mancanza di figure apicali, capaci di associare sotto un’unica regia le attività illecite, ha determinato la formazione di una galassia criminale in cui criminalità organizzata e comune si fondono, dando luogo ad una sorta di network delinquenziale”

Non sembra ancora vacillare l’intesa criminale siglata tra la consorteria Briganti appoggiata dai Tornese di Monteroni di Lecce, e Pepe, entrambe attive nel traffico di stupefacenti e nelle estorsioni (Operazione “Le Vele” - 7 gennaio 2019): “L’attività criminale riconducibile ai boss dei clan Pepe e Briganti è risultata dedita al traffico di stupefacenti, all’usura e alle estorsioni - anche con l’imposizione di servizi di guardiania e di vigilanza a cantieri, esercizi commerciali, locali pubblici e privati ed in occasione di pubblici spettacoli - al recupero crediti, all’esercizio abusivo del gioco d’azzardo ed al controllo di attività economiche. Tra gli indagati figura un elemento di rilievo del clan Tornese di Monteroni di Lecce. Quest’ultimo clan, per quanto ridimensionato dagli esiti dell’operazione “Labirinto” (luglio 2018), attualmente risulta il sodalizio tra i più strutturati e ramificati nella provincia salentina. Nel medesimo contesto territoriale in antitesi al clan Tornese e nonostante i vincoli familiari opera il gruppo Caracciolo-Montenegro dedito al traffico di sostanze stupefacenti e al racket estorsivo. L’operazione “Battleship” (27 marzo 2019) ne ha ricostruito l’operatività, evidenziando il profilo criminale di due coniugi, inizialmente affiliati al clan Tornese, entrambi con ruolo apicale all’interno dell’organizzazione mafiosa e in grado di assumere il controllo delle attività delinquenziali [...]. Dall’attività investigativa emerge, in particolare, il ruolo delle donne del clan che, nella gestione del malaffare, avevano compiti di primo piano, sovrintendendo allo svolgimento di tutte le attività delittuose. In provincia si rileva la presenza anche di altri sodalizi, alcuni dei quali notevolmente ridimensionati rispetto al passato. Particolarmente radicate e strutturate nei territori di rispettiva competenza sono le consorterie Coluccia, De Tommasi e Pellegrino la cui capacità criminale si è manifestata nel dal traffico delle sostanze stupefacenti, nelle estorsioni e nelle frodi sportive.
Il core business delle mafie pugliesi e salentine rimane sempre la droga: 
"Anche nel semestre in esame, il mercato delle sostanze stupefacenti continua ed essere il core business delle predette organizzazioni criminali salentine, in stretto contatto con i gruppi criminali albanesi. La costa leccese, quindi, continua a rappresentare, per la vicina Albania, il primo attracco fondamentale per rifornire di marijuana, e non solo, i mercati italiani ed europei. [...]Il controllo del mercato della droga e delle relative piazze di spaccio è spesso causa di attriti e scontri sanguinosi fra compagini criminali che insistono sul medesimo territorio. In tal senso appaiono emblematiche le risultanze investigative connesse all’operazione “Tornado” (24 giugno 2019) dai Carabinieri, che ha ricostruito le motivazioni di un omicidio avvenuto a Maglie, e di far luce su una serie di atti intimidatori che, dal 2017, avevano interessato i territori dei Comuni salentini di Maglie, Scorrano e zone limitrofe. Gli stabili collegamenti tra sodalizi pugliesi e gruppi criminali dei Paesi dell’area balcanica, in particolare albanesi, sono risultati strumentali non solo al traffico di stupefacenti e al contrabbando di tabacchi ma anche a quello dell’immigrazione clandestina in ciò avvalendosi di motovelieri con al comando scafisti originari dell’Est, ucraini, russi e georgiani. Un’ulteriore fenomenologia criminale che sembra ugualmente interessare le coste salentine è il traffico di armi dall’Albania e dal Montenegro. [...] Oltre agli stupefacenti e alle armi, le estorsioni continuano a costituire un’importante fonte di guadagno. Non sono, infatti, mancati nel semestre in esame i tipici segnali intimidatori e violenti in danno di beni mobili ed immobili di proprietà di artigiani, commercianti e titolari di imprese turistiche stagionali. A ciò si aggiunge i reinvestimenti dei capitali cosi acquisiti in attività commerciali (pizzerie, ristoranti e bar) e strutture ricettive turistico-alberghiere, nonché i tentativi d’infiltrarsi nel settore agroalimentare.Nella tendenziale disomogeneità che contraddistingue il panorama criminale del circondario salentino, si ravvisa comunque la comune capacità dei sodalizi di estendere i propri affari nel settore dei giochi e scommesse, anche on line, nonché nel condizionamento della pubblica amministrazione”.

Corposo il rilievo dato alla Dia a quest'ultimo aspetto: “Nel semestre in argomento, sintomatici sono gli esiti della già citata indagine “Tornado” che, oltre ad aver consentito la disarticolazione di una associazione di tipo mafioso riconducibile al clan Tornese di Monteroni di Lecce, ha messo in luce cointeressenze fra criminalità organizzata e amministratori pubblici. Nello specifico, emerge “come l’organizzazione mafiosa abbia avuto tra i suoi obiettivi quelli di condizionare la vita politica del Comune di Scorrano, per riceverne in cambio favori illeciti”. Si fa riferimento, precisamente, al sostegno che il clan avrebbe apportato ad un amministratore locale in occasione di varie tornate elettorali, in cambio dell’aggiudicazione di appalti e servizi pubblici, nonché della gestione dei parcheggi comunali e di un parco con annesso chiosco bar. Il trait d’union tra l’amministratore e il gruppo criminale era rappresentato da un soggetto, tra l’altro dipendente di una cooperativa amministrata dall’amministratore pubblico, portavoce delle istanze del clan mafioso. Il quadro investigativo ha evidenziato la presenza tra i dipendenti comunali di un elemento vicino al clan Coluccia. L’ Amministrazione pubblica aveva espresso il preciso intento di risolvere “il problema attraverso il canale della criminalità organizzata e non, come tra l’altro sarebbe auspicabile da parte di un esponente delle istituzioni pubbliche, attraverso quello della giustizia”. Preso atto delle risultanze dell’operazione “Tornado”, il 30 luglio 2019 si è insediata la Commissione prefettizia di accesso, per verificare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata nel comune di Scorrano. Non meno rilevante il panorama criminale attinente alle infiltrazioni mafiose nel comune di Carmiano dove, nel mese di marzo, si è insediata la Commissione di indagine allo scopo di individuare eventuali condizionamenti della criminalità organizzata nell’ambito della suddetta amministrazione comunale. Il provvedimento trae origine dal rinvio a giudizio di un amministratore locale ritenuto responsabile, in concorso con elementi di spicco del clan Tornese, di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Sempre nel mese di marzo, conferme del radicamento di un’area grigia nel territorio salentino provengono dall’emissione di diverse interdittive antimafia, di cui una nei confronti di un’azienda attiva nel settore dei rifiuti. L’altra interdittiva, invece, ha riguardato una società di gestione dei servizi pubblici”.

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