Tap, interrogazione di Giannone e Cunial: "Chiediamo sequestro cantiere e stop lavori"

giovedì 9 gennaio 2020

I due ex grillini, oggi nel gruppo Misto, presentano un’interrogazione al presidente del consiglio Conte e al ministro Costa.

“Sono passati pochi mesi da quando, insieme a diversi colleghi di Camera e Senato, abbiamo presentato un esposto alla Procura di Lecce per denunciare le ripetute e gravissime violazioni perpetuate da Tap nei confronti della popolazione pugliese e della terra salentina. Oggi il rinvio a giudizio dei 19 indagati nell’ambito di una delle inchieste sul gasdotto, apre finalmente un spiraglio di giustizia e di speranza. Quello che sta succedendo è un atto criminale ai danni della collettività, dell’ambiente, del paesaggio e del futuro di quella Regione”. Ad affermarlo è Veronica Giannone, tra i firmatari dell’esposto e prima firmataria di un’interrogazione parlamentare presentata insieme ai deputati Cunial, Benedetti, Vizzini, Muroni, Fratoianni e Fassina.

“Viste le gravissime violazioni penali e i rischi sempre più evidenti per la popolazione riscontrati dalla magistratura – dichiarano Cunial e Giannone – abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio Conte e al Ministro dell’Ambiente Costa di deliberare circa lo stop dei lavori di Tap, provvedendo al sequestro immediato del cantiere, in attesa della conclusione del procedimento penale in corso, così da evitare reiterazione di eventuali reati e la commissione di nuovi e più gravi. Come è già successo”.

“Ulivi espiantati senza permesso – proseguono -, inquinamento delle falde acquifere, violazione dei vincoli paesaggistici, abusi edilizi, ripetute e, secondo la giurisprudenza della corte UE, irrimediabili violazioni alla direttiva Via (Valutazione di impatto ambientale)  – continuano le deputate – Infrazioni non di poco conto a cui si aggiungono una serie di comportamenti altamente lesivi di interessi e diritti non monetizzabili, come la salubrità dell’ambiente, i diritti fondamentali dell’uomo, l’essenza della democrazia, della sovranità nazionale e dell’autodeterminazione dei popoli. Ironia della sorte, proprio oggi 25 attivisti NO TAP vengono giudicati perché nella notte tra il 12 e 13 novembre 2017 hanno manifestato contro la realizzazione della recinzione della zona rossa eretta per consentire l’espianto di ulivi e il procedere dei lavori, ora rivelatosi illeciti”.

“È il momento di scegliere da che parte stare – concludono le parlamentari – dalla parte di chi difende la terra e il proprio futuro o di chi, da anni, agisce per distruggerlo? Nel decreto della Procura oltre al comitato No Tap e ai sindaci della zona, risultano parte offesa il presidente della Regione Emiliano e lo stesso Ministero dell'ambiente. A loro il potere e il dovere di agire”.

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