Le spoglie dell’arcivescovo Ruppi tornano a Lecce. Ieri la solenne concelebrazione

martedì 31 dicembre 2019

L’arcivescovo di Lecce, monsignor Seccia: “So che ogni tanto Ruppi è stato nell’occhio del ciclone di certa opinione pubblica, ma a quale vescovo non è capitato? Soltanto Dio scruta e sa”.

Con la concelebrazione eucaristica di ieri sera si è conclusa la giornata che ha visto il ritorno in cattedrale, a Lecce, a più di otto anni dalla morte, della salma dell’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi, che ha guidato l’arcidiocesi dal gennaio 1989 fino al mese di giugno 2009. Prima di morire il 29 maggio 2011 aveva lasciato nel suo testamento spirituale la volontà di essere seppellito nella cattedrale di Lecce.

In mattinata, accompagnato dal fratello Gino e dai sui familiari più stretti, l’arrivo del feretro dal cimitero con l’accoglienza in Piazza Duomo da parte dell’arcivescovo Michele Seccia insieme con il clero diocesano e una rappresentanza di religiosi, religiose e laici. Poi in forma privata la sepoltura in un sepolcro in marmo collocato nell’altare di San Filippo Neri. Una sola frase sul sarcofago: “Pregate per me”.

In serata la commemorazione della figura e del suo ministero leccese affidata al vescovo di Albano, il leccese monsignor Marcello Semeraro che è stato consacrato vescovo proprio da Ruppi. E, a seguire, la concelebrazione eucaristica presieduta da monsignor Seccia con la partecipazione del vescovo di Conversano-Monopoli, diocesi di cui fa parte Alberobello, la città natale di monsignor Ruppi e di alcuni altri vescovi pugliesi.

“Vogliamo ricordare insieme l’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi e pregare per lui che finalmente è ‘tornato a casa’ - ha detto monsignor Seccia nell’omelia. Nella stessa cattedrale nella quale per oltre vent’anni ha esercitato e realizzato il suo ministero episcopale di pastore e di maestro nella fede”.

“Ecco la vera ricchezza di un pastore - ha commentato nell’omelia monsignor Seccia -: il suo gregge, il suo popolo, la sua Chiesa. Instancabile, mai domo, sempre inquieto per il Regno di Dio. Questo insegna a noi preti il ricordo dell’arcivescovo Ruppi”.

“So bene - ha aggiunto Seccia - che ogni tanto è stato nell’occhio del ciclone di certa opinione pubblica, ma a quale vescovo non è mai capitato? A quale parroco? A nessuno. Soltanto Dio scruta e sa”.

“Accogliamo con gioia e con un pizzico di orgoglio - ha concluso Seccia - questo anelato ‘rimpatrio’. D’altronde, non avrebbe mai desiderato tornare in questa terra baciata dalla Provvidenza se veramente non l’avesse amata con tutto se stesso e se qui per più di vent’anni non avesse versato ogni goccia del suo lavoro, delle sue preghiere, delle sue sofferenze, della sua vita di uomo e di prete. Un dono per tutti non si potrà mai cancellare dal vostro cuore di leccesi: l’arrivo in città di un Papa santo… Un regalo che nessuno forse più sarà capace di concedere alla nostra gente. La presenza delle sue spoglie in mezzo a noi sia un rinnovato segno di protezione nel nostro cammino di Chiesa. Una nuova benedizione del Signore. ‘Pregate per me’ è la richiesta che ha voluto far incidere sul suo sepolcro: continueremo a farlo don Cosmo, continueremo a farlo”.

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