Scorrano, ecco il Presepe di Sabbia: le foto in anteprima

domenica 24 novembre 2019

L'inaugurazione domenica 1 dicembre.

Tutto pronto per  “Scorrano Sand Nativity”: la seconda edizione del presepe di sabbia sarà infatti inaugurata domenica 1 dicembre. 

Quest’anno il tema principale del presepe è una frase tratta dal Vangelo secondo Luca: “Pace in Terra agli uomini di buona volontà”. In gallery le splendide foto in anteprima realizzate da Salvatore Marcucci.

Ecco la spiegazione della natività rappresentata dagli artisti:

Quando si realizza un’opera del genere ci piace sempre trarre spunto dalla realtà. Viviamo in un periodo di forti divisioni e di egoismi, in cui realtà che davamo per scontato sembrano essere messe nuovamente in discussione.

Sembra quasi che tutto stia per crollare attorno a noi.

Vedendo tutto ciò ci è venuta forte in mente la frase del Vangelo di Luca: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà". Servono esempi forti di persone che con il loro agire hanno aiutato l’umanità ad attraversare momenti difficili. Persone di culture, etnie e religioni diverse ma tutti accomunati dalla volontà di fare del bene per il prossimo.

Quest’anno è il 150esimo anniversario della nascita di Gandhi. Un esempio cristallino nel portare avanti una difficile lotta nel segno della non violenza. San Francesco patrono d’Italia e capace di rinvigorire la Chiesa con il suo esempio.

Accanto a questi due giganti abbiamo pensato di inserire una figura più legata al Salento. Una sorta di chiusura del cerchio. Cosi sarà presente la figura di Don Tonino Bello.

Si è cercato di trasfigurare la frase universale del Vangelo di Luca nel presepe. Gli uomini di buona volontà di cultura, fede ed epoche diverse.Perché tutti gli uomini sono amati dal Signore.

Quest’anno il presepe avrà un impatto maggiore sul visitatore, è più monumentale, le sculture sono più grandi e la disposizione delle opere crea una sorta di abbraccio (il visitatore si troverà al centro).

La copertura più grande e più alta mette in risalto anche il magnifico chiostro che avvolge le sculture. C’è una maggiore simbiosi con il luogo che ospita il presepe. Ci sono alcuni “giochi” prospettici: l’arco con lo stemma di Scorrano si accosta bene ad una campata del chiostro che si vede sullo sfondo. Anche l’arco dietro a San Francesco crea un gioco simile. 

Cureremo molto l’illuminazione e la musica proprio per creare un ambiente unico.

Il risultato che vogliamo ottenere è una totale simbiosi tra il magnifico chiostro degli Agostiniani ed il presepe di sabbia per trasportare i visitatori in un suggestivo Natale. 

Statua grande (11.5x4x4) m

Leonardo Ugolini (Italia), Mac David (Belgio) e Sue McGrew (USA)

Questa è la più grande delle statue, dove sono rappresentati più elementi architettonici che si intrecciano tra loro portando alla luce diverse scene tipiche del presepe. A questa scultura hanno lavorato tre artisti, che hanno fuso i loro stili con armonia in modo da ottenere un unico grande blocco con un unico filo conduttore: il Barocco.

Nella grande scenografia ci sono due storie principali: una è tratta dalla citazione “pace in terra agli uomini di buona volontà” dal vangelo secondo Luca in cui si fa menzione ad una moltitudine di angeli che fa riferimento alla nascita di Gesù. L’altra riguarda il sogno che fanno i Re Magi, dove appare l’angelo che li avvisa di non tornare più da Erode. Quindi si ha il palazzo del re che è in stile Barocco per legarsi al territorio e all’architettura locale e i Re Magi che scappano con un mezzo un po’ surreale, l’apecar, mezzo diffuso sia in Italia che in India, dove prende il nome di Tuc Tuc. Per quanto riguarda la parte tecnica si ha una similitudine con un tipo di dipinto barocco che si realizzava sulle volte delle chiese. Questa similitudine è visibile nella rappresentazione dell’angelo con sfondo un cielo irradiato di luce dalla Stella Cometa.

Statua Natività (4.5x4.5x3) m

Marielle Heessels (Paesi Bassi)

Questa scultura rappresenta la scena principale del presepe del presepe: la natività. 

Marielle per realizzarla si è ispirata ai dipinti e alle sculture classiche del presepe, portandolo in una composizione geometrica e posizionando Maria e Gesù supportati da Giuseppe sullo sfondo, a destra e i pastori a sinistra, lasciando lo spazio nel mezzo in modo che lo spettatore possa sentirsi parte della scena e condivida l'intimità di questo momento.

Inoltre l’artista ha cercato di catturare l'emozione dell'adorazione per il neonato Gesù che porta un nuovo inizio e speranza sulla Terra.

Si sono utilizzate diverse tecniche per rendere la scena più vivida, usando il materiale ruvido in alcuni punti e lucidandolo in altri, si è anche dipinto con acqua per dare degli accenti, la sabbia perde un po' di colore quando è dipinta con acqua.

Statua San Francesco (5x4x3.5) m

David Ducharme (Canada)

Protagonista di questa rappresentazione è San Francesco, uomo che ha dimostrato di saper vivere secondo gli insegnamenti del Vangelo e che per rpimo ha introdotto la tradizione del presepe.

“Vivere secondo la forma del Vangelo” è la grande svolta che trasforma definitivamente la vita del giovane Francesco, un ragazzo che viveva nella ricchezza e sceglie la povertà, che sognava la gloria delle armi e si fa ambasciatore di pace e amore. La sfida di Francesco è quella di mostrare agli uomini del suo tempo come l’insegnamento del Vangelo possa essere vissuto da tutti, sempre, senza mezze misure, come ha detto Gesù: Vi “ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv, 13,15). “Io ho fatto la mia parte; quanto spetta a voi, ve lo insegni Cristo”, diceva Francesco.

Al centro del suo messaggio sta il mistero di Dio e l’amore con cui Francesco lo vive: è proprio Dio, Padre amorevole, sommo bene dal quale proviene ogni altro bene che egli intravede in tutte le cose, in tutte le creature: “Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le tue creature” (Cantico di Frate Sole). L’amore e la gratitudine di Francesco aumentano di fronte a Gesù, figlio di Dio, nato e morto per noi. L’umiltà dell’incarnazione e la carità della passione di Gesù non soltanto testimoniano il suo amore per noi, ma sollecitano una risposta: seguire le orme di Gesù è rispondere a quest’amore. “Dobbiamo amare molto l’amore di colui che ci ha molto amati”.

Il pensiero e il messaggio di Francesco ebbero rapidissima diffusione e notevole influenza sulla cultura europea.

Statua Mahatma Gandhi (4.5x3.5x3) m

Pavel Mylnikow (Russia) 

Facendo riferimento agli uomini di buona volontà e in occasione del 150esimo anniversario della sua nascita, l’artista russo raffigura Mahatma Gandhi, un uomo che si è distinto nella lotta contro la violenza e l’oppressione del proprio popolo. 

Gandhi si batté per il riconoscimento dei diritti e delle libertà civili dei suoi connazionali da parte delle autorità sudafricane e per la sua attività politica in numerose occasioni fu carcerato; fautore della non violenza, concepì un nuovo metodo di lotta basato sulla resistenza passiva, o satyagraha (in sanscrito "forza della verità"), e sulla non cooperazione con le autorità. Permeato di cultura induista ma accogliendo anche l'apporto della cultura occidentale e di altre religioni, egli seppe prendere il meglio dell'una e dell'altra, subendo fortemente l'influenza del pacifismo di Lev Tolstoj e delle teorie sulla disobbedienza civile sostenute da Henry David Thoreau. Durante la guerra anglo-boera Gandhi organizzò un servizio di autoambulanze per l'esercito britannico e diresse un'unità della Croce rossa.

Egli diede all'induismo una valenza politica e sociale totalmente nuova, ispirata da altre culture, prendendo spunto dalle tradizioni religiose di altre fedi; perfezionò il metodo della satyagraha e sviluppò la "nuova scienza della non violenza", che tendeva alla conversione morale dell'avversario attraverso una delicata "operazione chirurgica sulla sua anima". Le sue azioni furono fonte d'ispirazione per il poeta Rabindranath Tagore, che lo soprannominò Mahatma (in sanscrito "grande anima"), titolo riservato ai grandi saggi.

Nel 1930 Gandhi indisse una nuova campagna di disobbedienza civile, invitando la popolazione a non pagare le imposte, in particolare quella che gravava sul sale, prodotto sul quale il governo britannico esercitava un monopolio assoluto; migliaia di indiani seguirono Gandhi nella "marcia del sale" da Ahmadabad fino al mare di Oman: il Mahatma fu nuovamente arrestato e rilasciato dopo qualche mese. Nel 1932 iniziò una nuova campagna di disobbedienza civile contro il dominio britannico: ripetutamente arrestato e quindi rilasciato, durante un periodo in prigione iniziò uno sciopero della fame per migliorare la condizione degli intoccabili, oggetto di discriminazioni politiche.

Statua Don Tonino Bello (3.5x2.5x2) m

Sudarsan Pattnaik (India)

Facendo riferimento alla storia locale, si distingue un uomo che ha fatto del suo credo l’impegno di una vita intera. Lui è Don Antonio Bello.

Un prete, un parroco, un pastore scomodo. Monsignor Antonio Bello, per tutti “don Tonino” è stato un vescovo dalle scelte forti ecoraggiose, ma profondamente innamorato di Gesù e della Chiesa. Sua l’espressione Chiesa del grembiule, a testimoniare il dovere, la bellezza, di stare sempre dalla parte degli ultimi. Sempre sua la plastica immagine di convivialità delle differenze, definire lo stile del dialogo, fatto di ascolto e condivisione. Teologo e scrittore sensibilissimo, lo si ricorda anche per le bellissime pagine dedicate a Maria e per la forza con cui ha ribadito più volte il proprio no alla guerra e alla corsa agli armamenti.

Sin dall’inizio il suo ministero episcopale fu caratterizzato dalla rinuncia ai segni esteriori del potere. Comunione, evangelizzazione e scelta degli ultimi sono i perni su cui svilupperà la sua idea testimonianza di fede al servizio di una Chiesa davvero in uscita, per utilizzare un’immagine cara a papa Francesco. Non a caso promosse la costituzione di gruppi Caritas in tutte le parrocchie della diocesi, fondò una comunità per la cura delle tossicodipendenze, lasciò sempre aperti gli uffici dell’episcopio. 

Ma fecero scalpore anche sue prese di posizioni pubbliche come la vicinanza agli operai delle acciaierie di Giovinazzo in lotta per il lavoro, la partecipazione alla marcia di Comiso per dire no ai missili, l’opposizione all’installazione degli F16 a Crotone e degli Jupiter a Gioia del Colle. E poi le campagne per il disarmo, per l’obiezione fiscale alle spese militari, soprattutto la marcia pacifica a Sarajevo, di cui fu ispiratore e guida malgrado la malattia che lo consumava. Partito da Ancona insieme a 500 volontari il 7 dicembre 1992 si fece promotore di quella che definiva un’altra Onu, fatta dai popoli, dalla base. Celebre il discorso tenuto a Sarajevo, città sotto assedio: ”Noi siamo qui - disse - allineati su questa grande idea, quella della non violenza attiva. Noi qui siamo venuti a portare un germe: un giorno fiorirà.  Gli eserciti di domani saranno questi: uomini disarmati”. Pochi mesi dopo, il 20 aprile 1993 morì ucciso dal cancro.

Scrittore e poeta molto amato, Bello è stato anche fondatore della rivista "Mosaico di pace". Dopo il via libera della Congregazione delle cause dei santi, il 30 aprile 2010 nella Cattedrale di Molfetta si è aperta la fase diocesana della sua causa di beatificazione.

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