Il 7% di prematuri anche nel Salento: necessaria continuità assistenziale

martedì 19 novembre 2019

La prematurità non è rara nemmeno nel Salento: le cause che determinano una nascita anticipata sono diverse, spesso è per colpa della gestosi. Nascere prima delle 37 settimane può diventare una malattia spesso grave: questi bambini devono essere monitorati nel tempo. I neonatologi spiegano che molti piccoli recuperano velocemente, ma che ci sono alcuni casi gravi in cui vista e attività cerebrale sono a rischio. Il Ministero della Salute in questi anni si sta ponendo il problema della continuità assistenziale. Il 17 novembre si è tenuta la Giornata Mondiale della prematurità per non dimenticare i tanti “piccoli guerrieri” che affrontano la battaglia della sopravvivenza.

Ogni anno nascono 32 mila bambini prima della 37ª settimana di età gestazionale, secondo i dati Cedap 2016. In tantissimi sopravvivono, ma questo successo non deve essere dato per scontato: spesso si ottiene grazie alla preparazione di medici e “addetti ai lavori” e all’avanzamento della tecnologia. Gli esperti del Ministero della Salute definiscono i bambini prematuri dei “piccoli guerrieri”, fragili ma tenaci. C’è chi ce l’ha fatta a diventare un adulto sano e sportivo pur essendo nato di sole 24 settimane, pur essendo stato classificato come “aborto” e avendo avuto un’emorragia cerebrale. C’è chi addirittura nasce di 820 grammi e poi c’è la fa. Non c’è nulla di scontato nel campo della neonatologia. Eppure la prematurità è una malattia: i bambini nati prima rappresentano il 50% delle morti in età neonatale e il 40% di quelle infantili. La mortalità in Italia è più bassa rispetto al resto d’Europa. La Giornata mondiale della prematurità nasce anche per mettere in atto una moral suasion nei confronti delle istituzioni perché possano garantire un’assistenza adeguata e il potenziamento dei servizi di follow-up. In questo discorso si inserisce anche la necessità di un Polo Pediatrico per il Salento (perché, come ha ricordato il chirurgo Rossi, “Bari è lontana”). La buona notizia è che i reparti di neonatologia, nella maggior parte delle province italiane, funzionano bene: si riescono a seguire più di 50 bambini ad alto grado di complessità l’anno e il follow-up risulta essere garantito nella maggior parte dei centri italiani fino ai 2-3 anni di vita. 

Bisogna tenere presente che i neonati prematuri sono ad elevato rischio di esiti a distanza (problemi neurosensoriali, cognitivi, respiratori e altro): ecco perché fino a una certa età non bisogna abbassare la guardia. La principale battaglia consiste nel garantire a tutte le famiglie dei prematuri una continuità assistenziale, “un’azione supplementare di controllo” che non dev’essere sottovalutata.  Alcune terapie intensive neonatali hanno la grave pecca, soprattutto al sud, di non essere accessibili ai genitori 24 ore su 24: eppure i piccoli potrebbero giovarsi di quella presenza e di quell’amore. Gli accertamenti ripetuti sui bambini nati prima del termine previsto devono protrarsi fino all’età scolare. Gli esperti del Ministero della Salute spiegano che un’altra area di criticità consiste “nella strutturazione di un network stabile fra servizi di follow-up con altri servizi e professionisti che entrano nel percorso di presa in carico dei bambini che manifestano conseguenze dalla nascita prematura”. Oltre 70 Comuni hanno aderito alle iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema delle nascite premature: 80 location, monumenti e ospedali, sono stati illuminati di viola. 

LA BATTAGLIA DELLE NEONATOLOGIE SALENTINE 

Un bambino è sempre prematuro al di sotto delle 37 settimane: ne nascono tanti e finiscono nell’incubatrice. A Brindisi e Lecce ci sono dei reparti efficienti e tecnologicamente aggiornati, ma il Polo Pediatrico potrebbe far crescere questo settore. 

Più sono prematuri i neonati e più possono presentare problemi. “I gravissimi prematuri possono avere problemi di vista, cerebrali, polmonari e altre complicanze - spiegano gli esperti- 

Le cause sono da ricercare in ambito ginecologico. La gestosi è molto ricorrente, come le infezioni localizzate e altre malattie materne”. Comunque, un bambino nato prematuro può raggiungere gli standard degli altri bambini nati regolarmente in un breve periodo.

Ma dipende sempre dal bambino: c’è sempre un periodo di ‘correzione’. È un discorso molto ampio: i prematuri vengono seguiti passo dopo passo nel recupero, fino alla fase di normalità, quando non vengono intaccati organi importanti. I bambini prematuri, molto spesso recuperano in fretta e rientrano nei parametri standard. Tantissimi riescono a farcela, dopo un periodo nell’incubatrice che angoscia i genitori, poi crescono sani e senza alcun problema”. 

Il reparto di Neonatologia leccese, come quello brindisino, gode di ottima fama, ma ci sono tutti gli strumenti, il personale e le tecnologie per funzionare al massimo livello? 

“Siamo in grado di funzionare rispettando le linee guida nazionali: non ci sono grosse differenze rispetto ai più importanti centri nascita” - ci spiegano gli addetti ai lavori. 

Il problema è che ancora mancano dei reparti che un Polo oncologico dovrebbe avere e qualche volta è necessario inviare i piccoli pazienti a Bari. Questo accade anche a Brindisi e a Taranto.

“La Cardiologia pediatrica, Cardiochirurgia pediatrica ancora non ci sono. Poi, quando si tratta di patologie rare, in alcuni casi, siamo costretti a inviare i piccoli pazienti a Bari - ci confida un medico - Il Polo Pediatrico sarebbe un notevole passo avanti. Attrezzandoci localmente eviteremmo stressanti trasferimenti anche alle famiglie”. 

Gaetano Gorgoni

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