La Mantia: "Gol in A e all'Olimpico, un sogno che si realizza"

venerdì 15 novembre 2019

Il centravanti: "Voglio giocarmi qui le mie carte. La situazione non mi fa paura. Poi se la società mi dice che la situazione sarà sempre questa, valuteremo il da farsi". L'allenatore: "Io do le regole e le faccio rispettare, ma ho capito che devo fare ancora di più".

“Uno sogno che si realizza”. Il gol segnato all’Olimpico domenica scorsa, contro la Lazio, ha rappresentato per Andrea La Mantia il raggiungimento di un obiettivo che ogni calciatore si prefigura sin da bambino. Segnare un gol in Serie A, poi, nella propria città e contro la Lazio, per lui che, da piccolino, tifava Roma e che nel settore giovanile della Roma ha militato per quattro anni, beh… deve essere stato qualcosa di veramente importante. Un’emozione da portare con sé per sempre. “Ma anche segnare alla Roma mi avrebbe dato la stessa emozione – ha detto in conferenza stampa l’attaccante giallorosso – anche se è stata un’emozione un po’ contrastante perché non c’era tempo di esultare, sono andato a prendere subito la palla per accorciare i tempi e poi eravamo sotto nel punteggio. Il saluto militare? L’ho dedicato a mio padre, che è un militare, ma anche alla mia famiglia, alla mia ragazza, che mi sono stati vicini in questo periodo non semplice”.

In questo primo scorcio di campionato, il centravanti di Marino non ha avuto molto spazio per mettersi in evidenza: “Mi aspettavo tutt’altro all’inizio, non è stata una fase semplice da metabolizzare, ma penso di essere un giocatore abbastanza umile che sa aspettare il suo turno. Quello che posso fare io è cercare di farmi trovare sempre pronto e di allenarmi sempre meglio per provare a conquistarmi più spazio possibile e dimostrare di poter dare una mano. Sul mio futuro? Vorrei provare a giocarmi le mie carte qui, questa situazione non mi spaventa. Poi se dalla società mi diranno che la situazione è questa e che anche in futuro sarà difficile trovare spazio, vedremo il da farsi. Non penso sarà questo il caso. Io voglio giocarmela qui sino alla fine, qui ho dato tanto, il pubblico mi vuole bene e mi aiuta sempre. Segnare al ‘Via del Mare è stupendo, uno stadio che sento mio. Segnare davanti a 30mila persone, come successe nell’ultima giornata dello scorso campionato, è una cosa che non si può cancellare”. Sul cammino del Lecce: “Vedo una salvezza raggiungibile – ha chiosato La Mantia – ma alle prestazioni dobbiamo far seguire i risultati”.

Nella conferenza stampa di ieri, mister Fabio Liverani ha anche parlato di mercato e del rigore dell’Olimpico tirato (e sbagliato) da Babacar con Mancosu rigorista designato: “La Mantia? Ho aspettato lui, ho aspettato Lapadula che si è sbloccato, i giocatori sanno quello che voglio da loro. La Mantia ha risposto alla grandissima, è entrato e ha fatto gol e ne poteva fare un altro, a lui non posso rimproverare nulla. Sul mercato? Io parlo quotidianamente con ds e proprietà, non credo che faremo stravolgimenti a gennaio ma cercheremo qualche accorgimento in qualche settore dove siamo in difficoltà. Se ci dovessero essere richieste di giocatori che vogliono più spazio altrove, questi discorsi sono di competenza del ds e della società, io esprimo solo giudizi tecnici. Benzar e Imbula? Sì, da loro mi aspettavo di più, il calcio italiano ha creato qualche difficoltà, loro hanno avuto qualche problema fisico, specie Imbula che veniva da 4-5 mesi di stop. Anche io ho delle responsabilità, erano due giocatori dai quali, per vari motivi, pensavamo di poter avere di più ma non sono stati sfruttati per ciò che pensavamo ci potessero dare”.

Capitolo Babacar-Mancosu-rigore: “Non voglio ripetere cose e creare casi che non esistono. C’è tutto scritto e ci sono dei giocatori adibiti a calciare rigori, punizioni, a effettuare i falli laterali eccetera. Non a caso scrivo dei fogli lunghi quanto un muro negli spogliatoi. È stato sbagliato chiedere di tirare il rigore (da parte di Babacar, ndr), poi se tu gli dai la palla in mano, sei tu che hai preso la decisione (rif. a Mancosu, ndr). Mancosu è capitano da due anni, rigorista da tre anni, io più di così non posso fare dalla panchina, anche perché appena l’arbitro ha fischiato il rigore e ho visto Mancosu con la palla in mano, pensavo calciasse lui e nel frattempo mi ero spostato verso l’alta panchina. Ma non posso fare da baby sitter a dei giocatori che hanno trent’anni e sono professionisti da vent’anni. Io do le regole e le faccio rispettare, ma ho capito che devo fare ancora di più”.

Fonte: Salentosport.net 

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