Osteoporosi, nel Salento  l’innovativa valutazione della salute ossea

venerdì 15 novembre 2019
Oggi, grazie al noto reumatologo Maurizio Muratore, vi raccontiamo la tecnologia di ultima generazione nella valutazione delle ossa, che può essere utilissima anche come screening di prevenzione. Si tratta della tecnologia R.E.M.S. sviluppata dal CNR di Lecce e sperimentata, studiata, aggiornata e confrontata nel Reparto di Reumatologia dell’ospedale di San Cesario, con oltre 15000 densitometrie DEXA, poi validato in una multicentrica nazionale (poi anche internazionale) e approvata dal FDA americana.

L’ innovativa tecnologia REMS (di Echolight SpA), permette di diagnosticare in maniera rapida e non invasiva lo stato della propria salute ossea sui siti di riferimento (femore e colonna) e senza uso di raggi x. Questa nuova tecnologia italiana, unica al mondo, consente, inoltre, il monitoraggio continuo ed accurato del proprio stato osseo nei casi di terapia anticipando e prevenendo possibili rischi di frattura ossea. “Echolight promuove la campagna internazionale “YOUR BONE IDENTITY” il nuovo approccio di diagnosi personalizzata sul paziente allo scopo di prevenire le fratture invalidanti” - spiegano gli esperti. La differenza rispetto alla vecchia tecnologia è la capacità di misurare la qualità dell’osso, come ci spiega il dottor Muratore nell’intervista di oggi. 

“Il metodo R.E.M.S. (Radiofrequency Echographic Multi Spectrometry) supera tutti i principali limiti delle tecnologie QUS e DXA legati alla approssimativa modellazione dei tessuti, il posizionamento del paziente e la segmentazione manuale dell’immagine, fornendo misurazioni estremamente accurate - spiegano gli esperti - 

Infatti, il posizionamento del paziente non influenza le misurazioni della BMD, poiché l’inclinazione fra il fascio di ultrasuoni e l’osso target dipende solo dal posizionamento della sonda, essendo questa operazione supportata, da un lato, da marcatori sullo schermo per facilitare il corretto allineamento tra fascio US e superficie ossea e, dall’altro, dalla selezione completamente automatica dei fotogrammi validi.

Inoltre, il numero di frame necessari per una diagnosi corretta è 1/25 dei dati effettivamente acquisiti: l’eccesso di dati acquisiti migliora l’affidabilità diagnostica. Questo assicura che i calcoli diagnostici siano eseguiti solo su dati acquisiti correttamente mentre i frames rumorosi e eventuali artefatti vengono eliminati e in ogni caso mai utilizzati per evitare di fornire un referto diagnostico non affidabile.

Quando l’acquisizione dei dati è completa, il processo è automatico e senza “fonti di errore che possono influenzare la ripetibilità della misura”.

Il metodo è stato sviluppato per valutare con precisione solo la regione appartenente al sito scheletrico analizzato: i tessuti e i modelli di elaborazione non influenzano le prestazioni diagnostiche. 

L’INTERVISTA AL REUMATOLOGO, DOTTOR MAURIZIO MURATORE

Dottore, cos’ha di diverso questa nuova tecnologia?

“Si tratta di un nuovo densitometro a ultrasuoni: fino ad oggi i densitometri erano a raggi X. Quelli a ultrasuoni erano limitati alla zona del calcagno e alle dita delle mani. Gli strumenti standard indagano il femore e la colonna lombare, che sono più a rischio fratturativo. Però non c’è molta correlazione tra gli elementi periferici e la colonna. Questo nuovo strumento, invece, indaga a livello vertebrale a livello lombare”. 

Anche gli USA hanno detto sì a questa tecnologia italiana...

“Certo, è un importante traguardo: anche perché ha dovuto superare tutta una serie di test”. 

Come funziona la tecnologia R.E.M.S?

“Funziona come tutti gli apparecchi a ultrasuoni, con la sonda che indaga il segmento osseo interessato e non è operatore-dipendente: indaga e riceve uno stimolo solo per quelle ossa che deve studiare”. 

Quali sono le differenze con l’apparecchio a raggi X?

“Mentre quello tradizionale misura la quantità, questo nuovo strumento misura anche la qualità dell’osso. Ci sono alcuni soggetti che presentano fratture e altri no: la densità ossea viene misurata con grande precisione. Si tratta di uno strumento che non viene condizionato dall’alterazione dell’osso, se siamo di fronte a un paziente che soffre di artrosi. L’apparecchio è stato studiato per diverso tempo, su 15 mila pazienti, ed è calibrato sulle nostre esigenze. I maggiori centri nazionali dell’osteoporosi si sono dotati di questa tecnologia. Abbiamo fatto una rete multicentrica nazionale e abbiamo validato, dal punto di vista qualitativo e funzionale, questo prezioso macchinario”.

Il grande passo in avanti e quello di poter valutare con grande precisione la qualità dell’osso, vero?

“L’osteoporosi non è soltanto quantità dell’osso o mancanza di quantità di osso, ma è anche dovuta alla qualità dell’osso. Un osso fragile può essere esposto a tanti problemi. Pensiamo al diabetico, che pur avendo una densità normale, si frattura le ossa con più facilità perché la qualità dell’osso è inferiore al livello necessario. Questa nuova tecnologia è fondamentale perché possiamo capire se un osso e effettivamente sano: una cosa difficile da appurare con certezza utilizzando altre tecnologie. Questo ci permette di monitorare meglio i soggetti diabetici, per esempio, evitando inutili interventi. Stiamo facendo degli studi importanti anche sui soggetti operati al seno, perché prendono determinati farmaci che possono danneggiare le ossa e la loro qualità. Queste pazienti sono costrette a prendere un farmaco che altera la qualità dell’osso e quindi noi attraverso questo macchinario teniamo la situazione sotto controllo e interveniamo. In questi soggetti, particolarmente esposti, ci sforziamo di utilizzare cure che  migliorino la qualità dell’osso”. 

Gaetano Gorgoni

 

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