Domenica dell'udito: attenti al volume in cuffia e all'inquinamento acustico

domenica 20 ottobre 2019

Oggi, in Piazza Sant’Oronzo a Lecce, l’iniziativa “Nonno ascoltami” dedicata alla prevenzione e alla conservazione di un buon udito. “Per combattere il rumore delle città dobbiamo concederci un po’ di silenzio uditivo” . Quando l’udito si abbassa, non ce ne accorgiamo immediatamente. Ci sono alcuni fattori di rischio subdoli: il volume troppo alto nelle cuffie, nei locali o nei concerti, l’inquinamento acustico nelle città e il lavoro con strumenti o in ambienti rumorosi. Ne abbiamo parlato con l’otorinolaringoiatra del Vito Fazzi di Lecce, Silvano Vitale, che oggi si è messo a disposizione di tutti i cittadini per tutta la domenica. 

Tutti in piazza per l’esame audiometrico e per la consulenza con gli esperti: dalle 10 alle 22, nel cuore di Lecce, la cultura della prevenzione dei disturbi all’udito è la grande protagonista di questa giornata. Il Vito Fazzi ha messo in campo i suoi esperti: in piazza oltre al dottor Silvano Vitale, c’è anche il primario del reparto di Otorinolaringoiatra dell’Ospedale Fazzi e tanti tecnici, infermieri, operatori ed esperti. Anche se la manifestazione, che si svolge in tante piazze in Italia, si chiama “Nonno ascoltami” l’iniziativa è rivolta a tutti, compresi gli adolescenti che si “sparano in cuffia”, a tutto volume, il loro brano musicale preferito. Bisogna informare e far capire che l’esposizione prolungata al rumore e a suoni con volume intollerabile per i timpani, a lungo andare, potrà ledere l’udito. “Chi non sente bene è più facile che possa essere colpito da depressione - ci spiega il dottor Vitale - Con l’abbassamento dell’udito viene compromessa la sfera sociale, relazionale e affettiva”. 

INTERVISTA ALL’OTORINOLARINGOIATRA  DEL “VITO FAZZI” DI LECCE, SILVANO VITALE

Dottore, questa giornata è dedicata solo agli anziani o a tutte le fasce d’età?

“È una giornata non tanto per vedere se le persone hanno conservato un buon udito, ma per fare prevenzione partendo da chi è in buone condizioni di salute. Vogliamo stimolare le persone a conservare l’udito”. 

Si comincia da chi ci sente bene...

“Esatto. Ci rivolgiamo a tutte le fasce d’età cominciando dagli adolescenti, affinché proteggano il loro udito”. 

Si parla di stili di vita sani anche per l’orecchio. Le cuffie del cellulare vengono utilizzate per ore durante il giorno: questo è un problema? 

“C’è un abuso e un cattivo uso di questi strumenti, come anche un’eccessiva esposizione al rumore durante concerti rock, serate nelle discoteche e altro. Il problema non è solo il volume, ma l’esposizione prolungata a un volume poco tollerabile. Esporsi a 85/90 decibel per molte ore al giorno, anche sul luogo di lavoro, produce un inevitabile abbassamento di udito”. 

Molto spesso, in palestra, in città, sul tram, si alza al massimo il volume delle cuffie collegate allo smartphone per coprire i rumori di sottofondo: questo è molto rischioso, vero?

“Si tratta di una cattiva abitudine: intanto ci sono due elementi da considerare che sono il tempo di esposizione e la potenza del rumore. Dobbiamo abbassare l’intensità dei decibel e limitare il tempo di somministrazione. Il silenzio fa bene: dobbiamo far riposare l’orecchio”. 

Le pause e un po’ di silenzio sono fondamentali, vero? 

“Bisogna allenare anche i giovani a un po’ di silenzio uditivo”. 

Molto spesso lavoratori e datori di lavoro sottovalutano  la normativa sulla sicurezza: i dispositivi di protezione individuale sono fondamentali per proteggere l’udito, soprattutto se si lavora in mezzo al rumore...

“L’udito sottoposto a rumori intensi per diverse ore al giorno inevitabilmente e destinato a essere danneggiato. Il trauma acustico cronico, superiore a 85 dB, fa sì che l’udito si abbassi nel tempo. Tutti i lavoratori sono obbligati a fare i controlli e a usare i dispositivi di protezione individuale, quando sono esposti a rumori pericolosi, solo che spesso (per pigrizia o per superficialità) si sottovaluta il problema. Questo non va bene, fa molto male al nostro udito: bisogna usare i dispositivi di protezione quando c’è un rischio”. 

Che tipo di esame fate oggi? 

“L’esame che facciamo noi oggi è un esame di orientamento: vogliamo sensibilizzare le persone, spiegare che i controlli della funzione uditiva sono necessari, come quelli che si fanno per il cuore o per altro. L’udito è importantissimo, soprattutto per gli anziani, che con un udito diminuito possono andare incontro a gravi problemi di depressione e di declino cognitivo”. 

Quali sono gli esami di base che consiglia l’otorinolaringoiatra?

“Innanzitutto consigliamo i controlli di base, perché ci può essere del banale cerume, che intacca l’udito, da rimuovere. Poi si fa l’esame audiometrico e impedenzometrico. Questi esami possono essere fatti da bambini, in situazioni a rischio è nell’età adulta. Quanto più siamo anziani più l’udito si abbassa, quindi, con l’avanzare dell’età è necessario sottoporsi all’esame audiometrico. Ma i controlli sono necessari soprattutto se ci sono fattori di rischio, familiarità con determinati disturbi, oppure se siamo lavoratori in ambienti rumorosi”. 

Tra i fattori di rischio spicca l’inquinamento acustico delle nostre città, vero?

“La lotta al traffico rumoroso, al caos urbano e all’inquinamento acustico è la nuova sfida della modernità. Si utilizzano barriere architettoniche che limitino la rumorosità ambientale, ma non bastano. Anche negli ospedali entrano fiumi di macchine che creano una rumorosità ambientale che non dovrebbe esserci. L’inquinamento acustico non solo ci fa abbassare l’udito, ma innesta tutta una serie di problematiche a livello cardiaco e psicologico. Abbiamo bisogno di silenzio. Le case automobilistiche e maggiori controlli potrebbero aiutarci”. 

Gaetano Gorgoni

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