Piede torto, "Necessario correggerlo nella prima settimana di vita"

venerdì 18 ottobre 2019

Il piede torto congenito è una malformazione di ossa e articolazioni che colpisce uno o due neonati su mille: è quasi sempre bilaterale ed è più frequente nei maschi. Al Bambino Gesù vengono fatte 30 operazioni all’anno: lì sono stati operati alcuni piccoli salentini. Il dottor Pierluigi Maglione, dell’Unità Operativa di Ortopedia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, uno dei medici più esperti in questo campo, ci mette in guardia: bisogna intervenire nei primi giorni di vita per risolvere agevolmente il problema. Spesso il piede torto non viene affrontato subito e questo rende la terapia più lunga e complicata. 

A cinque mesi dalla nascita possiamo già capire se un bambino sarà sano o col piede torto. L’ecografia morfologica viene eseguita dalla ventesima alla ventitreesima settimana di gestazione ed è, con l’ecografia del primo trimestre, il controllo più importante e complesso di tutta la gravidanza. La cosiddetta “morfologica” è fondamentale perché studia le fattezze del feto e accerta la presenza di malformazioni. Il piede torto si intravede già con questi primi esami: è proprio in questo momento che si devono pianificare gli interventi, per non  diventare vittime delle liste d’attesa e di inutili perdite di tempo. Quando il piccolo nasce col piede torto, i piedi appaiono ruotati verso l’interno con le punte verso il basso, rigidi e deformati in una posizione. I casi sono differenti: il piede torto può avere diverse gradazioni e una gravità differente da paziente a paziente. La parte anteriore del piede punta all’interno o il tallone è piegato verso l’interno, ma può accadere anche che la pianta del piede sia ruotata verso l’alto, oppure che il piede appaia come rotto a metà sul lato interno. La metodologia per risolvere questo problema è quella ideata dal prof. Ignacio Ponseti, che utilizza un trattamento di tipo conservativo, senza dover ricorrere a interventi chirurgici particolarmente invasivi. Il rischio di recidiva in questo modo è limitatissimo.

Il metodo Ponseti prevede l’applicazione settimanale di gessi seriati (circa 5-6 gessetti): la correzione è progressiva e indolore, poi si passa al tutore fino a 4 anni, come ci ha spiegato il dottor Maglione. 

INTERVISTA AL DOTTOR PIERLUIGI MAGLIONE, UNITÀ OPERATIVA ORTOPEDICA DEL BAMBINO GESÙ 

Dottore, come si corregge il piede torto? Che tipo di operazione viene consigliata al Bambino Gesù? 
“L’orientamento, oggi, per la cura del piede torto è per un intervento non cruento che si rifà la tecnica del Dottor Ponseti, un medico di origini spagnole che lavorava in America. La tecnica è stata ideata negli anni ‘70, ma in Italia ha stentato a essere recepita per troppo tempo”.  

Come funziona l’intervento? 
“Si deve cominciare molto presto, già dai primi dieci giorni di vita, facendo delle manipolazioni e utilizzando degli apparecchi gessati che un po’ alla volta correggono il piede. Si applicano i gessi ogni settimana e, nel giro di un mese e mezzo circa, viene raddrizzato quasi tutto il piede. Molto spesso è buona norma fare un piccolo intervento per allungare il tendine d’Achille e completare così la correzione. Dopo tre settimane, è necessario inserire un tutore che il bambino dovrà mantenere fino all’età di quattro anni. Il tutore deve essere fisso il primo anno, quando il bambino non cammina. Per i tre anni successivi basta applicare il tutore solo quando il piccolo dorme”.

Il tutore è scomodo? 
“Il tutore Mitchell, disegnato dal dottor Ponseti, è stato usato inizialmente per il trattamento dei piedi torti atipici, oggi è stato aggiornato ed è più comodo: sono due scarpine unite da una barra fissa. Il metodo prevede che il tutore, sviluppato da John Mitchell sotto la guida del dott. Ponseti, mantenga il piede in abduzione e in dorsiflessione tramite un tutore composto da tutori A.F.O. (tutore caviglia-piede), con un’apertura superiore in corrispondenza delle dita, fissati ad una barra divaricatrice regolabile. Questa distanza del piede è necessaria per mantenere l’abduzione del calcagno e dell’avampiede e per prevenire le recidive. I tessuti molli mediali restano allungati solo se dopo l’apparecchio gessato viene utilizzato il tutore. L’abduzione dei piedi, garantita dal tutore Ponseti, combinata con la leggera curvatura della barra, provoca la dorsiflessione dei piedi stessi. Questa situazione anatomica aiuta a mantenere allungato il muscolo gastrocnemio e il tendine di Achille”. 

Il piede torto è un problema sempre congenito?
“Il piede torto è congenito e non si associa ad altre patologie. Poi ci sono i piedi torti neurologici, ma quello è tutto un altro discorso. Quando la causa è diversa, si interviene curando il problema neurologico”. 

Al Bambino Gesù fate molte di queste operazioni che riguardano il piede torto? 
“Abbiamo un ottimo servizio di prevenzione prenatale e siamo in grado di intervenire subito risolvendo il problema in tempo. Un bambino su mille viene colpito da questo problema. In questo ospedale si operano dai 20 ai 30 casi all’anno”. 

Quindi, fate molti interventi: me ne aspettavo di meno... 
“Ne facciamo molti. In questo momento sto curando cinque neonati: li opererò a novembre. I piccoli ora hanno cominciato il percorso, ma ce ne sono altri che stanno per nascere e i genitori sono già stati informati di questa malformazione da risolvere”. 

Qual è il percorso virtuoso per la cura del piede torto?
“È quello che offriamo al Bambino Gesù con un lavoro di squadra tra ginecologo e ortopedico. Il servizio prenatale è fondamentale: la diagnosi ecografica anticipa il problema e i genitori vengono indirizzati al Centro più vicino che pratica queste correzioni. I genitori, attraverso gli esami che fa il ginecologo, hanno già le informazioni utili in tempo per preparare un intervento nei primi dieci giorni dalla nascita”. 

Fa la differenza intervenire subito? 
“Se non viene identificato il piede torto, oppure se viene individuato ma non si indirizzano i genitori in un centro come il nostro per correggere al più presto il problema, questo potrà generare un difetto più difficile da correggere. Se si perde tempo, ci sarà molta differenza in termini di risultati. Cominciare subito o dopo sei mesi fa la differenza. Si deve cominciare subito, anche una settimana dopo la nascita. Di recente ho fatto il primo gesso a tre giorni dalla nascita”. 

Generalmente quando si scopre che il piccolo nella pancia ha il piede torto? 
“È la morfologica che ci svela questo problema, quando la donna è incinta da quattro mesi. I piccoli che vengono identificati con piede torto dal nostro servizio prenatale vengono subito affidati alle mie cure: ai genitori viene dato il mio contatto e si pianificano gli interventi. È chiaro che se le liste d’attesa sono a sei mesi, oppure se non si danno le indicazioni giuste ai genitori, si perde tempo utilissimo per un intervento che possa risolvere  con più facilità e in maniera più efficiente il piede torto. Si tratta di un intervento super specialistico che in alcuni ospedali di provincia ignorano. Ecco perché bisogna far sapere a tutti i genitori che il piede torto è un problema facilmente risolvibile se si interviene subito! Il trattamento rapido è fondamentale: iniziarlo a tre mesi o a sei mesi non è come iniziarlo dopo una settimana”. 

Le cause del piede torto sono genetiche ma cos’è che realmente scatena questa malformazione? 
“Questo non è ancora chiaro, speriamo che la ricerca ce lo sveli presto”.


Gaetano Gorgoni





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