Trivelle a Sud di Leuca: l'Italia blocca ma la Grecia dice sì e il gas potrebbe finire a Tap

venerdì 4 ottobre 2019

Le autorizzazioni "congelate" a febbraio dal Governo italiano favoriscono la Grecia che ha dato il via libera alle ricerche nelle acque di confine.

Il Governo italiano “congela” le autorizzazioni e il gas metano potrebbe essere “risucchiato” dalla Grecia. Il giacimento – per ora potenziale – è il Fortune Prospect e si trova al largo di Santa Maria di Leuca. Nel dicembre del 2013 la società americana Global Med aveva chiesto al ministero dell'Ambiente e al ministero dello viluppo Economico il permesso per avviare attività di ricerca di idrocarburi e alla fine dell'iter di valutazione, nel dicembre dello scorso anno, erano stati accordati in tutto tre permessi con validità di sei anni. Dunque fino al 2024. A febbraio di quest'anno però è arrivato lo stop del Governo: con il Decreto Semplificazioni tutti permessi per nuovi piani di ricerca vengono sospesi «fino all’adozione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI) e comunque per un periodo non superiore a 24 mesi”. Un orientamento del Governo “gialloverde” confermato anche da quello “giallorosso”: è stato lo stesso premier Conte in un discorso alla Camera ad annunciare “una normativa che non consenta più il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi”.

Nel frattempo però sull'altra sponda dell'Adriatico, in Grecia, il clima è molto più favorevole ai petrolieri: come svelato dal Sole 24 Orem infatti, il Governo ellenico ha autorizzato le esplorazioni da parte di Total, Edison, ed Hellenic Petroleum in un'area immediatamente adiacente a Fortune Prospect. Da qui la possibile “beffa”: il bacino di metano – se c'è – sarà “risucchiato” dalla parte greca e l'Italia, in attesa del possibile sblocco alle autorizzazioni, rimarrebbe a secco. Una doppia “beffa”, secondo il Sole 24 Ore che coinvolgerebbe anche Tap: il gas prelevato da Fortune Prospect potrebbe essere convogliato nel gasdotto che lo porterebbe in Italia, ovviamente a pagamento.

‘’C’è una grande confusione sulla vicenda Italia-Grecia in merito al possibile sviluppo del giacimento di gas Metano nel Mar Ionio. Nelle riunioni all’estero le aziende dipingono l’Italia come ‘una bambina capricciosa’ per quel che riguarda le competenze energetiche del nostro Paese” queste le parole di Michele Marsiglia – presidente FederPetroli Italia

“In primis siamo ancora nella fase di esplorazione, quindi è solo uno step iniziale per valutare effettivamente la potenzialità effettiva del giacimento, fino allo sviluppo, produzione e coltivazione posso passare diversi mesi, se non anni. L’Italia all’estero è vista come un’eterna indecisa: petrolio si, petrolio no, ma voglio le royalties. Una pessima figura. E’ ovvio che un giacimento e una ‘trappola’ (così definita in gergo la zona con la concentrazione di idrocarburo intrappolato) può essere piccola o come in questo caso piuttosto vasta e, di conseguenza ricadere al confine di acque territoriale italiane e greche, cosa già vista in Croazia. Una situazione frequente in giacimenti Offshore (in mare) ma situazioni che si vedono anche in pozzi petroliferi a terra Onshore, al confine per esempio tra due regioni. Per quel che riguarda poi la destinazione finale del ‘possibile e probabile’ gas metano, sia la Global Med che altre aziende coinvolte penso che sicuramente non staranno ancora pensando alle strategie commerciali e di vendita ma bensì a come arginare e bypassare questo ridicolo problema autorizzativo”

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