Affida un cane ad una famiglia, adesso non ha più notizie: "È come se ti strappassero il cuore"

venerdì 27 settembre 2019

L'appello di una volontaria animalista che dopo aver dato in affido un cane salvato dalla strada, è stata tagliata fuori da ogni comunicazione con la famiglia.

Aveva salvato un cane dalla strada e lo aveva affidato alla una famiglia di un bimbo disabile. Ma dopo due anni la famiglia ha deciso di cederlo e di troncare ogni rapporto con la volontaria che glielo aveva donato. È la triste storia di una animalista salentina e del suo fido amico a quattro zampe che ha scritto una lettera alla nostra redazione per raccontare le sue vicissitudini.

“Quasi due anni fa affidavo un cane ad una famiglia con un bambino disabile. Mi sembrò un'ottima scelta, ma capii quasi subito che mi ero sbagliata. - scrive la volontaria - Non ebbi la fortuna di interagire con gli adottanti più di tanto. Fatto sta che in questi due anni sono stata parecchio presa in giro.

La madre (avevo contatti solo con lei) mi mandava delle foto del bambino con il cane, ma se chiedevo qualcosa era sempre evasiva. Mi diceva sempre che per i vaccini e la sterilizzazione promessa si sarebbe presto organizzata, ma non lo fece mai. Si è trasferita in un condominio e un mese fa mi disse che, dopo tante storie che i condomini le avevano fatto, aveva deciso di cedere il cane.

Mi crollò il mondo addosso, le dissi di tutto, ma anche che l'avrei aiutata. Le chiesi se era sterilizzata e mi disse no. Cercai di spiegarle che probabilmente era quella la causa dei fastidi creati. La signora troncò di netto i contatti. Mi ha bloccata su Whatsapp e Facebook e io adesso non so come fare. Prima di bloccarmi mi ha detto che l'animale ora si trova in buone mani.

Non è possibile spiegare cosa si prova nel cedere una creatura per la quale hai fatto sacrifici e dopo due anni non sapere più chi ce l'ha, cosa ne fa, come sta. È come se ti strappassero il cuore. Probabilmente non avrò mai il numero della persona che adesso ha Sissi, forse sono bravissime persone o forse no.

Ho deciso di raccontare questa storia, per rendere noto le vicende in cui spesso le volontarie si imbattono. Prendere senza mai dare e trattare gli animali come oggetti finché fa comodo è sbagliato”. 
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