Xylella, prosegue la ricerca su semenzali resistenti, Coldiretti: "Dalla Regione protocollo innesti"

sabato 21 settembre 2019
Il punto della ricerca in un incontro organizzato alla Fiera del Levante. 

Sono 15mila i semenzali ‘osservati speciali’ e 440 cultivar utilizzate nella sperimentazione con gli innesti. Sono i dati presentati nel corso dell'incontro organizzato da coldiretti Puglia alla fiera del levante sul progetto di ricerca e sperimentazione «Un Getsemani in Salento - Xylella quick tollerance test», che vede coinvolti l’azienda Forestaforte di Giovanni Melcarne, CNR-istituto per la protezione sostenibile delle piante (ipsp), università di Bari (disspa e disaat), Crsfa «Basile caramia».

“Bisogna ridare agli agricoltori le chiavi delle loro aziende e il loro futuro, attraverso i reimpianti, gli innesti e la sperimentazione, privilegiando tutte le piante ospiti appartenenti a varietà per le quali vi sia una evidenza scientifica, anche se non definitiva, su tolleranza e resistenza al batterio. Ciò consentirebbe alle aziende nell’area infetta, al di sotto quindi dei 20Km dal limite di demarcazione, di riprendere l’attività agricola, grazie alla possibilità di reimpianto anche di altre varietà tradizionali quali il ciliegio dolce ed il mandorlo per le quali le ricerche scientifiche, ancorché non completate, unite all’osservazione empirica, stanno dimostrando da sei anni una elevata resistenza al batterio”, ha detto Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Lecce, in apertura dei lavori.

“Una recente sperimentazione condotta da colleghi del CRFSA e del mio istituto ha fornito dati molto incoraggianti sulla possibilità che leccino, notoriamente non autocompatibile, possa essere impollinato con buona efficacia da FS 17. In attesa di disporre di altre cultivar resistenti, questa sarebbe già una soluzione al problema dell'impollinazione del Leccino”, ha annunciato Donato Boscia, Responsabile dell’IPSP-CNR di Bari.

“Sono oltre 15.000 i semenzali osservati, numerosi semenzali già a frutto che hanno superato la fase giovanile, di cui 190 asintomatici selezionati ed analizzati con PCR quantitativa, 33 semenzali risultati privi del batterio a 3/4 successive analisi, di cui 23 già riprodotti e pronti per essere sottoposti ai test di patogenicità”, ha relazionato Boscia. “I risultati attesi riguardano nuove fonti di resistenza– ha concluso Boscia - nuove varietà, uniche e nate in loco da genitori autoctoni, nuovi genitori locali per attività di incrocio”.

La sperimentazione e gli innesti per salvare gli olivi monumentali e lo studio della biodiversità rappresentata dalle piante selvatiche nate da incroci spontanei sono temi di sicuro interesse e di concreta speranza – continua Coldiretti Puglia - sviluppati fino ad oggi grazie all’impegno volontario di iniziativa privata e ricercatori che vanno supportati in modo tangibile, così come i progetti di rinaturalizzazione.

“Il progetto – ha precisato Boscia – prevede la valutazione e l’ottimizzazione della pratica del sovrainnesto in campo, la valutazione economica delle operazioni complessive per il sovrainnesto, la messa a punto di una procedura rapida per la valutazione della sensibilità varietale in condizioni di pieno campo, la valutazione della sensibilità al batterio della biodiversità varietale, salentina, pugliese e di quella più diffusa ed utilizzata nei disciplinari di produzione delle più importanti DOP italiane e la verifica del grado di fragilità e rischio potenziale (produttivo/paesaggistico) dell’epidemia per altre aree olivicole italiane, oltre all’individuazione di ulteriori varietà resistenti al Disseccamento Rapido dell’Olivo nel germoplasma mediterraneo”.

“Nella sperimentazione con gli innesti dalle 270 cultivar iniziali, dalla primavera 2016, si è ora passati a 440 cultivar, a cui vanno aggiunte le cultivar delle altre prove sperimentali”, ha raccontato Giovanni Melcarne, olivicoltore e frantoiano, ‘curatore’ della ‘serra della biodiversità olivicola’ a Gagliano del Capo. “Praticamente tutte le piante di leccino coltivate nelle aree infette del Salento sono innestate su semenzali provenienti prevalentemente dalla varietà sensibile Ogliarola salentina – ha continuato Melcarne – quando tutte le piante di olivo esistenti nelle prime aree focolaio di Gallipoli e comuni limitrofi sono state esposte a fortissima pressione d’inoculo per minimo 5 anni”. “Alcuni sovrainnesti di leccino di svariati anni (> 10 anni) sopravvivono e resistono bene la malattia seppur sovrainnestati su tronchi delle varietà sensibili locali. I tronchi evidentemente continuano a mantenere la funzionalità vascolare”, ha concluso Melcarne.

“E’ necessario che la Regione Puglia definisca quanto prima un “un protocollo” tecnico di utilizzo, in modo da avere riferimenti chiari. L’innesto può rappresentare una speranza per il mondo produttivo olivicolo-oleario, ma soprattutto può rappresentare la speranza della tutela paesaggistica del Salento – ha aggiunto il direttore regionale di Coldiretti, Angelo Corsetti - contemporaneamente, gli impianti olivicoli mediante queste prime varietà resistenti consentiranno la ripartenza del settore olivicolo-oleario, in attesa che ulteriori sperimentazioni possano ampliare il panorama idoneo a convivere con il batterio killer”.

Per questo si è costituito il Consorzio Innesti, ispirato Consorzi Anti-fillosserici nati con legge nel 1901 con lo scopo di diffondere la tecnica dell’innesto per contrastare la fillossera della vite,  tra Coldiretti, UNAPROL E Consorzio DOP Terre d’Otranto, di cui fa parte un Consiglio scientifico, per mettere a regime una pratica a cui si sono dedicati tecnici ed esperti finora in maniera volontaria e a proprie spese, coadiuvati dal CNR, che hanno in questi anni sperimentato la pratica degli  innesti e sovrainnesti sugli ulivi.

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