La sindrome dell’intestino gocciolante alla base di tante patologie 

sabato 21 settembre 2019
 Stress ambientali, malattie infiammatorie da alimenti, consumo eccessivo di zuccheri raffinati, alimenti processati, conservanti, farine raffinate, scarsi apporti di frutta e verdura, uso continuo di farmaci diversi (tra i quali soprattutto antidolorifici o gastroprotettori e/o antiacidi), irritano la mucosa intestinale e producono la reazione del sistema immunitario che scatena meccanismi pericolosi per il nostro organismo (fino all’invecchiamento cellulare e al cancro). Le recenti scoperte aprono nuovi orizzonti alla medicina: ne abbiamo parlato col professore Mauro Minelli, che in collaborazione con la dottoressa Dominga Maio del Gruppo PoliSmail, ha risposto a tutte le nostre curiosità. 

Abbiamo discusso più volte dell’importanza del microbiota, ma oggi sappiamo che gli squilibri della flora intestinale generano la “sindrome dell’intestino gocciolante” a cui dobbiamo stare molto attenti. L’aumentata permeabilità intestinale sarebbe la causa di molte allergie e intolleranze, secondo studi recenti. La mucosa intestinale viene attaccata da quello che gli esperti definiscono un “rubinetto gocciolante”: in questo modo tossine e patogeni penetrano nell’intestino, come ci spiega il professor Minelli nell’intervista di oggi. L’intestino è costruito come una specie di muraglia difensiva, che frena le sostanze tossiche, ma un’infiammazione può destabilizzare questa “difesa cellulare” facendo penetrare microrganismi e cataboliti tossici prodotti dalla flora patogena in eccesso. Ancora una volta è la giusta dieta (rigorosamente personalizzata, perché adattata al microbiota del paziente, sempre diverso dagli altri) che fa la differenza, insieme a uno stile di vita sano. Mangiare secondo la necessità del nostro microbiota permette di nutrire le colonie di microrganismi che abitano l’intestino evitando pericolosi squilibri e infiammazioni. Del resto, il mancato rispetto delle esigenze alimentari del nostro organismo porta a pericolose reazioni difensive del sistema immunitario, che scatenano, poi, tutta una serie di patologie. La medicina è cambiata, teniamo alta la guardia: informiamoci e agiamo. 



INTERVISTA AL PROFESSOR MAURO MINELLI 



La scoperta della “sindrome dell’intestino gocciolante” è davvero l’origine di molte intolleranze, allergie e sensibilità? Cosa succede al nostro sistema immunitario? 



“La Leaky Gut Syndrome (o ‘sindrome dell’ intestino gocciolante’) riconosce la propria origine in un cedimento strutturale della barriera intestinale, ossia dell’interfaccia più efficiente, selettiva ed estesa tra l’organismo e l’ambiente esterno, che da un lato regola le dinamiche di transito e dunque garantisce il fisiologico assorbimento di acqua, elettroliti e nutrienti, e dall’altro gioca un ruolo determinante nei delicati meccanismi di difesa dell’organismo.

Stress ambientali, malattie infiammatorie da alimenti, consumo eccessivo di zuccheri raffinati, alimenti processati, conservanti, farine raffinate, scarsi apporti di frutta e verdura, uso continuo di farmaci diversi tra i quali soprattutto antidolorifici o gastroprotettori e/o antiacidi, irritano la mucosa intestinale, riducono la produzione dello strato di muco protettivo che riveste le cellule intestinali e indeboliscono l’adesione delle cellule costituenti la barriera intestinale, tra loro collegate per il tramite delle cosiddette ‘giunzioni serrate’ (o tight junctions).

Ciò permette il passaggio indiscriminato di frammenti non digeriti di proteine o di metaboliti dei batteri intestinali o di tossine e/o altri allergeni, direttamente dall’intestino nel circolo sanguigno.

Tali sostanze vengono riconosciute come estranee dalle cellule del sistema immunitario, soprattutto linfociti B e T, che cercano di avversarle in quanto sostanze ‘non autorizzate a tale transito’ e, dunque, potenzialmente pericolose. Si avvia, così, la produzione di citochine infiammatorie o anticorpi ‘anomali’, con conseguente induzione di processi autoimmuni che possono avere come bersaglio principale non solo le cellule della stessa barriera intestinale, ma anche cellule appartenenti ad altri organi o distretti corporei.

L’infiammazione sistemica e il conseguente stress continuativo del sistema immunitario sono l’anticamera per lo sviluppo di  patologie cronico-degenerative, invecchiamento cellulare precoce, fino al cancro”. 

 

Come si fa a chiudere questo “rubinetto che perde acqua” e che sfasa l’intero organismo?

“Esistono specifici integratori che hanno un’azione modulatoria sull’epitelio intestinale o specifici probiotici, ossia microrganismi vivi che, una volta ingeriti in quantità adeguate e rigorosamente personalizzate, sono in grado di esercitare funzioni benefiche per l'organismo, tra l’altro agendodirettamente sulle ‘tight junction’, rinforzandole e rinsaldandole. Tuttavia, la strategia che al momento risulta essere la più efficace è quella di ridurre il carico infiammatorio che si accompagna ad un’aumentata permeabilità intestinale, eliminare gli alimenti che peggiorano le performances assorbitive dell’intestino, come i prodotti confezionati e tutti gli alimenti che contengono additivi, limitare l’apporto di alimenti che causano fermentazione e distensione addominale e utilizzare i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o antibiotici solo se strettamente necessari e alle dosi e nei tempi suggeriti da una accurata valutazione medica”. 

 

Ancora una volta il microbiota è il grande protagonista della nostra salute: quando si altera la flora, tutto può andare in tilt, vero?

“Le alterazioni della composizione e/o della qualità del microbiota intestinale, complessivamente definite con il termine di disbiosi, sono associate a numerose patologie che includono certamente l’obesità, le sindromi metaboliche e cardiovascolari, l’asma ed altri disordini infiammatori immunomediati (IMID) e, sulla base di evidenze scientifiche sempre più stringenti, anche l’autismo e i disordini inclusi nel suo spettro. 

In realtà, ancora non è chiaro se sia la disbiosi a causare i disordini gastrointestinali o il contrario. Quel che si può affermare con ampio margine di sicurezza è che uno stato infiammatorio intestinale può sviluppare disbiosi che, a sua volta, aggrava il primordiale quadro di flogosi. Ne consegue che, in corso di patologie gastroenteriche di tipo infiammatorio, è più che opportuno impostare una terapia complementare il più possibile precisa e adattata al singolo caso, proprio allo scopo di ristabilire un giusto equilibrio intestinale”.

 

Come si sta muovendo la Fondazione di Medicina Personalizzata alla luce di queste nuove scoperte? Su quali prodotti e su quali farmaci punta la ricerca?

“Nel grande contenitore scientifico della Medicina Personalizzata si sta lavorando molto, anche a cura del nostro gruppo, su specifici protocolli dedicati alle patologie infiammatorie immunomediate e da alimenti, che possono tenere in grande considerazione l’equilibrio del microbiota intestinale. Il sintomo della pancia gonfia o l’aumento di peso apparentemente inspiegabile, ad esempio, o anche le problematiche digestive spesso confuse con il reflusso gastroesofageo, spesso risultano essere fenomeni legati ad alterazioni della barriera intestinale e/o a quadri di disbiosi più o meno marcati. In ragione di tutto questo, ci si può imbattere in situazioni abbastanza paradossali: soggetti affetti da disbiosi fermentativa, cibandosi di alimenti fermentabili detti FODMAP (Fermentabili Oligo-, Di- e Mono-saccaridi e Polioli), potenziano l’azione deibatteri fermentativi. Questi ultimi, essendo presenti in grande abbondanza soprattutto a livello dell’intestino tenue, incominciano a produrre diversi metaboliti, alcuni dei quali in grado di generare disturbi clinici anche di una certa rilevanza che talvolta sembrano simulare, ad esempio, un reflusso gastroesofageo. Ne consegue che, in un paziente portatore di una simile condizione, la terapia con il classico protettore gastrico potrà non sortire benefìci significativi in quanto la patologia, tutt’altro che gastrica, consegue alla compromissione di un ambito intestinale (certamente diverso dallo stomaco) fortemente popolato da batteri fermentativi, produttori dimetaboliti estremamente irritanti che, risalendo verso l’alto, determinano fenomeni di irritazione faringea, raucedine, alitosi, difficoltà a deglutire, senso di bocca amara, talvolta tachicardia. 

Oggi, grazie alle efficaci interazioni tra specialismi portatori di competenze diverse, noi siamo perseguendo con efficacia l’intento di creare, attraverso l’utilizzo di strumenti matematici e statistici, specifici strumenti diagnostici finalizzati a definire alcuni biomarker utili per conoscere le dinamiche generatrici di determinati processi patologici e, semmai, predittive e, dunque, preventive degli stessi.

Tra l’altro, attualmente, si stanno anche valutando a cura di altri Gruppi le interferenze tra LeakyGut Syndrome e la tossicità ed efficacia di trattamenti oncologici con farmaci a bersaglio molecolare (assunti per via orale) o con l’immuno-chemioterapia”. 

Quali sono i controlli e gli interventi possibili contro la “sindrome dell’intestino gocciolante”?

“Attualmente le procedure più aggiornate ed esaurienti, perché in grado di fornire informazioni complete relative a tutti i distretti del canale intestinale - partendo dallo stomaco, passando per l’intestino tenue e fino ad arrivare al colon - si basano sull’esecuzione di un test facile da realizzare, affatto invasivo, che sfrutta le proprietà di specifici ‘zuccheri-sonda’ in grado di esprimere fedelmente lo stato funzionale della barriera gastro-enterica, senza subire o creare particolari interferenze.

Pertanto, in caso di documentata alterazione della permeabilità gastrointestinale, sarà possibile migliorare il quadro clinico complessivo modulando opportunamente la composizione della dietache verrà rielaborata sulla base dei riscontri diagnostici acquisiti e nel rispetto delle necessità nutrizionali di base del paziente in esame, selezionando in formulazione personalizzata tutti i nutrienti. Se poi, oltre alle turbe della permeabilità, dovesse essere riscontrata anche una condizione di alterata composizione quali-quantitativa della flora batterica intestinale, grandi vantaggi potranno essere tratti da terapie probiotiche somministrate con efficacia dopo scelte opportunamente selezionate sulla base delle specifiche esigenze del singolo soggetto in esame”. 

Gaetano Gorgoni

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