Appello del Sib: "Risposte sulle proroghe alle concessioni demaniali"

giovedì 19 settembre 2019

Alfredo Prete, presidente del Sib di Confcommercio torna sulla questione che sta creando non poche preoccupazioni tra gli imprenditori del settore.

“L’inerzia sul fronte delle proroghe alle concessioni demaniali rischia di rivelarsi un boomerang sia sul piano politico che su quello economico. Le banche ora chiedono garanzie”. Alfredo Prete, presidente del Sib di Confcommercio torna sulla questione che sta creando non poche preoccupazioni tra gli imprenditori del settore. L’emendamento con il quale il legislatore ha autorizzato la proroga al 2033 di tutte le concessioni demaniali in scadenza a dicembre 2020 – in attesa di una legge di riforma dell’intero comparto – è stato approvato dal Parlamento quasi un anno fa.

Quasi tutte le altre Regioni hanno chiuso la procedura amministrativa e consentito ai titolari degli stabilimenti balneari di procedere con innovazioni e investimenti. Anche la Regione Puglia ha dato il via libera ai comuni e indicato il procedimento da seguire. “Dopo i nostri appelli – continua Alfredo Prete – molti comuni salentini hanno accelerato l’iter di valutazione e accoglimento delle istanze pervenute da parte dei singoli, come prevede la norma. Città turistiche come Gallipoli hanno chiuso le pratiche in queste settimane. Sono in pochi ancora a non averlo fatto. E su tutti, purtroppo, spicca proprio il capoluogo salentino”. La città di Lecce in questi giorni sta presentando il Piano coste che verrà poi discusso in giunta e in consiglio comunale per la sua approvazione ma – sottolinea Prete – “la questione delle proroghe non è più rinviabile. Alcuni istituti di credito hanno già scritto agli imprenditori balneari sollevando il problema della scadenza della concessione demaniale, precisando che se non dovessero esserci a breve positive e concrete novità la banca valuterà di procedere con la richiesta di rientro del fido. E’ un fatto gravissimo”.

E a proposito delle proroghe, il Presidente del Sib – sindacato italiani balneari – ricorda peraltro che ex lege 241/90 la Pubblica amministrazione ha l’obbligo di rispondere ad un’istanza, anche se ritiene di doverla rigettare, entro 60 giorni. “E le istanze dei balneari sono ferme negli uffici da un tempo ben più lungo”, continua Prete, che al sindaco Salvemini e all’assessore all’urbanistica Miglietta sottolinea, tra orgoglio e amarezza, il ruolo determinante dei lidi delle marine leccesi “senza i quali, da San Cataldo, a Frigole, a Torre Chianca, il capoluogo salentino avrebbe fatto una pessima figura di fronte ai turisti. Soprattutto gli stranieri si aspettano servizi e, a parte noi, le marine della città su questo lasciano molto a desiderare”. Poi la mano tesa alle amministrazioni comunali, Lecce compresa: “Come sindacato siamo pronti piuttosto a fare fronte comune su un’altra questione preoccupante per la costa: l’erosione. La Regione ha stabilito con la Legge 17 il limite minimo di profondità di 15 metri per i rinnovi delle concessioni. E’ noto invece che la linea di costa è di per sé dinamica e che una mareggiata in poche ore può portarla da una profondità di 10 metri a 50. Sarebbe pertanto opportuno istituire un tavolo pubblico-privato per rapportarsi con l’Ente di via Capruzzi e individuare soluzioni per l’erosione costiera, nell’interesse di tutti. Anche delle fasce di litorale non in concessione che sono a carico dei Comuni”. 

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