Consumo di suolo, Salento ancora "maglia nera" e il fotovoltaico "rosicchia" le colture

mercoledì 18 settembre 2019
I dati del report presentato ieri al Senato: in provincia di Lecce "consumati" circa 500 mq per abitante  

Il consumo di suolo in Italia continua a crescere e tra le province a “maglia nera” c'è proprio quella di Lecce. Lo dicono i dati contenuti nell'ultimo report dell' Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale sulla base delle rilevazioni del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Dalla cartina illustrata ieri durante la presentazione dello studio al Senato tra le aree in rosso spicca il Salento dove tra il 2017 e il 2018 si sono registrati i maggiori cambiamenti: la percentuale di suolo consumato varia dal 15 al 30% dell'intera superficie comunale.

Secondo le stime nazionali le nuove coperture artificiali nel 2018, in media, circa 14 ettari al giorno. “Una velocità di trasformazione in linea con quella registrata nel 2017 – si legge - e che riguarda poco meno di 2 metri quadrati di suolo che, nell’ultimo anno, sono stati irreversibilmente persi ogni secondo. [..]I dati confermano che il rallentamento del consumo di suolo è, di fatto, terminato e che si continua a incrementare il livello di artificializzazione e di conseguente impermeabilizzazione del territorio, causando la perdita, spesso irreversibile, di aree naturali e agricole. Tali superfici sono state sostituite da nuovi edifici, infrastrutture, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e di servizio e da altre aree a copertura artificiale all’interno e all’esterno delle aree urbane esistenti”


Il report Ispra rileva che “ maggior numero di cambiamenti è stato registrato anche quest’anno lungo la fascia costiera, nelle aree periurbane e a media e bassa densità” e che “la relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in alcuni casi di decrescita, dei residenti”


Gli incrementi maggiori, indicati dal consumo di suolo netto in ettari dell’ultimo anno, sono avvenuti nelle regioni Veneto (con 923 ettari in più), Lombardia (+633 ettari), Puglia (+425). Nello specifico in provincia di Lecce nel 2018 il suolo consumato è stato di 4mila ettari, circa 504 metri quadrati per abitante.

Un caso particolare di consumo di suolo analizzato nel report riguarda da vicino la Puglia e il Salento la cui superficie agricola negli anni è stata “rosicchiata” dagli impianti fotovoltaici a terra. La Puglia ha infatti il maggiore consumo di suolo per l’installazione di impianti fotovoltaici a livello nazionale: “ARPA Puglia ha prodotto la cartografia degli impianti fotovoltaici a terra e ha verificato la tipologia di colture perse attraverso una sovrapposizione con l’uso del suolo. I dati evidenziano che in Puglia sono stati realizzati campi fotovoltaici a terra per più di 4.600 ettari, per lo più concentrati nel Salento (province di Brindisi e Lecce), molto variabili come dimensioni (da 1 sino a 40 ettari), spesso frammentati ma localizzati nelle stesse aree. Il comune con la maggiore superficie di impianti fotovoltaici in valore assoluto è Brindisi (890 ettari, quasi il 3% della sua superficie territoriale) seguito da Foggia (312 ettari) e Galatina (154 ettari).

Fra le colture più interessate dall’occupazione degli impianti, oltre ai seminativi in aree non irrigue vi sono i vigneti (circa 500 ettari, prevalentemente nel Brindisino e fra i comuni di Acquaviva e Casa-massima), gli uliveti (208 ettari, per lo più nei comuni di Manduria, Acquaviva e Corato), i frutteti (circa 90 ettari, soprattutto nei comuni di Brindisi, Ginosa e Palagianello) e le aree destinate ad orti (560 ettari, metà dei quali solo nel comune di Foggia, all’interno del Tavoliere)”.


“Negli ultimi sei anni secondo le prime stime l’Italia ha perso superfici in grado di produrre tre milioni di quintali di prodotti agricoli e ventimila quintali di prodotti legnosi, nonché di assicurare lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio e l’infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde aggravando la pericolosità idraulica dei nostri territori. Il recente consumo di suolo produce anche un danno economico potenziale compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro all’anno dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo”.

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