Nel Salento oltre 21mila alloggi su Airbnb, Federalberghi accusa: "Fenomeno fuori controllo"

lunedì 16 settembre 2019
Il presidente dell'associazione: "Questo sommerso turistico ha immesso nel mercato più di 160mila camere producendo il fatturato maggioritario (50/60%) dell’intera economia turistica pugliese”.

Nell'estate 2019 è cresciuto in maniera esponenziale l'abusivismo ricettivo in Puglia e una buona parte della responsabilità, secondo Federalberghi Puglia è di Airbnb che “ha contribuito a rendere il fenomeno fuori controllo”.

In Puglia sono stati 40.481 gli alloggi per l’affitto breve messi in vendita online su Airbnb da dicembre 2018 ad agosto 2019 la maggior parte dei quali è proprio in provincia di Lecce: 21.592 (a Brindisi sono 5.685 e a Taranto 3.302). Secondo i dati emersi da una ricerca di Federalberghi, in collaborazione con Incipit Consultin guida la classifica dei Comuni Lecce con 2.192 alloggi, seguita da Ostuni (2.127), Gallipoli (2.099), Porto Cesareo (1.824) e Nardò (1.626).

“In soli due anni- rileva l'associazione degli albergatori di Puglia - da agosto 2017 ad agosto 2019, il numero degli alloggi offerti è aumentato dell’88,28%, da 21.500 a 40.481. Questo sommerso turistico ha immesso nel mercato più di 160mila camere producendo il fatturato maggioritario (50/60%) dell’intera economia turistica pugliese”.

"Ci siamo entusiasmati per Bari tra le migliori destinazioni di Lonely Planet, per la Puglia glorificata dal New York Times – commenta Francesco Caizzi, presidente della Federalberghi Bari-Bat e Puglia –, ma questi dati vergognosi ci riportano a un’amara realtà, quella di un segmento importante per la Puglia che subisce la piaga dell’abusivismo ricettivo. Ci sono stati negli ultimi anni importanti investimenti nella promozione turistica della Regione, ne abbiamo festeggiato gli effetti, che sono però sfuggiti a qualsiasi controllo, portando evidente squilibrio in termini di ricadute sul sistema economico derivante dalla situazione d’irregolarità legata al sommerso. Il caso Bari è emblematico: Airbnb ha immesso sul mercato oltre 6mila camere al di fuori di ogni regola che hanno prodotto nel solo mese di agosto 2019 oltre 11milioni di fatturato senza corresponsione di apporti equivalenti in termini di contributo all’erario e di sostegno all’occupazione e al reddito.
La ricerca fa emergere anche, con dati reali, le bugie della sharing economy. Non è vero che si tratta di alloggi condivisi, perché nell’agosto 2019 l’80,03% degli annunci è riferito ad appartamenti interi, dove non abita nessuno. Non si tratta di piccoli redditi integrativi, perché nello stesso periodo il 65,29% degli annunci è pubblicato da host che gestiscono più di un alloggio. Non è vero che siamo di fronte ad attività occasionali, perché il 59,84% degli alloggi è in vendita per oltre sei mesi all’anno. E’ urgente arginare questo dannoso fenomeno e fermare coloro che danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.

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