“Sindrome dell’uccello stupido” di chi guarda sempre indietro

giovedì 12 settembre 2019
Gli americani la chiamano “gooney bird syndrome” e consiste nel vivere il presente “immobilizzati” e costantemente condizionati dal passato.

Nel suo lavoro più famoso, “Le vostre zone erronee”, lo psicologo di Detroit, Wayne W. Dyer, ci consiglia come raggiungere l’indipendenza dello spirito senza angosciarsi col futuro o vivere male per i sensi di colpa del passato. Saper vivere il presente e le piccole gioie quotidiane resta l’unico vero segreto per non finire come un “uccello stupido” sul primo palo lungo il sentiero”. 

Nel Pacifico c’è un albatros (diomedea immutabilis) che vola con la testa rivolta all’indietro. Questo particolare volatile spesso finisce al suolo o si schianta su qualche palo che non fa in tempo a vedere. Gli psicologi hanno utilizzato questo albatros per puntare l’attenzione su un comportamento ricorrente che consiste nel consentire che esperienze già vissute condizionino il presente, rendendo il soggetto incapace di elaborarle in funzione del futuro. Si guarda indietro: lo sguardo non è mai avanti nei soggetti con questo problema. La sindrome dell’uccello stupido può diventare patologia: una nevrosi che esplode nell’ossessione di rivivere un passato che non può più tornare indietro. Gli studiosi parlano di prigionia nel passato. Vivere così immobilizza anche nel presente e non c’è più possibilità di trovare pace. Non posso non fidarmi di qualcuno perché l’altra volta sono stato imbrogliato: le brutte avventure capitano a tutti, bisogna evitare di rinunciare a qualcosa perché potrebbe farmi male in virtù di un vissuto passato. Meglio imparare a scegliere bene, per esempio, se parliamo di relazioni sentimentali. Eppure c’è chi rinuncia a una vita affettiva dopo un lutto o la fine di una storia: quella persona ha la testa rivolta al passato e per farla tornare a guardare avanti forse non basteranno i buoni consigli, ci vorrà la psicoterapia per restituirla al presente. Anche convincersi di essere negati per qualche cosa, per una relazione, per una materia a scuola, spesso è un pregiudizio che imponiamo a noi stessi. Dyer parla di autoconnotazioni: si tratta di etichette che ti sei autoattribuito per evitare attività sgradevoli. Per fare un esempio, se la maestra da piccolo ti dice che non sei bravo in arte, quando da grande non saprai fare un disegno, dirai che non sei mai stato capace e che non sei portato. Ma probabilmente hai rinunciato ad applicarti, perché non metterai più l’impegno per cambiare. Dire “io sono fatto così” è un circolo vizioso, ci spiega lo psicologo, che ci affibbierà per tutta la vita una connotazione negativa (ho un brutto carattere, non so parlare bene, non sono portato per la convivenza, ecc.). Con questo atteggiamento si può solo sostituire il passato col presente e non cambiare nulla in meglio. “La natura umana” non esiste”, spiega Dyer: “L’espressione serve a incasellare la gente è a inventare scuse. “Tu sei la somma delle tue scelte e ogni etichetta che conservi come un tesoro potrebbe essere riscritta in ‘io ho scelto di essere così’. Il primo passo è quello di eliminare queste etichette”. Una donna convinta di non essere bella davanti a un complimento può scappare, pensare che la stiano prendendo in giro. Insomma, vivere anche di etichette del passato è controproducente. 

CONVINCERSI DI CAMBIARE IL PASSATO 

La grande debolezza di chi soffre della sindrome dell’uccello stupido è illudersi che potrà cambiare il passato. Probabilmente il soggetto non ha saputo elaborare le passate esperienze: c’è più di qualcosa di irrisolto se ci si “immobilizza” nel presente. Rimuovere convinzioni immobilizzanti non è semplice: credere che tutti gli uomini o le donne siano uguali spinge a ad avere sempre lo stesso comportamento che si è avuto nel passato invece di lavorare sulla scelta che si fa. Un lavoro sulla propria autostima e sulla capacità di costruire il proprio futuro, senza dare la colpa gli altri, può essere il grande passo che porta alla svolta. Chi si convince di non potercela fare, secondo alcuni studi, non impiegherà tutte le proprie forze per superare una determinata difficoltà, come invece fa chi crede in se stesso. Così nel cambiamento: dare un valore al passato superiore al presente implicherà una incapacità di cambiamento. Un comportamento sano consiste nel tenere conto del passato, ma rielaborandolo e dando grande valore al presente e alla possibilità di riscattarsi. L’atteggiamento dell’uccello stupido con la testa rivolta indietro e tipico di chi non riesce ad archiviare un vecchio amore ormai finito. Bisogna imparare a riconoscere il passato come immutabile e avere la capacità di incidere sul proprio presente. Non ci sono soluzioni uguali per ogni persona, ma è necessario non restare ancorati al passato che invece deve essere visto come un viatico, una ricchezza che non tornerà, ma che servirà a fare scelte migliori.

 LA LEZIONE DI DYER 

Lo psicologo e scrittore Wayne Dyer nei suoi saggi avverte che il presente è l’unico momento di cui disponiamo, “perché il passato non si può cambiare più: il momento giusto e qualsiasi momento uno sia ancora tanto fortunato da avere”. Tormentarsi sul passato non serve a niente. Essere consapevole che tormentarsi è inutile e la prima parte di un percorso di liberazione. Sì, perché bisogna sapersi liberare dei comportamenti autodistruttivi. Rattristarti sul passato non serve a cambiarlo ma, al contrario, rafforza l’immagine mediocre che uno ha di sé. “E di gran lunga meglio imparare dal passato che rivangarlo. Le persone libere non si angustiano e non si preoccupano del futuro. Le persone sane sono indipendenti e vogliono che la persona amata sia indipendente. Chi vuole emanciparsi dal passato sa che il fallimento non è che l’opinione di comodo di un’altra persona, opinione da non tenerci perché non può incidere sul valore intrinseco di un essere”. Insomma la felicità e la “guarigione” dalla “sindrome dell’uccello stupido” si raggiunge eliminando le zone erronee per compiere la scelta di vivere consapevoli che ogni normale funzione della vita, nel presente, contiene una qualche gioia.
 
Gaetano Gorgoni

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