Gial Plast condannata a reintegro del lavoratore licenziato dopo interdittiva antimafia

mercoledì 11 settembre 2019

Importante decisione del Tribunale di Lecce e del giudice del lavoro.

Con ordinanza del Tribunale di Lecce del 9 settembre, il giudice del Lavoro M. I. Gustapane ha accolto il ricorso d’urgenza presentato da un lavoratore licenziato da Gial Plast s.r.l. per avere a suo carico precedenti penali risalenti ad oltre 20 anni fa: gli avvocati Fernando Caracuta e Francesco Piro, del Foro di Lecce, hanno rappresentato al Giudice del Lavoro la illegittimità del licenziamento intimato a danno di un lavoratore che, “reo” di aver sbagliato oltre 20 anni fa, aveva poi scontato le proprie condanne e ricostruito la propria vita lavorando onestamente e costruendosi una famiglia.

Il giudice ha ritenuto che il lungo decorso del tempo, unitamente al tipo di reati a suo tempo commessi (le cui pene erano state abbondantemente scontate), non erano tali da ledere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro e, conseguentemente, da comportare l’immediato licenziamento. Allo stesso modo, il Giudice del Tribunale di Lecce ha ritenuto inesistente, al momento del licenziamento, qualsiasi ragione inerente l’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro o il regolare funzionamento di essa che potesse giustificare il licenziamento intimato al lavoratore.

La predetta inesistenza è stata, inoltre, ritenuta manifesta perché, come dimostrato dalla difesa del lavoratore, quest’ultimo, stando ai certificati del casellario e dei carichi pendenti prodotti, non risultava essersi mai reso responsabile di uno dei c.d. reati spia previsti dalla legge, né avere procedimenti pendenti a suo carico. Il giudice del Tribunale del Lavoro di Lecce, pertanto, ha accolto il ricorso presentato dai difensori del lavoratore ed ha così deciso: “ Il recesso datoriale va annullato, ai sensi dell’art.18, quarto e settimo comma, L.300/70 e  GIAL PLAST  s.r.l., soggetto che ha intimato il licenziamento impugnato, deve essere condannata alla reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato e al pagamento di una indennità risarcitoria pari all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento all’effettivo reintegro e comunque non superiore a dodici mensilità, con interessi e rivalutazione monetaria dalla data del licenziamento sino al soddisfo, nonché  al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali”.

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