Prevenzione personalizzata del tumore, Marchetti: "Si può fare, ma su gruppi a rischio"

martedì 10 settembre 2019

“Un passo alla volta, ce la faremo a scoprire come si previene il tumore per tutti”. Paolo Marchetti, luminare oncologo, commenta così la scoperta dell’Istituto dei Tumori di Milano, che apre la strada alla prevenzione personalizzata. Su gruppi di fumatori incalliti si fa lo screening personalizzato per la diagnosi precoce, perché ognuno presenta rischi diversi, a seconda delle diversità fisiche che caratterizzano un soggetto. 

Uno studio bioMILD dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha aperto nuove frontiere nella ricerca per la prevenzione del tumore ai polmoni. Con una Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e test microRNA sul sangue si può scoprire se dei fumatori incalliti svilupperanno il carcinoma polmonare, permettendo degli interventi nei tempi utili a salvare la vita. Crolla, dunque, l'idea che non sia possibile effettuare una diagnosi precoce del carcinoma polmonare. Ora si può capire se ci sono maggiori rischi di cancro e quindi procedere a un maggior numero di controlli e misure preventive.

Abbiamo chiesto un parere su questa scoperta al professore Paolo Marchetti, principe degli oncologi italiani, ordinario di Oncologia Medica presso “La Sapienza” di Roma, Direttore dell’Oncologia Medica al Sant’Andrea e all’Umberto I, che ci ha spiegato che è un importante passo in avanti, ma che siamo ancora lontani dal poter fare prevenzione oncologica personalizzata al di fuori di determinati gruppi a rischio. Nel futuro si spera che si possa capire per ogni persona (anche i sani che conducono una vita regolare) se c’è un rischio tumore attraverso alcuni esami e studiando le caratteristiche dei singoli soggetti. 

INTERVISTA AL PROFESSOR PAOLO MARCHETTI 

Professore, un altro tassello nella ricerca sulla prevenzione oncologica lo ha messo l’Istituto dei tumori di Milano. Oggi si può fare prevenzione personalizzata per quanto riguarda il tumore ai polmoni su alcuni gruppi di forti fumatori…Possiamo arrivare a capire se ogni paziente può sviluppare la malattia e agire attraverso un fitto calendario di controlli e interventi? 

“È vero che per molti contesti si sta passando alla medicina personalizzata e anche alla prevenzione personalizzata. Già sappiamo che alcuni pazienti che sono portatori di alcune alterazioni genomiche avranno una maggiore possibilità di sviluppare il tumore. Si pensi all’esempio più classico: il tumore della mammella con le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2”. 

Dunque, si va avanti in questa direzione?

“Certo, anche se è una strada molto complessa. Dobbiamo fare molta attenzione a non commettere gli errori che sono stati fatti in passato e a non fornire informazioni che cambiano la vita di un paziente, senza avere certezze. Le faccio un esempio: qualche anno fa si era diffusa l’idea che alcune cellule tumorali circolanti fossero il campanello d’allarme di un tumore certo nel futuro. Si pensava che questo fosse un segnale che dopo 2 o 3, ma anche 4 o 5 anni il tumore sarebbe esploso. Se questa previsione, però, non si accompagna a una capacità reale di intervento preventivo, stiamo solo rovinando la vita a una persona. Se lei dice a qualcuno che avrà il cancro, gli devasta la vita”. 

Poi, magari, la previsione risulta anche errata...

“Infatti, non è neanche detto che il cancro arrivi, quando sono in circolo alcune cellule tumorali. Quindi rischieremmo di rovinare la serenità di un paziente senza alcun motivo. Il lavoro fatto all’Istituto tumori identifica un gruppo di soggetti, forti fumatori che hanno una maggiore probabilità di sviluppare un tumore. In questo caso l’allarme può essere utile per modificare quegli stili di vita sbagliati. Un conto, quindi, è poter dire: ‘Lei potrà avere un tumore perché fuma’, un altro è dire ‘lei potrà avere un tumore perché fuma e perché abbiamo riscontrato determinate caratteristiche e alterazioni’”. 

Diciamo che la prevenzione personalizzata e per una frazione più piccola di pazienti, allo stato attuale dei fatti…

“Certamente, sarebbe bellissimo se si potesse fare con tutti. Nel caso della scoperta milanese si tratta di soggetti ad alto rischio, che hanno molta più probabilità di ammalarsi di tumore. In questo caso si possono anche fare degli interventi preventivi: se viene riscontrato un micro-nodulo o altro, si può intervenire. Questo percorso che sta portando avanti l’Istituto tumori di Milano (e che presto sarà esteso anche ad altri istituti) prevede la valutazione di questa piccola parte dell’RNA che si chiama micro- RNA. Sono presenti moltissimi micro-RNA nel sangue circolante. Su alcuni gruppi di pazienti si può fare, in queste condizioni, una prevenzione personalizzata. Questo serve nei pazienti che hanno maggiore rischio di sviluppare il tumore del polmone allo scopo di identificare tutti quei pazienti che hanno un rischio ancora più alto di contrarlo e per i quali è necessario effettuare i controlli specifici”.

Dunque prevenzione personalizzata, ma ancora non per tutti...

“Mi permetto di precisare che si può fare solo su gruppi di soggetti che presentino un rischio diverso di sviluppare la neoplasia polmonare. Si può fare su soggetti con un rischio maggiore. Non siamo ancora nella fase in cui si può fare prevenzione personalizzata sul singolo individuo: sarebbe bello poterlo fare sul singolo. Dire che visto che il soggetto ha un determinato sistema c’è o meno la possibilità di un tumore è ancora una possibilità lontana. Però possiamo dire che siamo sulla buona strada. Con la fondazione di medicina personalizzata stiamo stimolando molto la ricerca: ci stiamo muovendo tanto nel campo della prevenzione. Il professor Russo di Palermo, con la Fondazione di medicina di precisione sta portando avanti un progetto proprio in questa direzione”.

Gaetano Gorgoni

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