Ludopatia, quando il gioco travolge la vita: riconoscerla e guarire

lunedì 9 settembre 2019

La ludopatia si sta diffondendo con più facilità grazie alla possibilità di giocare attraverso internet. I danni sono enormi per la salute psichica dei più fragili e per le ingenti perdite economiche delle famiglie coinvolte. Oggi vi spieghiamo quando il gioco d’azzardo diventa patologico e come curare questo disturbo. Le comunità che prima curavano solo alcolisti o tossici oggi si sono aperte ai ludopatici. Il Ser.D. dell’Asl di Lecce è la struttura pubblica che ha il compito di curare i ludopatici. Ne abbiamo parlato con la psicologa e psicoterapeuta Sara Corallo. 

Nell’’800 e agli inizi del ‘900 molti giovani rampolli del sud, appartenenti alle famiglie aristocratiche o borghesi in vista, si davano appuntamento a Napoli per giocare d’azzardo: qualcuno si faceva prendere la mano e si giocava ville, patrimoni e persino la moglie. C’è chi si è rovinato così, c’è chi è arrivato fino al suicidio: c’è chi continua a rovinarsi (sempre più gente!). Sì, perché oggi l’offerta di gioco è aumentata a livello esponenziale: tra lotterie, sale bingo, centri scommesse, internet e slot nei bar, c’è sempre un motivo per puntare dei soldi in cerca di fortuna. Ma non tutti i giocatori diventano patologici: con la dottoressa Sara Corallo individuiamo il profilo di quelli più a rischio. Il giocatore compulsivo non ha un semplice vizio, ma una patologia che dev’essere curata. Chi gioca è cosciente dei problemi e dei guai economici a cui va incontro, ma non riesce a fermarsi.  Il guaio è che chi ha una dipendenza mette da parte tutte le sue attività quotidiane: tutto passa in secondo piano e l’unica ragione di vita diventa il gioco. Lo Stato prevede interventi specifici: il ddl 13/9/2012 n.1958 garantisce assistenza, percorsi di riabilitazione e cura, ma anche prevenzione della ludopatia. Nonostante non si manifestino segni fisici evidenti, come con l’alcol è la droga, questa patologia può segnare profondamente la vita sociale, lavorativa e familiare di chi ne è affetto fino a provocare, in alcuni casi, la scelta estrema del suicidio. I giocatori compulsivi sono eccitati dal rischio in sé: più il rischio è alto e più scommettono. Davanti a una grossa perdita il giocatore standard si ritira, quello compulsivo rilancia sempre fino a mettersi nei guai. Il ludopatico può avere dei problemi anche fisici causati dall’ansia e dai disturbi del sonno. Spesso i ludopatici hanno problemi con la droga, oppure disturbi di personalità e dell’umore, deficit dell’attenzione e iperattività. 

INTERVISTA ALLA PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA SARA CORALLO

Dottoressa, le faccio una domanda molto semplice, per cominciare: come si sviluppa il disturbo da gioco d’azzardo?

“Anzitutto è importante definire il significato di ‘gioco d’azzardo’ e di ‘Disturbo da Gioco d’Azzardo’. Il gioco d’azzardo è una tipologia di gioco nel quale ricorre il fine di lucro e la cui probabilità di vincita, o di perdita, è ascrivibile al caso, ossia non è attribuibile a elementi che dipendono dal giocatore. I giochi che comportano delle vincite in denaro possono essere molto attrattivi fino a far sviluppare una dipendenza che si manifesta, principalmente, con comportamenti di gioco ripetuti e non controllabili con la propria volontà e con manifestazioni comparabili a quelle che si evidenziano nella dipendenza da sostanze stupefacenti. Questi comportamenti possono provocare gravi disagi per la persona e coinvolgere diverse aree della vita (salute, socialità, famiglia), fino a comportare la perdita di ingenti somme di denaro. Potremmo dire che più una persona gioca, più alto è il rischio che sviluppi un problema di gioco e quindi che un giocatore problematico possa facilmente evolvere in giocatore patologico se continua a giocare. Tuttavia, è bene precisare che non tutti gli individui che giocano d’azzardo sviluppano una forma patologica di dipendenza”.

Come si fa la diagnosi? Quando si può dire che il comportamento di gioco è diventato un problema o una patologia?

“Il gioco d’azzardo diventa un problema quando da passatempo diventa dipendenza e quando da gioco occasionale diviene gioco compulsivo, ossia dominato da un irrefrenabile impulso al gioco. Ciò che caratterizza sempre l’insorgenza di una dipendenza è la perdita di controllo sul proprio comportamento. Segnali importanti che possono aiutare a capire se un comportamento di gioco sta diventando un problema, o un disturbo psicopatologico, possono essere: spendere quantità sempre più crescenti di denaro e di tempo nel gioco; sentire un forte desiderio di giocare e diventare irrequieti/irritabili se non si gioca; rincorrere le proprie perdite continuando a giocare e sperando in delle vincite; mentire a familiari e/o ad amici; indebitarsi o commettere comportamenti illegali per procurarsi i soldi per il gioco. Nell’ambito dei servizi pubblici del Sistema Sanitario Nazionale Italiano (SSN) per le dipendenze, il Ser.D (Servizio per le dipendenze patologiche) opera attraverso una valutazione multidimensionale del bisogno che consiste in una raccolta delle informazioni finalizzata all’analisi dei bisogni e all’accertamento del livello di gravità complessivo che si correla ai comportamenti di uso, abuso e dipendenza”. 

Si può guarire dalla dipendenza da gioco d’azzardo, a fronte anche delle tante tentazioni che ci circondano: gratta e vinci, sale bingo, slot nei bar?

“Come tutte le dipendenze, il disturbo da gioco si può curare. I Servizi Territoriali per le Dipendenze (Ser.D) sono deputati alle attività diagnostiche, cliniche e al trattamento delle dipendenze da gioco patologico e sono composti da specifica équipe (medici, psicologi, assistenti sociali, educatori specialisti della dipendenza e infermieri)”.

Come funziona il percorso psicoterapeutico? Quali sono i primi passi da fare per guarire e quali sono gli obiettivi?

“Il tema della dipendenza è complesso e richiede la collaborazione con diverse figure di cura. L’esperienza clinica ha dimostrato che il trattamento e la prevenzione delle ricadute risultano più efficaci quando si agisce con una modalità di intervento costruita su più livelli, ad esempio integrando un lavoro individuale a carattere psicoterapico con un lavoro in gruppo. In generale, per quanto riguarda la psicoterapia, il lavoro si concentra dapprima sul riconoscimento, e sull’accettazione, da parte della persona della propria condizione e sull’acquisizione di conoscenze dei processi neurofisiologici, cognitivi ed affettivi che ne stanno alla base e che possono determinare eventuali ricadute. Successivamente, sarà importante, insieme alla persona, dare un senso e un significato al suo problema, lavorando su quei fattori che lo hanno portato alla dipendenza da gioco e che lo potrebbero mettere a rischio di ricaduta”.

Quali sono le cause della dipendenza da gioco d’azzardo? Esiste un problema retrostante di depressione, frustrazione, vuoto esistenziale? Esiste una predisposizione? 

“Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che, tra chi gioca d’azzardo, ci possono essere persone più vulnerabili rispetto ad altre a sviluppare dipendenza, in virtù di una combinazione di fattori individuali (alterazioni nei sistemi della gratificazione con bassa efficacia nel controllo degli impulsi), ambientali (relazioni interpersonali problematiche, scarsa presenza di offerte attive di prevenzione) e, altresì, dipendenti dalle caratteristiche dei giochi (facile disponibilità e accessibilità dello stimolo). Spesso chi gioca lo fa per alleviare stati di malessere psicologico, come sentimenti di impotenza, ansia, depressione”.

Come si fa prevenzione? Si potrebbe cominciare dallo psicologo a scuola, secondo lei, come ha suggerito il presidente Di Gioia?

“Nei programmi di promozione della salute e del benessere diviene centrale non soltanto la singola persona ma anche l’intera comunità. Tali programmi si devono configurare come una serie di interventi di sensibilizzazione, informazione ed educazione gestiti secondo strategie globali che prevedano accordi di rete e il coinvolgimento di tutte le Istituzioni, e di tutti gli attori, di un dato territorio. La letteratura ha infatti individuato come più efficaci quegli interventi che coinvolgono i soggetti e le Istituzioni che, a vario titolo, intervengono nella vita della comunità e dei singoli cittadini”. 

Gaetano Gorgoni 
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