Luigi Pelazza a Otranto: vita da "Iena" nel ricordo di Nadia Toffa

domenica 8 settembre 2019

Il giornalista de Le Iene ha ricevuto nella serata di ieri, a Otranto, il premio Caravella, per uno dei suoi servizi sul traffico di armi.

È arrivato a Otranto per ricevere il premio Caravella per uno dei servizi sul traffico di armi: Luigi Pelazza, una vita da “Iena”, con diciotto anni di attività nella trasmissione di Italia Uno e un curriculum di servizi sui segreti del narcotraffico e produzione di armi, racconta la sua esperienza.

Cosa si prova innanzitutto a ricevere un premio?

“È sempre una bella cosa. In 18 anni ne ho ricevuti diversi e quasi tutti per servizi che ho fatto all’estero. Però, ammetto che mi è piaciuta tantissimo questa serata, perché, nonostante si sia toccato un tema delicato, come quello dell’immigrazione, c’era tanta partecipazione e una piazza piena. A dimostrazione che c’è gente che ha voglia di ascoltare e confrontarsi”

Nel corso della serata hai utilizzato un’immagine ironica dicendo che “Le Iene” all’inizio sono partire come “pagliacci” per dire che era una trasmissione a metà tra l’informazione e l’intrattenimento. Nel tempo, ha virato per l’inchiesta e tu, in particolare, hai fatto solo inchiesta. Cosa ti ha spinto verso questa scelta?

“Penso sia una cosa che uno deve avere dentro e che non è solo curiosità, è la voglia di cercare la verità in altre culture, in altri posti. Quando senti parlare di droga, ad esempio, e ti domandi da dove arrivi, quali quantità ci siano e allora decidi di spingerti oltre per capire. Siamo stati gli unici in Colombia, ad andare a Medellin a vedere il cartello colombiano e a comprare con i soldi mezzo chilo di coca, per far vedere chi ce la vendeva. Siamo stati nei campi dove la producevano a vedere la coltivazione, la foglia di coca, il processo col gasolio per estrarre il principio attivo. È una cosa che hai dentro, hai la curiosità di raccontare qualcosa di vissuto da dentro”

Il mondo del giornalismo, però, vive anche di un sottobosco di precari sottopagati. Da volto affermato così ti senti di dire ai tanti colleghi che si affacciano a questo mestiere o che fanno fatica ad emergere?

“Già. Noi facciamo tanto inchieste ma non le facciamo mai sui giornalisti sottopagati, che sono tanti. Però, non bisogna demordere, anche perché è una questione anche di fortuna: io ho cominciato a lavorare in un piccolo giornale e poi in una piccola televisione, ho avuto la fortuna che il mio capo passasse di lì e vedesse quello che avevo fatto: quella lì è fortuna, poi ovviamente devi dimostrare che sei in grado di saper fare determinate cose. Ai giovani, dobbiamo dire assolutamente di non mollare. Se tu perseveri, prima o poi ce la farai”

Inevitabile è un ricordo di Nadia Toffa, dopo la sua recente scomparsa. 

“Qualcuno ha criticato quello che ha fatto Nadia e la maniera in cui si è esposta sui social durante la malattia. Però il messaggio che voleva dare lei è che quando ti capita una tragedia del genere, perché quando vieni colpito da un tumore è una tragedia e i medici oggi ti dicono anche quanto ti rimane da vivere, siccome sei una vittima di questo male, non ti devi vergognare. Bisogna aprirsi e parlare con le persone, e lei questo ha voluto trasmettere. Mentre per molti è facile dietro a una tastiera diventare leoni e giudicare”.

Mauro Bortone 

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