Barbagianni, civette e un assiolo: i "signori della notte" tornano in libertà

venerdì 30 agosto 2019
L'inziativa di Atc Lecce a Melendugno. 

Un barbagianni, tre civette e un assiolo tornano a volare. Sono stati cinque i rapaci notturni liberati la sera di giovedì a Melendugno nel corso della manifestazione “I signori della notte” giunta alla sua settima edizione. Una iniziativa cui l’Ambito territoriale della caccia – struttura tecnico-amministrativa della Regione Puglia – ha voluto dare il proprio contributo al Centro faunistico di Calimera che da sempre si occupa delle cure veterinarie delle specie che popolano l’intero Salento.
Anche per questa ragione, durante la serata, il Centro faunistico di Calimera ha sottolineato più volte la sensibilità dimostrata dall’Atc. “L’educazione ambientale è un percorso e un obiettivo dai quali non possiamo prescindere” ha detto il commissario di Atc Lecce, Gigi Melissano. “Gli animali che liberiamo questa sera sono stati recuperati feriti. Senza l’intervento dei cittadini che li hanno segnalati e il lavoro degli operatori del Centro sarebbero quasi certamente morti. L’equilibrio dell’ecosistema cui sempre dobbiamo auspicare si ottiene con il contributo di ciascuno. Ma è una questione anzitutto culturale. Ecco perché siamo stati felici e orgogliosi di contribuire, anche economicamente, a questo risultato”.

I rapaci curati al centro sono in gran parte cuccioli caduti dal nido o finiti nei guai durante i primi voli: un piccolo ossicino rotto, in natura, significa per loro morte certa. Giovedì sera – all’interno dell’oleificio “Cooperativa Rinascita agricola” di Melendugno e alla presenza anche del sindaco della città Marco Potì – sono stati liberati un assiolo, tre civette e un barbagianni. La prima specie è un uccello migratore che in inverno vola verso l’Africa; si nutre prevalentemente di insetti. Le civette, che nidificano in anfratti tra muretti a secco e alberi d’ulivo, si nutrono di piccoli roditori.
In Grecia sono considerate un portafortuna. A queste latitudini sono vittime di pregiudizi dovuti alla convinzione di un loro presunto legame con la morte. In realtà – ha spiegato Simona Potenza, del Centro faunistico – “la civetta è attratta dalle luci notturne che attirano gli insetti di cui è predatrice. Nel nostro passato contadino spesso l’unico lumicino acceso nella notte era quello delle abitazioni dove si svolgeva una veglia funebre. Arrivata sul posto, la civetta cantava per segnalare alle altre di essere giunta per prima. Da qui si spiega l’errata credenza che ha attraversato per decenni alcune generazioni”.

L’ultimo rapace liberato è quello che più ha appassionato adulti e bambini, per i suoi splendidi colori nocciola e bianco: il barbagianni è un rapace che nidifica tra le mura antiche della città o nelle vecchie masserie e si nutre di piccoli roditori. “Queste liberazioni – ha spiegato ancora Melissano – sono una grande occasione per tutti noi. Non solo restituiamo alla natura queste specie che ci auguriamo si riproducano ma soprattutto possiamo vederli da vicino, evento oltremodo raro e prezioso”.

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