Crioconservazione, cresce il bisogno di assicurarsi un figlio

venerdì 23 agosto 2019

Aumentano le persone che decidono di conservare i propri spermatozoi o gli ovuli in attesa del momento giusto. “C’è chi li conserva anche per 30 anni” - racconta il professore Carlo Foresta. La crioconservazione costa poche centinaia di euro all’anno, ma se si tratta di soggetti con tumori, che in seguito alle cure potrebbero rischiare di non riuscire ad avere più figli, è il Sistema Sanitario italiano che paga. 

La società è cambiata: si fanno i figli sempre più tardi per ragioni economiche e sociali. Il percorso formativo e quello lavorativo sono diventati pericolosamente lunghi e la precarizzazione dell’intero sistema non aiuta a formare una famiglia a cuor leggero. La crioconservazione diventa un’assicurazione per la futura genitorialità in attesa di stabilizzare la propria vita. Ma anche nel caso di gravi malattie conservare gli spermatozoi o gli ovuli permette di mettersi al sicuro, quando le cure rischiano di intaccare irrimediabilmente la fertilità. Si parla moltissimo della crioconservazione: in via sperimentale c’è addirittura chi cerca di utilizzare queste tecniche per ritardare la menopausa. In un centro dell’Inghilterra viene rimosso un pezzo di tessuto ovarico della donna entro i 40 anni e, quando entrerà in menopausa, viene reimpiantato per frenare il processo di menopausa. Ad agosto una mamma trentenne, che era affetta da tumore, è riuscita a diventare mamma grazie alla crioconservazione: ne dà notizia Vanity Fair. La donna ora ha un figlio, dopo chemio e radioterapia per sconfiggere il linfoma di Hodgking (tumore linfatico). Ma la crioconservazione, cioè la conservazione a bassissime temperature di spermatozoi ed ovociti, è una tecnica a cui fanno ricorso sempre più salentini: c’è la possibilità di programmarsi il futuro (soprattutto lavorativo), mettendo al sicuro la possibilità di poter diventare genitore. 

CRIOCONSERVAZIONE PER LOTTARE CONTRO IL TEMPO 

L’idea di crioconservare i gameti umani risale al 1700, ma solo di recente la medicina ce l’ha fatta. I primi studi risalgono agli anni ‘70 e la prima gravidanza da ovocita congelato è avvenuta negli anni ‘80. Il picco di fertilità si ha fino ai trent’anni: in questo caso le possibilità di concepimento naturale si attestano intorno al 25 per cento. Quando l’età aumenta, le anomalie genetiche delle uova sono più frequenti e si riduce la possibilità di restare incinta naturalmente già dopo i 35 anni. Le condizioni socio-economiche spingono tantissime donne a rimandare di molti anni l’idea di provare a concepire un bambino. In una società così pesantemente cambiata rispetto ai tempi in cui erano giovani i nostri genitori diventa la normalità ricorrere alla crioconservazione. Si comincia con un colloquio presso un centro specializzato: le donne devono sottoporsi a un dosaggio ormonale per la valutazione della riserva ovarica e un’ecografia transvaginale con conta dei follicoli antrali. Il medico individua un programma specifico per la paziente in modo che la stimolazione ormonale possa produrre un numero sicuro di ovociti da prelevare. Il prelievo avviene per via transvaginale con anestesia. I gameti saranno, quindi, congelati con una tecnica che ne permette la sopravvivenza dopo lo scongelamento. Il successo di questa tecnica è determinato dal numero degli ovociti congelati (almeno dieci). 

INTERVISTA AL PROFESSOR CARLO FORESTA, UNIVERSITÀ DI PADOVA E COMPONENTE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DI SANITÀ 

Professore, cresce il numero delle persone che decidono di crioconservare il proprio sperma o gli ovuli in attesa del momento giusto, vero?

“Certamente, perché è l’occasione per mettere al sicuro la possibilità di fare un figlio quando si hanno problemi di salute o impedimenti lavorativi nel presente”. 

Come funziona la crioconservazione dal punto di vista tecnico? Quando è a carico del sistema sanitario?

“La donna viene stimolata in modo da produrre più ovociti, con una cura ormonale (si attua lo stesso protocollo della fecondazione assistita), altrimenti non si può crioconservare nulla. Gli ovociti vengono prelevati con una tecnica ecografica: vengono aspirati e crioconservati. Per l’uomo è più semplice perché basta prelevare il seme prodotto. Se non ci sono le indicazioni sanitarie, si può fare anche privatamente. Se il paziente ha un tumore e gli interventi medici o chirurgici possono intaccare la sua fertilità, allora la crioconservazione diventa carico del sistema sanitario nazionale”. 

Questo sistema consente di avere dei figli molto tempo dopo, vero?

“Sono nati dei bimbi con seme crioconservato da oltre trent’anni. Un uomo ha crioconservato i propri spermatozoi a 18 anni e a 49 anni ha deciso di utilizzarli per fare un figlio: è andato tutto bene. Tutto come previsto”. 

Quanto può costare la crioconservazione privata? 


“Poche centinaia di euro all’anno”.

Le strutture che fanno questo lavoro sono fiorite ovunque negli ultimi anni...

“Sempre più persone ricorrono alla crioconservazione. Si fa nelle strutture pubbliche, ma si fa tantissimo anche nel privato. Di solito lo fanno tutti quei centri che poi praticano tecniche di fecondazione assistita per tutti quei soggetti che hanno problemi di fertilità”. 

Gaetano Gorgoni  

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