Autismo, come e dove affrontarlo nel Salento: “Diffidare da finti esperti”

martedì 20 agosto 2019
Il bambino con disturbi dello spettro autistico non comunica, non guarda negli occhi: dà tutta una serie di segnali che permettono di diagnosticare il problema anche prima dei due anni. Oggi, con la dottoressa Antonietta Bove, vi spieghiamo cosa fare e dove rivolgervi, quando c’è il sospetto di autismo: è necessaria una squadra di esperti per ottenere miglioramenti. Nel solo Centro di Matino sono stati diagnosticati 400 nuovi casi in tre anni. Esiste, però, un autismo ad alto funzionamento difficile da diagnosticare, in cui il piccolo sembra anche più intelligente della media. 

Il disturbo dello spettro autistico genera deficit nella comunicazione della reciprocità sociale ed emotiva, nella comunicazione non verbale usata a scopo sociale, nella creazione e mantenimento di legami sociali adeguatamente al livello generale di sviluppo e quella nell’area degli interessi e delle attività. Nel Centro Servizi per l’Autismo di Matino (Le), la Dottoressa Antonietta Bove, presidente dell’associazione “Amici di Nico”, ha accolto 400 nuovi casi (in tre anni) di bambini leccesi affetti da disturbo dello spettro autistico. Per molti anni l’autismo diagnosticato era solo quello evidente, quello dei bambini soli e indifferenti. Poi, Hans Asperger ha parlato di bambini dotati di linguaggio e che partecipavano attivamente alle interazioni sociali, ma che sono affetti dal disturbo autistico. 

Esiste un autismo ad alta funzionalità: “un disordine specifico caratterizzato da un profilo di abilità che non si manifesta in alcuna altra sindrome o semplicemente in una forma di autismo con un quoziente intellettivo piú alto” - ha scritto in un articolo l’esperto Tony Attwood. In questa sindrome si può notare una spinta alla socializzazione con modalità diverse. I bambini con quella che veniva definita Sindrome di Asperger nella prima fase della loro vita non mettono in luce alcun ritardo cognitivo evidente. Ci sono alcuni piccoli con autismo ad alta funzionalità che possono essere molto precoci o dotati per quanto riguarda l´apprendimento della lettura, le abilità numeriche e alcuni aspetti del gioco e della memoria costruttivi. È in questi casi che diventa difficile diagnosticare il disturbo dello spettro autistico: ci vogliono strutture e professionalità esperte e preparate, che si possono trovare anche nel Salento. Con la dottoressa Bove proveremo a chiarire tutti i vostri dubbi e a fornire le “informazioni” utili a indirizzare sulla strada giusta. I dati inquietanti che emergono dalla ricerca epidemiologica ci svelano che una persona su 250 è affetta da Sindrome di Asperger, secondo i criteri che adottano i clinici (Kadesjo Gillberg e Hagberg). 

LE NUOVE TEORIE SULLE CAUSE 

In un precedente articolo, il professore Nicolardi ha spiegato che è stata dimostrata per la prima volta la presenza di un minor numero di connessioni tra la corteccia visiva e quella prefrontale, dove nascono le emozioni, nel bambino autistico. Le disconnessioni tra alcune aree causerebbero l’autismo. Siamo nel campo delle alterazioni dell’anatomia cerebrale. Le ricerche fatte fino ad oggi dimostrano che specifiche alterazioni del DNA sono in grado di compromettere le connessioni cerebrali e la regolare funzione del cervello, causando una delle forme più diffuse di autismo. La corteccia prefrontale nei bambini portatori della mutazione oggetto di studio, rimane isolata e non riesce a comunicare efficacemente con il resto del cervello, generando sintomi specifici dell’autismo: problemi di comunicazione e problemi di relazione. Sul banco degli imputati, oltre a tutta una serie di concause, è finito anche l’inquinamento dell’aria: secondo alcuni studi incrementa fino al 78 per cento in più il rischio di sviluppare il disturbo dello spettro autistico.

INTERVISTA ALLA DOTTORESSA ANTONIETTA BOVE, CENTRO SERVIZI PER L’AUTISMO “AMICI DI NICO”

 

Dottoressa, ci sono dati aggiornati al 2019 sul disturbo dello spettro autistico? Cresce ancora? Quali sono i dati del Salento? 

“Purtroppo dati attendibili non ci sono in quanto non è ancora stata avviata in Puglia una indagine epidemiologica sull’Autismo. Ma si stima, sulla base dei dati nazionali, un autistico su 86 nati. Nel Salento posso dire  con certezza  che negli ultimi tre anni si sono registrate presso la nostra Associazione almeno 400 famiglie con casi di Disturbo  dello Spettro Autistico provenienti dalla sola provincia di Lecce”.

 

Come si scopre l’autismo? Si può fare una diagnosi prima dei 3 anni? Lo sguardo assente è il principale sintomo? L’assenza di relazione è la prova?

“Quando si parla di numeri, di casi, di autismo in  realtà si parla di numeri di diagnosi! Oggi finalmente le famiglie sono più consapevoli e soprattutto i pediatri sono più attenti rispetto al passato. La diagnosi precoce può sicuramente migliorare l’esistenza di un bambino autistico e permette di effettuare le terapie necessarie precocemente. Prima si interviene maggiori sono le possibilità di recupero! La diagnosi di autismo può essere fatta anche prima dei due anni. Ci sono diversi segnali che possono far pensare a una diagnosi di autismo: mancanza di linguaggio o comunque di comunicazione, non guardare negli occhi o non girarsi alla chiamata dell’adulto, camminare sulle punte, movimenti stereotipati e altri segnali. 

Ma le diagnosi per essere accertate devono essere fatte solo a fronte di valutazioni psicodiagnostiche e funzionali specifiche per l’autismo, secondo protocolli scientifici ben definiti”. 

 

Può esistere un autismo più latente, difficile da diagnosticare? 

“L’Autismo ad alto funzionamento è stato sinora difficilissimo da diagnosticare anche a causa di una non sentita necessità di fare diagnosi da parte dei pediatri o delle stesse famiglie, ma oggi si considerano più delicate e pertanto più affrontate”. 

 

Il disturbo dello spettro autistico colpisce tante famiglie leccesi: come si cura e quali strutture a Lecce aiutano ad affrontare questo problema?

“L’autismo non si cura! Ma tanto si può fare con l’intervento cognitivo comportamentale: l’unico riconosciuto efficace dalla Comunità Scientifica e dalle Linee Guida nazionali e internazionali per l’autismo.

La terapia tradizionale, che ancora oggi è disponibile nelle strutture convenzionate in Puglia, non è sufficiente e in alcuni casi la logopedia non potrebbe essere avviata sino a quando il bambino non abbia raggiunto i requisiti per farla! Se il bambino non parla, a volte, non è perché ha un problema di linguaggio, ma di comunicazione, probabilmente dovuto all’assenza di stimoli sociali o alla presenza di comportamenti problematici o iperattività. L’intervento cognitivo comportamentale, secondo l’analisi comportamentale applicata (ABA), va a definire tutti gli obiettivi necessari per insegnare al bambino tutto ciò che è necessario insegnargli: chiedere, aspettare, chiamare, giocare correttamente ... tutto!

Ecco perché si parla di terapie precoci, intensive e soprattutto personalizzate: perché ogni bambino ha la sua programmazione e i suoi bisogni. Un intervento così complesso  ha bisogno di essere sempre monitorato da analisti del comportamento per avere la certezza di una validità dell’intervento. 

Ci sono pochissime strutture o privati che erogano servizi così specifici e secondo le modalità scientificamente approvate. Bisognerebbe diffidare da  chi troppo si improvvisa come esperto ABA o esperto sull’autismo. Servono anni di formazione e altrettanti anni di esperienza prima di poter essere definiti esperti ABA. I nostri Centri e il Nostro personale sono tutt’ora sempre in formazione, dopo più di dieci anni di esperienza”. 

 

È vero che alcuni bambini autistici hanno capacità superiori in alcuni campi?

“Nel caso di autismo ad alto funzionamento ci sono bambini che prediligono alcune attività trascurandone altre, magari di maggiore utilità! Anche questo può essere un segnale del disturbo. Possono essere eccelsi nella pittura o nella musica, ma avere seri impedimenti nelle relazioni sociali”. 

 

Qualcuno ipotizza, dopo la scoperta dei neuroni specchio, che la mancanza di empatia nei soggetti autistici possa essere determinata dal mal funzionamento di questi neuroni. È possibile? Le cause del disturbo dello spettro autistico sono tante: l’inquinamento può davvero avere un ruolo così importante?

“Studi recenti si stanno concentrando su diversi aspetti neurologici e sulle cause dell’autismo e ancora tanto dovrà essere convalidato dall’Istituto Superiore della Sanità. Certamente i fattori più importanti come la genetica e i fattori ambientali sono i maggiori responsabili”. 

 

Cosa suggerisce alle madri che devono confrontarsi con la dura sfida di crescere un figlio autistico?

“L’autismo sconvolge l’intero nucleo familiare, ma bisogna essere consapevoli del lavoro duro che bisogna affrontare ed essere pronti alla sfida: tanti sforzi con apparenti pochi risultati, ma sono proprio quei piccoli risultati che messi insieme, uno dopo l’altro, con tenacia, ti possono dare il sorriso di vedere tuo figlio migliorato!”. 


Gaetano Gorgoni

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