Allergia al nichel contenuto nel cibo e negli oggetti: le cure

venerdì 9 agosto 2019

Monete, collane, biancheria intima, bigiotteria varia e tantissimi cibi contengono nichel: essere allergici a questo metallo porta a tutta una serie di problemi che vanno dalla dermatite ai dolori articolari. Con il professor Mauro Minelli, responsabile per il sud dell’Associazione Medicina Personalizzata, scopriamo come diagnosticare e affrontare questa spiacevole patologia. 

In un recente servizio vi abbiamo spiegato che ignorare l’allergia al nichel può portare fino all’orticaria cronica. Oggi, con uno dei più importanti esperti di disturbi e malattie metaboliche, vi spieghiamo come scoprire e affrontare la patologia che rappresenta una delle cause principali della dermatite allergica da contatto. Si tratta di un’allergia spesso associata all’uso di orecchini, piercing, orologi e altri oggetti metallici, ma può essere scatenata anche da un semplice contatto con oggetti che usiamo sempre, come chiavi, monete o porte, oppure che mangiamo spesso, come un the col limone. Oggi esiste un progetto, che sta portando avanti il professor Minelli, per la produzione di cibi comuni liberi da nichel o con bassi contenuti di questo metallo. L'allergia al nichel esplode perché il sistema immunitario risponde in maniera esagerata a una sostanza estranea all'organismo: è un errore delle nostre difese immunitarie. Il metallo sarebbe innocuo, ma il sistema immunitario scatena la guerra interna. Le cause di questa reazione non sono note, ma si pensa che una predisposizione genetica la favorisca. Il guaio è che il nichel è diffusissimo nell’ambiente. Però questo tipo di allergia può esordire in qualsiasi età, quando l’esposizione diventa insostenibile. Una volta sviluppata l’allergia è difficile che scompaia del tutto, ma oggi vi spieghiamo come intervenire e curare questo problema nel migliore dei modi. 

INTERVISTA ALL’IMMUNOLOGO E ALLERGOLOGO, PROFESSOR MAURO MINELLI 

Professore, il nichel può essere pericoloso per il nostro organismo?

“Il Nichel è un metallo ubiquitario, duttile e molto resistente all’ossidazione, estratto da lateriti e depositi solfurei di origine magmatica. In natura è presente soprattutto nel suolo, nel quale si libera in presenza di un substrato acido; nell’aria, invece, viene liberato da complessi industriali, impianti energetici, inceneritori e può permanervi a lungo per poi ricadere disciolto nelle gocce di pioggia. Il Nichel è contenuto anche in alcuni prodotti alimentari (soprattutto vegetali) in una concentrazione influenzata, oltre che dalle caratteristiche geochimiche del terreno, anche dalla presenza più o meno significativa di particelle metalliche derivanti da fonti d’inquinamento. A causa dell’abbondanza di questo metallo in natura non se ne descrivono stati carenziali ma, per le medesime ragioni, non è facile impostare e poi condurre un’alimentazione che ne sia davvero priva o, comunque, a basso contenuto. È stato stimato che l’assunzione ordinaria di Nichel da parte dei cittadini italiani adulti può variare dai 200 ai 900 microgrammi al giorno, arrivando variamente a nuocere, secondo alcune recenti proiezioni, in circa il 10% della popolazione. Per il soggetto adulto normale, il fabbisogno giornaliero è stato stimato intorno ai 25-35 mg, per quanto la sua funzione biochimica non risulti ancora del tutto chiara. La persistente esposizione al Nichel, causata dalla sua ampia diffusione nell’ambiente, rende ragione dell’elevato tasso di sensibilizzazione allergica al metallo riconducibile ad un’ipersensibilità di IV tipo, che si esprime fondamentalmente attraverso due quadri clinici, la Dermatite Allergica da Contatto (DAC) e la Sindrome Sistemica da Allergia al Nichel (SNAS)”. 

Come facciamo a capire se siamo allergici al nichel? Si tratta di sintomi che potrebbero far pensare anche ad altre patologie...

“Mentre la Dermatite Allergica da Contatto è banalmente caratterizzata dalla comparsa di lesioni cutanee classicamente apprezzabili nelle aree più direttamente sottoposte al contatto fisico col metallo, la SNAS è patologia decisamente più complessa che può accostare, alle possibili manifestazioni cutanee rappresentate da eritemi, eruzioni eczematose, pomfi e vescicole diffuse su ampie superfici corporee, anche sintomatologia extra-cutanea principalmente a carico dell’apparato gastro-intestinale (gonfiore e dolori addominali, stipsi o diarrea, disturbi digestivi). Possono appartenere al corteo sintomatologico della SNAS anche stanchezza cronica, dolori articolari e muscolari tipici della fibromialgia, mal di testa, febbricola, sensazione di bocca urente, angioedema. Tutti questi disturbi clinici, evidentemente imputabili ad un processo infiammatorio progressivamente evocato dal nichel assunto tramite gli alimenti, possono presentarsi isolatamente o in associazione tra loro. Più raramente gli stessi disturbi possono essere provocati dal nichel presente in elementi protesici (ortopedici, odontoiatrici) o in presidi cardiochirurgici (stent) stabilmente impiantati. Per quanto queste osservazioni lascino presupporre che il metallo possa, in soggetti sensibilizzati, stimolare una risposta infiammatoria ed immunologica complessa, con coinvolgimento di numerose cellule e differenti citochine, ad oggi non è ancora stato messo a punto un sistema identificativo di biomarkers diagnostici predittivi associati alla patologia sistemica da Nichel”. 

Ma quale meccanismo innesca questa reazione nel nostro organismo?

Studi recenti pure da noi condotti e pubblicati qualche anno fa, finalizzati a chiarire e a dettagliare i meccanismi immunologici alla base delle reazioni da nichel, suggeriscono che, accanto ad alcuni classici meccanismi detti ‘cellulo-mediati’ (considerati alla base delle dinamiche patologiche classicamente correlate al nichel) possa esserci anche il coinvolgimento di cellule e citochine tipiche delle reazioni allergiche di I^ tipo quali eosinofili, IL-4, IL-5, IL-13. Inoltre nei pazienti affetti da SNAS, differentemente da quelli con sola DAC o da quelli inclusi nei gruppi di controllo, è stato anche osservato un significativo incremento dei livelli sierici di IL-5 e IL-2 dopo specifico test di provocazione orale, unitamente a modificazioni nell’espressione di molecole immunocompetenti sui linfociti sia nel sangue che nella mucosa gastrointestinale. Questi elementi ci porterebbero a pensare che la Dermatite Allergica da Contatto e la Sindrome Sistemica da Nichel, pur avendo nel metallo un comune denominatore eziologico, sono in realtà due entità nosologiche completamente distinte che si muovono con meccanismi patogenetici totalmente diversi.

Quali oggetti della vita quotidiana contengono nichel? Quali sono i cibi a più alto tasso di nichel? 

“Convivere con questa allergia, inizialmente, è molto complicato. Occorre prestare attenzione ai detergenti utilizzati, sia per il corpo che per la casa, al makeup, alle stoviglie, agli indumenti e al cibo. Questo ultimo aspetto è particolarmente complicato da gestire, perché la gamma di alimenti poveri di nichel è ridotta al punto da indurre chi è allergico ad abituarsi ad una alimentazione diversa e apparentemente meno varia. Questo non significa perdere il gusto della buona tavola, ma imparare ad adattare le ricette agli alimenti consentiti. 
È bene ricordare, come in precedenza accennato, che l'allergia al nichel segue percorsi diversi da quelli dell’allergia ai pollini o agli acari della polvere, manifestando solitamente i propri effetti  con azione immunologica ritardata anche di molte ore rispetto al contatto fisico o alimentare con il metallo allergizzante, ciò che può giustificare una reazione prodotta da un qualche alimento che magari, in un primo memento, si pensava di aver ben tollerato.  È questa la ragione per la quale un cioccolatino ingerito oggi potrà sortire i suoi effetti, durissimi, nei giorni successivi. Ciò deve indurre il paziente a seguire sempre scrupolosamente la dieta e lo stile di vita nichel freecosì da preservare il suo organismo da reazioni successive.

Cosa deve evitare chi ha questi problemi?

“Tutti gli oggetti contenenti parti metalliche laddove non espressamente indicato ‘nichel tested’: monete, collane, orologi, anelli, orecchini, piercing, cinture, fibbie, bottoni, parti metalliche di occhiali, scarpe, reggiseni, posate, pentole, chiavi, ecc, gli indumenti di colore nero e, come detto, alcuni alimenti. Da evitare cacao, cioccolato, mais, avena, grano saraceno, cereali integrali, frutta secca, tè, bevande in barattolo, aringhe affumicate, cozze, ostriche, crostacei, tutta la frutta tranne gli agrumi, le banane e le mele; soia, legumi, pomodori, lattuga, cipolle, asparagi, spinaci, funghi  lieviti artificiali, cibi in scatola, margarina”. 

Come diagnosticare l’allergia al nichel?

“L’accertamento della allergia sistemica al nichel si articola attraverso una serie di passaggi diagnostici sequenziali che prevedono, anzitutto, l’esecuzione di un patch-test(applicazione di apparato testante costituito da un supporto adesivo sul quale viene posizionato il solfato di nickel, da rimuovere 48-72 ore dopo la sua applicazione). A seguito della riscontrata sensibilizzazione allergica cutanea al nichel, il paziente, dopo avere condotto per un tempo congruo una dieta restrittiva a basso contenuto di nickel, in ambiente protetto e a cura di personale esperto viene sottoposto a TSO (Test di Stimolazione Orale), praticato in doppio cieco vs placebo, utilizzando dosi crescenti del metallo”.

Come curarla?

“In favore dei pazienti con SNAS, opportunamente e correttamente diagnosticati, potrà e dovrà essere impostato un trattamento personalizzato che potrà prevedere anche una specifica terapia iposensibilizzante, ma che dovrà soprattutto fondarsi su una competente gestione delle problematiche nutrizionali, come sempre difficili da gestire in assenza di indicazioni minuziose e “a misura di paziente”.

Risulta che già in tempi trascorsi voi avete messo a punto un progetto unico ed esclusivo per la produzione di alimenti  dedicati ai pazienti con SNAS. Come nasce e in cosa consiste il progetto pasta e pomodoro nichel free?

“In realtà il progetto, già da noi messo a punto presso il soppresso Centro IMID e realizzato d’intesa con il CNR di Lecce, si chiama Nickel Friendly e nasceva dall’intento originario di fornire soluzioni valide e affidabili al paziente affetto da SNAS che, nelle forme più severe della patologia, è costretto, suo malgrado, a rispettare regimi dietetici a dir poco restrittivi (quando non proibitivi) con esclusione di alimenti di più largo consumo. Pasta e pomodoro sono tra i più ambìti dai pazienti, in quanto ampiamente utilizzati soprattutto dalla popolazione mediterranea. Sono state elaborate diverse ipotesi di lavoro con l’obiettivo di produrre alimenti freschi e lavorati a basso contenuto di metallo e, tenendo conto della fattibilità in termini tecnici ed economici, sono state messe a punto pratiche agronomiche per la produzione in campo e non in acqua (qui è la grande, sostanziale differenza rispetto a ciò che ora si trova in commercio), accuratamente vagliate a partire dall’analisi dei terreni di coltura, escludendo così la coltivazione idroponica. In questo modo, si è giunti alla produzione oggi disponibile, oltre che di grano e pasta, anche di pomodoro fresco e passata di pomodoro a bassissimo contenuto di nichel”.

Gaetano Gorgoni

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