Neuroni specchio, i meccanismi dell’empatia che ci salvano dal narcisismo

mercoledì 7 agosto 2019
 Quando sentiamo un’emozione, siamo capaci di trasmetterla anche agli altri: un meccanismo innato che dobbiamo a dei particolari neuroni che si attivano quando siamo di fronte a qualcuno che soffre o che è felice. Si tratta di neuroni motori che si attivano quando compiamo un’azione, ma anche quando la guardiamo. Determinati assassini o determinati malati psichiatrici (narcisisti, borderline e altri) non hanno capacità empatiche: questo li conduce su sentieri di disconnessione dall’umanità. Abbiamo intervistato il neurologo Antonio Scollato, Direttore del Reparto di Neurologia dell’Ospedale Panico di Tricase. 

I neuroni specchio si attivano quando un individuo esegue un’azione, ma anche quando osserva l’azione altrui. Un gruppo di scienziati coordinato dal professore Giacomo Rizzolati, nel 1992, scoprì l’esistenza dei neuroni specchio: un passo avanti fondamentale che ha individuato la base fisiologica dell’empatia, rivoluzionando la psicologia, psichiatria e la pedagogia. Dalla scoperta iniziale di un sistema specchio si è passati alla scoperta del meccanismo che ci permette di scoprire le emozioni degli altri: su quest’ultima scoperta si sta tutt’ora lavorando. Questi neuroni ricevono le informazioni trasformandole in sensazioni motorie: guardiamo una partita di tennis e sentiamo la tensione e lo sforzo fisico. Il bambino appena nato, in genere, risponde alle azioni della madre con l’imitazione: questo dimostrerebbe che il meccanismo è innato. È come se ci specchiassimo nella persona che osserviamo provando ciò che sente. È una condivisione persino di sensazioni di dolore o di benessere attraverso l’osservazione dell’altro.

“Tutti quanti nasciamo empatici, siamo in grado di sentire gioie, dolori, sofferenze altrui, ma la società e i nostri genitori possono interferire con questo meccanismo innato” - puntualizza Rizzolati nelle interviste. Un meccanismo biologico dovuto alla presenza dei neuroni specchio ci fa sentire vicini agli altri come se fossimo noi stessi in una determinata situazione. La scoperta dei neuroni specchio ha rivoluzionato la scuola e la psichiatria. Anche nel campo dell’apprendimento l’empatia, il comunicare un proprio stato d’animo, è fondamentale. L’insegnante è bravo quando sa comunicare quello in cui crede.  Abbiamo un meccanismo cerebrale, dunque, che ci mette in contatto con l’altro, ma si tratta di qualcosa che può essere mutato e manipolato dalla società in cui viviamo. Cultura sociale e idee esterne possono incidere profondamente su questa capacità di sentire. 

LE MALATTIE PSICHIATRICHE IN CUI MANCA L’EMPATIA

La scoperta dei neuroni specchio è un grande progresso nello studio di tutte quelle malattie psichiatriche dove l’empatia è assente. Narcisisti gravi, borderline e altri malati mentali vivono in un mondo privo di emozioni in cui gli altri sono nemici, competitor o persone che non sono in grado di capirli. Le nuove frontiere della psichiatria sono quelle di scoprire se tutto questo è dovuto a un deficit o a un malfunzionamento dei neuroni specchio. Molto spesso gli assassini hanno dei gravi disturbi psichiatrici che portano all’assenza di empatia. Alcuni scienziati stanno cercando di capire se si può aumentare l’attività dei neuroni specchio mediante i farmaci: l’ormone dell’ossiticina, che compare alla nascita, aumenta la simpatia verso gli altri. Una delle più importanti e diffuse malattie che riguardano l’assenza di empatia è l’autismo: in questa patologia c’è un’enorme isolamento e la difficoltà a mettersi in contatto con gli altri. “Gli uomini nascono per essere in connessione con i loro simili, altrimenti sono destinati all’infelicità. 

INTERVISTA AL DIRETTORE DI NEUROLOGIA DELL’OSPEDALE PANICO DI TRICASE ANTONIO SCOLLATO


Dottore, nel caso di patologie psichiatriche, come narcisismo, borderline e autismo il cattivo funzionamento dei neuroni a specchio potrebbe essere davvero determinante? 

“Psichiatri e psicologi sono stati accusati di aver sopravvalutato questo sistema, in passato, ma nel tempo è stato dimostrato che diverse patologie possono essere ricondotte all’attività di questi neuroni. Ora la scienza si sta misurando in questa nuova scommessa: intervenire su determinate patologie psichiatriche attraverso questo sistema dei neuroni a specchio”. 

Si potrà intervenire con le medicine?
 

“Più che con le medicine, la cosa più interessante che sta venendo fuori è che si può puntare sulla neuroriabilitazione: a Cutrofiano aprirò un centro di stimolazione transcranica: stimolando determinate aree, dove sono presenti questi neuroni, si può intervenire su determinate funzioni, ma questo al momento è ancora oggetto di studi. È un campo molto promettente”. 

È interessante l’ipotesi è che chi non riesce a provare emozioni, essendo narcisista, oppure un bambino autistico, che non riesce a connettersi con gli altri, sia vittima di un malfunzionamento dei neuroni a specchio, vero? 


“È molto interessante questa nuova frontiera della neurologia e della psichiatria. I neuroni a specchio si attivano anche nelle persone prive di una determinata funzione: in chi è cieco e in chi non ha un arto. Questi soggetti con disabilità, che la funzione degli occhi non l’hanno mai avuta, riescono ad attivare meccanismi, ascoltando o guardando alcuni gesti, tipici di chi invece è dotato di quelle funzioni. Si attivano aree cerebrali visive in chi non vede, solo ascoltando lo scroscio dell’acqua”. 


Il neuroscienziato Giacomo Rizzolati, che con la sua squadra ha scoperto negli anni ‘90 i neuroni a specchio, sostiene che il meccanismo empatico sia innato e che poi la società e i genitori possono modificarlo...


“Sembrerebbe di sì. Si tratta di funzioni congenitamente trasmesse. Io credo che ci siano fattori organici e ambientali che possono mutare una situazione di base. Comunque, secondo me, l’ambiente può mutare le cose quando esiste una predisposizione organica”. 

Dove si trovano i neuroni a specchio? 

“Nell’area frontale-basale, nell’area parietale bassa. Il gruppo di Parma, che ha scoperto i neuroni specchio, sta facendo molti passi in avanti in questo campo. Sappiamo dove si trovano e come funziona il sistema. La scienza è al lavoro per darci ancora tante altre risposte importanti”. 


Gaetano Gorgoni


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