Liquori e distillati: differenze e tipologie

martedì 30 luglio 2019

La confusione tra liquori e distillati è un errore diffuso, che possiamo perdonare ai meno esperti perché, tutto sommato, quello delle bevande alcoliche è un mondo decisamente complesso. Per questo un articolo di chiarimento semplice e approfondito può sanare il dubbio portandovi a conoscenza di un piccolo ma interessante scorcio. Qui è dove troverete un piccolo anticipo rispetto a tutto quello che si cela dietro le produzioni e le storie originarie di ciò che ordiniamo comunemente in un bar, magari senza nemmeno pensarci.

 

Sarebbe anche riduttivo potervi mostrare tutto quello che c’è da sapere su liquori e distillati in un unico articolo ma proveremo a darvi una panoramica generale, invitandovi anche a dare uno sguardo a distillati e liquori su SaporideiSassi.it, un portale fornito e sempre aggiornato tra i migliori del settore. Il motivo per cui liquori e distillati non vanno confusi è di tipo storico e tecnico. Storicamente, come vedremo, ogni distillato ed ogni liquore nascono in un posto diverso del mondo, in periodi storici differenti e in società distanti tra loro. Ogni bottiglia, ogni ricetta e ogni etichetta hanno una storia, anche secolare, per cui confonderli è un perdonabile colpo al cuore per cultori, esperti ed estimatori semplici.

 

 

I liquori

I liquori si ottengono da miscele alcoliche di acqua, zucchero e vegetali vari. In alcune ricette è previsto l’utilizzo di ingredienti come il caramello per un effetto dolcificante e colorante. Si tratta di preparazioni dette “artificiali” perché sono il frutto di una macerazione alcolica. Le produzioni dei liquori hanno una storia molto curiosa, come anticipato poco più sopra. Sembra infatti che fino al 1300 l’infusione di vegetali con alcol fosse un’arte degli alchimisti arabi. L’efficacia dei loro infusi divenne popolare al punto da diffondersi rapidamente, al punto da divenire un vero e proprio “mestiere”.

Liquori e Giubileo: una spinosa questione papale

La religione vietava la produzione di alcolici commestibili, per cui questi infusi lo divennero cinque secoli più tardi, in Italia, in occasione di una colica renale che tenne col fiato sospeso l’intera organizzazione di un Giubileo. Il primo, per l’esattezza. Fu Bonifacio VIII a volere fortemente l’evento, il quale ebbe un incredibile risonanza tra i cattolici di tutto il mondo. La storia narra che fosse un uomo verace ed insaziabile, al punto da ridurre sul lastrico le casse della famiglia per i suoi sfarzi ed i suoi eccessi tra cibo, alcole ed eccessi. Poco prima dell’inizio dei festeggiamenti il papa fu colpito da una forte colica renale che mise tutti in agitazione per la sua eventuale assenza dal Giubileo. Due uomini, forse chimici, Raimondo Rullo e Arnaldo Da Villanova, diedero al papa un loro infuso, realizzato con le tecniche di infusione di erbe, e questo inaspettatamente guarì. Il clamore fu di impatto e i rimedi erboristici in infusione superarono il vaglio dell’Inquisizione, alla ricerca continua di pratiche di stregoneria da indagare.

Sambuca – Il liquore tutto italiano

La Sambuca è un liquore dal sapore dolce che si realizza con l’infusione di anice stellato. La miscela di acqua, zucchero, oli essenziali ed erbe ha una ricetta molto variabile e che serve ad aromatizzare il contesto alcolico della macerazione dell’anice con fiori di Sambuco, da cui prende il nome. La prima Sambuca commerciale è ancora oggi prodotta e venduta e nacque a Civitavecchia. Si tratta della Sambuca Manzi, prodotta dalla ditta in cui crebbe il dipendente Angelo Molinari. Egli lanciò la sua Sambuca dopo la seconda guerra mondiale che, con il lancio sul mercato internazionale, prese il nome di Sambuca Molinari che tutti conosciamo.

La Sambuca si beve in numerosi modi, soprattutto servendosi dell’effetto flambé del liquore contenuto in un bicchiere alto e stretto. Il flambé più estremo a base di Sambuca è di origine russa e consiste nel creare un effetto flambé con due bicchieri ed una cannuccia con cui sniffare o bere i residui dopo la bevuta. Questi modi di berla sono detti solitamente “Bum-bum”, “a soffietto” o per l’appunto, “flambé”. La Sambuca si gusta con un chicco di caffè, la cosiddetta mosca, che a qualcuno piace masticare per esaltarne il sapore. Si può anche bere con il fantasma, ovvero l’effetto per cui il liquore diventa opalescente e fluttuante con l’aggiunta di acqua fredda.

Mirto – La tradizione a tavola

Il Mirto è un popolare liquore Sardo ottenuto tramite la macerazione con alcol ed un misto di foglie e bacche di mirto. Le bacche devono essere mature e scure secondo la tradizione, motivo per cui il Mirto è anche chiamato con la precisazione di Mirto Rosso. Questo lo distingue dal Mirto Bianco che si ottiene da bacche depigmentate per cui il colore sarà trasparente. Il Mirto è di denominazione ufficiale della Regione Sardegna ed è protetto dalla relativa categoria di produttori tramite l’Associazione Mirto di Sardegna.

Il Mirto offre benefiche e piacevoli proprietà digestive per cui, la degustazione lenta dopo i pasti è la modalità di consumo ottimale. Molte persone lo scelgono, tuttavia, come aperitivo invernale sebbene sia di difficile abbinamento con il cibo. La miglior resa consiste nel berlo freddo, ghiacciato perché tenuto nel congelatore. In Sardegna, tuttavia, il Mirto è territorio, storia e tradizione per cui fa parte della vita di tutti i giorni con impieghi in altri prodotti alimentari come biscotti e cioccolatini al Mirto. Le bacche sono impiegate per la realizzazione di ottimi prodotti per la cura del corpo biologici e a chilometro zero di piccoli e interessanti marchi locali.

Distillati: da sempre nelle tradizioni dell’umanità

I distillati, a differenza dei liquori, sono bevande alcoliche ottenute da due passaggi nettamente differenti. Il primo consiste nella fermentazione di vegetali per cui a seconda di quello impiegato si ottiene un preciso e differente distillato. Il Whisky è distillato con grano, orzo o mais fermentato mentre il Rum cresce con lo zucchero e la melassa di canna fermentata. La distillazione è un processo che consente di ottenere la gradazione specifica attraverso la maturazione. Essa è caratterizzata da diluizioni e tante diverse ricette che i mastri distillatori conoscono a memoria e che si tramandano anche da secoli.

I principali distillati sono il Whisky, il Gin, il Rum, la Tequila, il Cognac e l’italianissima Grappa che sono anche tra i più commercializzati. Ce ne sono tanti altri meno popolari ma pur sempre degni di degustazione come la Palinla, il Kisrch ed il Mezcal. Ognuno di questi distillati vale un patrimonio da capogiro con una sempre maggiore attenzione verso il panorama delle degustazioni guidate alla ricerca dei sapori più prelibati. Il Whisky è un vero e proprio “prodotto” di culto dato che le maggiori case di produzione ambiscono oggi, in maniera più agguerrita che mai, a conquistare le grazie di Jim Murray, l’ideatore della Bibbia Mondiale del Whisky. Un nome certamente altisonante per chi non è pratico del settore ma che riscuote un seguito mondiale davvero importante.

I distillati sono anche conosciuti con il nome di acquavite perché tra gli ingredienti impiegati per la fermentazione preventiva ci sono frutta, vino, cereali e radici. La distillazione che segue serve a purificare il composto ottenuto e aumentare la gradazione alcolica per l’evaporazione dell’acqua. Questo metodo accomuna gli umani sin dagli antichi egizi che la utilizzavano per produrre vino e sidro. I passaggi successivi da una comunità all’altra, passando per epoche e leader lo hanno reso quello che oggi noi beviamo e apprezziamo. Il distillato appartiene all’umanità praticamente da sempre.

Il Rum – Il distillato rude con una storia di mari, schiavi e tempeste

Il Rum è un distillato ottenuto dalla fermentazione di succo di canna da zucchero e melassa. Il primo vero Rum fu distillato nei Caraibi dagli schiavi delle piantagioni nel XVII secolo. Essi furono i primi a scoprire che le melasse fermentavano e diventavano alcol. La distillazione separa l’alcol dall’acqua e dona il sapore al distillato. Mentre il Rum appena distillato è trasparente, quello maturato assume una colorazione caramellosa e che si ottiene con l’invecchiamento in botti di quercia americana. Qui dentro il Rum penetra nel legno e ne assorbe gli aromi. Per identificare i Rum è stata ideata una scala che ne riconosce le varie tipologie. I Rum possono infatti essere Bianchi, Oro, Scuri, Añejo e Overproof.

Il Rum viene assaggiato durante la maturazione per valutarne la qualità tramite assaggi tecnici che stabiliscono le correzioni. Di solito si ritiene che esso vada tecnicamente degustato alle dieci del mattino per una questione di maggiore lucidità dei sensi. Per una distillazione di piacere bisogna sapere che, essendo un distillato molto alcolico, per scoprirne la texture reale bisogna lasciare che il Rum attraversi il palato e che lasci emergere tutti i sapori e gli odori di cui è composto. Si beve in bicchiere tumbler basso dopo aver riposato per qualche istante.

Whisky – da sempre il distillato numero uno al mondo

Il Whisky è un distillato di culto. Delle sue origini sappiamo che esse siano contese tra Irlandesi e Scozzesi che ne rivendicano in ugual modo la paternità. La prima vera testimonianza del Whisky giunge a non con l’indipendenza Americana ed il contrabbando di oltre centocinquanta anni che ebbe inizio durante il proibizionismo inglese. Esso veniva segretamente prodotto nelle foreste e venduto di contrabbando. Il Whisky è in assoluto il distillato più prodotto e venduto al mondo e il mercato ha recentemente aperto anche alla raffinata produzione giapponese che, con l’ingresso nella Bibbia del Whisky di Bill Murray, è diventato a pieno titolo un prodotto di portata mondiale.

Il Whisky si produce con acqua, cereali, torba e lievito. La ricetta è variabile ma in ogni caso prevede un processo costituito dalla macerazione del cereale, dalla fermentazione, dalla distillazione e dalla maturazione. Una volta invecchiato il Whisky è miscelato ed imbottigliato secondo le norme che ne stabiliscono le procedure di etichettatura e per cui l’età reale non è mai correttamente indicata. Si tratta di una caratteristica dovuta al fatto che con le miscele diventa impossibile stabilire un’età precisa così viene spesso indicata l’età della miscela più invecchiata. Per apprezzare il Whisky occorre un bicchiere dal fondo largo ed un Rum conservato tra i diciotto ed i venti gradi. La degustazione è lenta e mirata all’attivazione di tutti i sensi graduale per far sì che la gradazione intensa non addormenti le papille gustative.

Gin – Il distillato che mandò l’Inghilterra allo sbaraglio

Il Gin è un distillato di cereali aromatizzato con ingredienti vegetali conosciuti con il nome di Botanicals. Si tratta di spezie, foglie e bacche scelti dal distillatore per la propria ricetta. Sul mercato si trovano tante varietà di Gin proprio per la possibilità di combinare i Botanicals a piacimento, senza la necessità di seguire specifiche tradizionali ricette. La sua origine è olandese e risale agli studi di un farmacista impegnato a studiare i problemi della digestione. Egli era appassionato di erbe e distillazioni per cui preparò uno speciale distillato di frumento, orzo e ginepro che chiamò Jenever e che possiamo considerare il primo Gin al mondo del 1658. Dato che il Gin si produceva a basso costo ben presto trasformò l’Inghilterra da una potenza ad una comunità oltraggiata dall’alcolismo della popolazione, anche infantile. La produzione originaria, da allora, è rimasta la stessa con miscele che variano da mastro a mastro.

Il Gin è un distillato molto amato in tutto il mondo e con una particolare fortuna nelle Filippine, il Paese a più alto consumo al mondo. Essi lo bevono in un cocktail tradizionale con succo di Pomelo e che chiamano Gim Pom. Si tratta di un distillato ad altissima diffusione anche per l’impiego nei cocktail dei bar di tutto il mondo e perché la produzione attrae sempre maggiori investimenti per la scoperta di nuovi metodi di maturazione e nuove miscele di Botanicals.

 

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