"Case del Pescatore" a Porto Miggiano, Tar accoglie ricorso: ok alla ristrutturazione

martedì 23 luglio 2019
I quattro ruderi a picco sul mare furono iniziati negli anni '60 e mai ultimati. Per il Tar il "no" della Soprintendenza non fornisce motivazioni dettagliate. 

Le motivazioni del “no” sono troppo vaghe e stereotipate e in più sono arrivate in ritardo e dunque il Comune poteva ignorarle. La vicenda riguarda il progetto di ristrutturazione delle cosiddette “Case del Pescatore” di Porto Miggiano: piccole abitazioni concepite negli anni '60 e rimaste allo stato di ruderi che tuttavia godono di una posizione invidiabile quasi a picco sul mare.
Per le quattro casette di Torre del Mito la società Imp Srl difesa dall'avvocato Tommaso Millefiori- già proprietaria del vicino complesso residenziale e balneare Diciannove - aveva presentato nel 2011 una richiesta di autorizzazione paesaggistica per la ristrutturazione edilizia.
Il 27 giugno dell'anno scorso è arrivata la risposta negativa del responsabile del Procedimento dell'Unione dei Comuni della Costa Orientale ma la società si è rivolta al Tar che nei giorni scorsi ha accolto il ricorso. Il diniego è stato motivato con il parere negativo espresso nel 2014 dalla Soprintendenza secondocui “Tali opere si configurano come interventi non compatibili con la vocazione e connotazione paesaggistica dei luoghi”. Valutazioni generiche bacchetta il Tar: “La giurisprudenza della Sezione ha già più volte evidenziato come nella motivazione del diniego di autorizzazione paesaggistica, l'Amministrazione non possa limitarsi ad esprimere valutazioni apodittiche e stereotipate, ma debba specificare le ragioni del diniego”.

L'istruttoria disposta dal Collegio del Tribunale Amministrativo ha sottolineato inoltre la storia dei manufatti che facevano parte del progetto del ministero del Lavoro, per tramite del disciolto E.S.A.L. – Ente Salentino Assistenza Lavoratori - “Case minime per lavoratori della piccola pesca”. La costruzione non è mai stata ultimata e l'abbandono e il degrado hanno avuto un impatto paesaggistico negativo, già rilevato nel 1962 dal Comune di Santa Cesarea che chiese al ministero di intervenire per sollecitare il completamento dell'intervento.

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