Più di 80 suini nell’oasi, a rischio orchidee e uova: allarme di cacciatori e ambientalisti

sabato 13 luglio 2019

L’Ambito territoriale della caccia e il Wwf hanno avuto un incontro per mettere a punto una strategia per contenere cinghiali e maiali alle Cesine.

L’oasi delle Cesine, è messa in serio pericolo da una massiccia presenza di cinghiali e maiali. Per questo il Wwf ha chiesto la collaborazione all’Ambito territoriale della caccia (Atc).

Un primo incontro è avvenuto giovedì mattina all’interno della Masseria: seduti allo stesso tavolo Luigi Melissano e Alberto Del Genio per Atc, Carmine Annicchiarico e Giuseppe De Matteis per il Wwf. E poi le rappresentanze dei carabinieri forestali, della Asl e del Comune.

Da un primo monitoraggio effettuato anche grazie ad alcune fototrappole installate all’interno della Riserva è emersa la presenza di circa 80 animali, i quali non è ancora chiaro se siano cinghiali o maiali o, molto più probabilmente, un incrocio tra i due. La relazione degli esperti ha sottolineato i rischi che da qualche tempo l’oasi sta correndo, considerato che questa specie, per nutrirsi, “grufola e scava, distruggendo il sottobosco – il 65 per cento delle stazioni di orchidee è già danneggiato - e ingurgitando tutto ciò che è commestibile, alterando dunque l’equilibrio botanico e faunistico dell’ecosistema”.

È una specie che si nutre anche delle uova deposte, non solo quelle di tartarughe terrestri e palustri, ma anche quelle di alcune specie di uccelli che nidificano tra la macchia mediterranea. In un anno le nuove nascite sono drasticamente diminuite.  È emerso anche che l’area protetta “non è più un’area di passaggio ma piuttosto una zona di sosta e possibile riproduzione di un maggior numero di individui rispetto al passato”. Il problema deriva da una liberazione di questa fauna in modo abusivo e illegale, che ha indubbiamente inciso in modo negativo sull’equilibrio dell’Oasi. Si tratta peraltro di una fauna che raggiunge la maturità sessuale all’età di sei mesi, si riproduce due volte all’anno ed è in grado di procreare fino a dieci suidi per parto. Al momento, all’interno della Riserva, ne sono stati individuati circa 80 esemplari, di cui oltre la metà sono femmine. Appare dunque evidente il potenziale distruttivo nell’area dell’Oasi, di soli 348 ettari.

Ma a preoccupare gli enti preposti è anche il pericolo per avventori e bambini, che spesso frequentano la riserva, in molti casi anche accompagnati da animali domestici che potrebbero rivelarsi motivo di attacco da parte delle scrofe. E ancora, ad allarmare le forze dell’ordine è l’ulteriore rischio di incidenti sulla provinciale.

Da qui, la richiesta di supporto all’Ambito territoriale della caccia che ha l’occasione per rivendicare ancora una volta il proprio ruolo nella difesa dell’equilibrio dell’ecosistema. L’Oasi “Le Cesine” è un’area nella quale la caccia è assolutamente vietata. Nei prossimi giorni si avvierà dunque un monitoraggio – anche con il supporto della Asl e dei carabinieri forestali – per la cattura di questi animali. Si sta valutando in queste ore se optare per delle gabbie più grandi, capaci di catturare anche i riproduttori oppure orientarsi sulla scelta di recinti sistemati ad hoc.

“L’Oasi è davvero in pericolo – ha sottolineato Gigi Melissano, commissario di Atc – e noi siamo ovviamente pronti ad intervenire rispettando le prescrizioni di legge. Lavorare accanto al Wwf per tutelare la Riserva che in tanti ci invidiano è per l’Atc una grande occasione. Due mondi apparentemente così distanti si incontrano, ciascuno con le proprie competenze, per difendere un delicatissimo ecosistema. E questa è una vittoria di tutto il territorio”. 

 

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