"Al Sud manca personale e si muore prima": la battaglia dell'Ordine dei Medici

venerdì 12 luglio 2019

La battaglia dell’Ordine dei Medici leccese, sostenuta dalla Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, continua: l’autonomia differenziata fa paura perché scatenerebbe una sanità a velocità ancor più diverse, senza un meccanismo di perequazione serio. Il presidente De Giorgi: “Noi dobbiamo darci una svegliata e diventare più efficienti, ma un provvedimento del genere aumenterà il gap. Il paradosso è che i viaggi della speranza aumenteranno e i nostri soldi finanzieranno la sanità del Nord”. 

Ne abbiamo già parlato in passato, con il blocco del turnover degli scorsi anni e i tagli che ha subito la sanità pugliese la nostra regione si ritrova migliaia di medici in meno rispetto alle regioni del nord, a parità di utenza. Già senza l’autonomia differenziata siamo lontani dalle pari opportunità tra pazienti del Nord e del Sud, perché abbiamo una sanità italiana a velocità differenti. La riforma di cui si discute in questi giorni, dalle bozze che trapelano, inquieta soprattutto per gli effetti su sanità e istruzione al sud. Le regioni, ognuna con ricchezza e peculiarità diverse, otterrebbero più autonomia per superare il tetto di spesa per il personale sanitario, gestire in maniera autonoma ticket, sistema tariffario, politiche del farmaco e spese per le infrastrutture. Ogni Regione potrebbe stipulare accordi con le università del territorio, attivando quindi percorsi formativi di specializzandi medici con contratti a tempo determinato come alternativa alla formazione specialistica già esistente. Ci sarebbe una regionalizzazione della sanità a vantaggio dei più ricchi, senza un forte meccanismo di perequazione, che allo stato attuale sembra assente dalle proposte. Senza una distribuzione in base a criteri di solidarietà ed equità le regioni più povere avranno ancora meno personale e meno soldi da spendere, come ci spiega il presidente dell’Ordine dei medici, Donato De Giorgi, nell’intervista di oggi. Lo stesso meccanismo avverrebbe per la scuola con le nomine regionali dei professori tra gli abilitati del territorio regionale. I medici migliori sarebbero, inoltre, attirati dagli stipendi più alti del nord e da noi la sanità diventerebbe sempre di più di serie B. Il presidente dell’Ordine dei Medici, insieme alla Federazione nazionale, ha già cominciato la sua campagna di sensibilizzazione da tempo: ora fa circolare un video di Francesco De Giorgi che racconta l’incubo di una sanità senza personale e tecnologia sufficiente. La moral suasion verso i parlamentari è già cominciata. 

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI, DONATO DE GIORGI

Presidente, l’autonomia differenziata fa molta paura al Sud: c’è davvero il rischio di una sanità differenziata? Le differenze, però, esistono già...

“È proprio questo il problema! Se non esistesse già un gap, potremmo pure pensare a un tipo di riforma del genere, ma noi partiamo svantaggiati in maniera drammatica!”.


La Puglia ha quasi 20mila dipendenti in meno negli ospedali rispetto alla Toscana: la situazione è già iniqua. 

“La Puglia è già agli ultimi posti per numero di dipendenti su 1000 abitanti: abbiamo l’8,9 dipendenti su mille contro i 17,5 della Valle d’Aosta o il 13,7 della Toscana. Ma, teoricamente, al di là del personale medico in meno che abbiamo rispetto alle regioni del nord, qui mancano tanti operatori sanitari. Se questa non è sanità differenziata, non so cosa dire. C’è un altro dato, che sembra meno importante, ma che deve fare riflettere:  l’età media dei medici è molto più alta al sud rispetto al Nord”. 

Quali sono le cause di una situazione così drammatica già in partenza? Questo peggioramento è dovuto ai tagli del passato, al blocco del turn-over o a cos’altro?

“Le cause sono tantissime, certamente anche la spending review. Quella della sanità è stata definita ‘nuova questione meridionale’. Naturalmente, in mezzo a tutti questi problemi, c’è anche quello del non essere virtuosi, nel non essere efficienti in alcuni settori e in una serie di altri atteggiamenti sbagliati”.

Di recente lei ha denunciato la grave situazione di carenza di personale e di problematiche nei reparti dell’ospedale di Gallipoli. Lei ha chiesto maggiore attenzione anche alla Regione Puglia, perché si stanno spendendo tantissime risorse per il DEA e poco per altri ospedali centrali nella rete salentina...

“Certamente. Una sanità differenziata aggraverebbe ancora di più le problematiche: le regioni più forti potranno ottenere più personale meglio retribuito. Chi verrà a lavorare in Puglia? Andranno tutti in Veneto. Con questo tipo di riforma i medici del Nord avrebbero risorse in più ed emolumenti in più. Stesso problema per la formazione”. 

È necessario, dunque, un meccanismo di perequazione serio...

“Esattamente. È per questo che ci stiamo muovendo: per evitare squilibri ancora più gravi. Noi non siamo contrari all’autonomia, se a tutti vengono garantite pari opportunità, ma in questa situazione partiamo già indietro qui al sud e il gap aumenterebbe. Noi dobbiamo darci una mossa per essere efficienti e sostenibili, ma bisogna garantire a tutti pari opportunità”. 

Non è ancora risolto il problema dei viaggi della speranza, che spostano risorse nella sanità settentrionale. 

“Con questa riforma il problema aumenterebbe: diventerebbe un’ulteriore causa di migrazione sanitaria. Il Veneto, che ha un PIL più grande, si terrebbe le risorse, anche le tante che vengono trasportate con la migrazione sanitaria dai pazienti del sud, senza alcuna solidarietà nei confronti dei territori svantaggiati. In questo modo si farebbe strada il principio che il più ricco ha diritto a una sanità migliore. Abbiamo già dei segnali allarmanti al sud: la vita media a Napoli è inferiore di tre anni rispetto a chi vive a Pisa. Tre anni non sono pochi: questo è dovuto a un gap sanitario evidente”. 

I medici del Sud si stanno organizzando per questa moral suasion nei confronti del governo?

“Non solo i medici del Sud: anche la Federazione nazionale ci sta dando una mano. Tutti i medici sanno che la salute deve essere un diritto per tutti”. 


Gaetano Gorgoni

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