"Mezzogiorno federato contro il secessionismo": convegno alle Cantelmo

domenica 30 giugno 2019

Mezzogiorno federato contro il secessionismo per l’unità del Paese: appuntamento con l'evento organizzato dal Movimento Italia Mediterranea, lunedì 1 luglio, alle 19 presso le Officine Cantelmo, Lecce.

Introdurrà i lavori Fernando Caracuta, coordinatore provinciale, relatore Claudio Signorile, Presidente Nazionale. 

Interventi programmati: Natasha Mariano Mariano, Maria Rosaria Manieri, Pierpaolo Patti, Luigi Di Viggiano, Raffaele De Giorgi, Biagio Marzo.

Hanno aderito al convegno: Ernesto Abaterusso, Carlo Alberto Augieri, Teresa Bellanova, Loredana Capone, Bruno Ciccarese Gorgoni, Giorgio Costa, Luciana D’Aleo, Vito D’Armento, Alessandro Delli Noci, Sandro Frisullo, Gaetano Gorgoni, Paolo Greco, Antonio Lia, Dina Manti, Corradino Marzo, Federico Massa, Oreste Massari, Stefano Minerva,  Rocco Palese, Mimmo Pavone, Giovanni Pellegrino, Paolo Pellegrino-prof- , Adriana Poli Bortone, Paolo Protopapa, Carlo Salvemini, Luigino Sergi.

Il Movimento Italia Mediterranea è incardinato nel primato dell’Europa Riformata; nella costruzione del Mezzogiorno federato; nella riunificazione e coesione del Paese sconfiggendo ogni spinta separatista. Le sue radici sono nel meridionalismo riformista e progettuale. La rinascita della politica, alla quale vuole concorrere, non segue il percorso della costruzione di partiti con pezzi di altri partiti, ma la convinzione che un nuovo sistema politico è il risultato di aggregati dei territori, di interessi forti, di valori vissuti; non necessariamente omogenei ma fortemente identitaria e capaci di riconoscersi in un progetto. il Mezzogiorno assume un ruolo centrale nella formazione del nuovo Continente euro Mediterraneo, aperto allo sviluppo delle realtà africane, e sollecitato dal nuovo protagonismo della via della seta.

In questo contesto, il Movimento per l’Italia Mediterranea ha il dovere di arrestare il processo di demolizione sistematico della società meridionale considerata come buco nero, centro di malaffare, mala politica e malavita da dissolvere per impedire che il male si estenda al corpo sano della Nazione.

Serve quindi al Paese una nuova classe dirigente meridionale che dia sostanza di contenuti e freschezza di innovazione alle scelte civili e culturali, economiche e politiche di un’Italia Mediterranea consapevole dei processi degenerativi da combattere e dei fattori di risanamento e sviluppo da avviare.

Questa giovane e nuova classe dirigente, italiana e mediterranea, diventa protagonista come espressione del popolo attivo, della sua volontà di rinascita, del suo orgoglio identitario; si costruisce e si afferma nelle lotte per il lavoro, la giustizia sociale, l’eguaglianza delle opportunità, il risanamento del territorio, l’uso onesto ed efficiente delle risorse umane, fisiche, finanziarie, che già sono presenti nel nostro Mezzogiorno.

Nella formazione della nuova classe dirigente due obiettivi sono di immediata è necessaria realizzazione: fermare quei processi distorsivi nella realizzazione delle autonomie differenziate prima che divengano irreversibili ed il Paese venga vulnerato nella sua unità sostanziale; realizzare il Mezzogiorno federato come strumento di rinascita e protagonismo strategico.

La unità del Paese, deve essere la conseguenza positiva della attuazione dei dettati costituzionali e deve derivare dalla definizione del livello essenziale delle prestazioni concernente i diritti civili e sociali su tutto il territorio nazionale senza disuguaglianze pregiudiziali.

È quello che prescrive l’art. 117 della Costituzione Italiana alla lettera m del secondo comma. La mancata attuazione come decisione prioritaria di questo dettato costituzionale è stato un atto di miopia politica e di debolezza istituzionale che va immediatamente corretto. Il Mezzogiorno è stato tradito da chi doveva rappresentarlo; cancellato nelle prospettive da chi doveva guidarlo. Per determinare le condizioni necessarie ed urgenti  per la definizione da parte dello Stato,del livello essenziale delle prestazioni si chiedono due referendum abrogativi:  il primo riguarda parte dell’art. 1 dlgs 216/2010 sulla definizione transitoria dei fabbisogni standard; il secondo riguarda parte del comma 449 della Legge 232/2016, sul dimezzamento della perequazione comunale.

Per il secondo obiettivo, si chiedono i referendum regionali finalizzati ad accelerare il processo federativo nelle Regioni del Mezzogiorno.

Secondo le norme statutarie di ciascuna regione si definiscono le condizioni per poter modificare in senso federativo poteri ed istituzioni, unificando la programmazione e la gestione di almeno il 50% dei fondi comunitari e nazionali , in una progettualità interregionale finalizzata alla armatura infrastrutturale del territorio, alla formazione, alla crescita, alle politiche di sviluppo tecnologico e di servizi, alla eccellenza agroalimentare ,con l’obiettivo di realizzare nell’Italia Mediterranea la grande piattaforma economica e logistica Euro Mediterranea.

Il destino dell’Italia mediterranea passa attraverso il destino dell’Unione Europea, e la rigenerazione delle sue finalità e delle sue politiche. Nello scontro che si va definendo fra unionisti, riformisti e sovranisti, la parola di confine è la utilità dell’Unione Europea per il benessere e la sicurezza dei popoli. Non

Gli unionisti la ribadiscono; i riformisti la rilanciano; i sovranisti la negano.

Le elezioni europee del maggio 2019 hanno affrontato il tema generale dell’Europa attraverso la concreta dimensione degli interessi nazionali e di area. Sono state le prime elezioni europee vere, perché direttamente incardinate nella coscienza in formazione del conflitto in atto, nel quale le questioni interne, di potere ed economiche, ma anche identitarie e sociali, si intrecciano sinergicamente con le evoluzioni del sistema comunitario, le sue difficoltà, problemi, conflitti, interessi contrapposti, debolezze e politiche. Unionisti e riformisti hanno vinto, i Sovranisti hanno perso. E questo è stato un elemento di chiarezza da cui ripartire.

Ma le contraddizioni rimangono. L’Europa sta pagando la mancanza di un compiuto progetto europeo di sviluppo, di rifondazione istituzionale e territoriale, monetario e militare, con lo scopo di completare, o almeno portare molto più avanti il compimento del progetto politico comunitario. Conseguenza di questa mancanza è l’impotenza a decidere, manifestasi troppe volte su problemi importanti, che ha indebolito il ruolo dell’Unione europea.

Questa condizione va rovesciata con un forte messaggio politico capace di identificare azioni visibili e che muovano le coscienze.

Dopo queste elezioni è necessario uscire dalla difensiva, puntando sulla rigenerazione del progetto europeo, sulla crescita, sul lavoro, sulla solidarietà, sulla sicurezza, sulla autorità della UE nello scenario mondiale. Bisogna battersi su proposte definite ed impegni concreti, per raccogliere il consenso e rafforzare le alleanze.

Il Mediterraneo è un mare interno all’Europa, e fa parte integralmente delle sue strategie. Nel Mediterraneo l’Unione Europea è in gran parte Italia.

Da questo si deve partire per spiegare ai cittadini italiani, in primo luogo, cosa è l’Italia mediterranea. E farlo capire, con forza, ai concittadini europei.

Claudio Signorile  

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