Medicina a Lecce, "Inevitabile per migliorare la qualità della sanità"

lunedì 24 giugno 2019

La Facoltà di Medicina a Lecce è un sogno che la comunità medica e accademica locale insegue dal lontano 1969. L’Università migliorerebbe la sanità e la ricerca medica, ma gli ostacoli sono tantissimi: principalmente le risorse.  In un convegno medico a Gallipoli è stata rilanciata l’idea: Regione e Università di Bari sono determinate ad aprire un corso a Lecce. Scoppia la polemica sul baricentrismo. In Unisalento storcono il naso: “Hanno aperto Medicina a Taranto senza coinvolgerci”.

Le professioni sanitarie sono ancora richiestissime sul mercato del lavoro: servono medici, perché in tantissimi continuano a pensionarsi senza essere rimpiazzati. Ogni territorio migliora la sua sanità e i servizi quando viene aperta una Facoltà di Medicina. La ricerca, il personale, le competenze e persino i servizi migliorano. Lecce è pronta, ne è convinta la comunità medica, che in un convegno recente a Gallipoli ha rilanciato il tema. “L’Università di medicina a Lecce non è un sogno, è un percorso - spiega il presidente dell’Ordine dei Medici, Donato De Giorgi - Sono convinto che alla fine di questo percorso apriremo la Facoltà di Medicina. Dobbiamo attendere il nuovo rettore, perché è necessaria l’integrazione con Unisalento”. A luglio sarà eletto il nuovo “magnifico” dell’Università leccese, Vincenzo Zara è stato snobbato dai vertici regionali in occasione della nascita del corso di Medicina e Chirurgia a Taranto: si dice che non abbia ricevuto nemmeno una chiamata per essere informato. “Dovrà chiederlo al nuovo rettore se è possibile fare una Facoltà di Medicina a Lecce” - taglia corto al telefono l’attuale “magnifico”. Però è chiaro che i problemi sono tanti e le visioni contrapposte. Innanzitutto c’è la visione dei vertici baresi, che pensano a un’Università della Puglia, con centralità barese e ramificazioni in tutta la regione. Questa idea si contrappone a una visione “autonomista” leccese in cui si chiede un proprio Dipartimento. Carlo Foresta, componente del Consiglio Superiore di Sanità, luminare di origini leccesi, fa il tifo per noi e promette anche una collaborazione nella ricerca con l’Università di Padova: “La facoltà di Medicina, in questo periodo, ha una particolare positività: il momento è molto favorevole. Bari e Foggia ci sono: una scuola di Medicina a Lecce sarebbe di grande equilibrio dal punto di vista territoriale e per offrire servizi più efficienti. Una scuola di medicina può collegarsi alle strutture sanitarie creando qualità. La carenza dei medici richiede un riequilibrio delle scuole di medicina sul territorio pugliese. Pertanto è da considerarsi come grande opportunità l’individuazione di nuove scuole piuttosto che sovraccaricare scuole già esistenti, che in ogni caso dovrebbero distribuire gli studenti e specializzati nei vari ospedali del territorio. Vedo con grande ottimismo e determinazione questa opportunità: sono pronto ad essere al fianco di questo progetto”.

L’IDEA DELL’UNIVERSITÀ DELLA PUGLIA A GUIDA BARESE

Regione Puglia e Università di Bari hanno già un progetto chiaro che si sta sviluppando con l’apertura del Corso di Medicina e Chirurgia a Taranto. La prossima tappa è Lecce. Il professor Loreto Gesualdo, presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Bari è convinto che il sogno leccese possa prendere vita presto. “A Taranto avremmo già i primi 60 studenti di medicina e chirurgia per l’anno 2019 - 2020, adesso tocca a Lecce - spiega - Non dobbiamo guardare all’università di Bari, a quella di Foggia o a quella di Taranto, ma a un’unica grande università della Puglia. Dobbiamo permettere a tutti i nostri studenti di poter studiare nella propria regione, perché questo permetterebbe a tutte le famiglie di risparmiare tantissimi soldi e di investirli sul territorio”. Il discorso non fa una grinza, ma i professori leccesi lo giudicano poco concreto e lanciano l’allarme baricentrismo.

I CANDIDATI ALLA CARICA DI RETTORE TRA CONCRETEZZA E SCETTICISMO

“Sarebbe un investimento di crescita del territorio e della nostra sanità - spiega il professore dell’Unisalento, Fabio Pollice, candidato alla carica di rettore -  In realtà hanno aperto a Taranto senza coinvolgerci: è stata una scelta unilaterale. L’Università della Puglia non è un progetto condiviso da noi. È un progetto della Regione Puglia, ma non lo ritengo né opportuno né efficiente. Non è dimostrabile l’efficienza di un’Università della Puglia. L’università leccese nasce dal basso, 60 anni fa: è la comunità locale che deve sostenere un progetto simile. Nelle altre realtà c’è un tessuto produttivo diverso. Mentre in altri territori hanno investito sul manifatturiero, qui a Lecce abbiamo investito sulla cultura. Si può parlare di un progetto che porti a una maggiore collaborazione con gli atenei, ma bisogna creare una rete equipotenziale in cui tutti hanno lo stesso peso. Se l’ateneo barese apre a Taranto, senza nemmeno coinvolgerci, vuol dire che non ha molta considerazione del nostro Ateneo. Ci vuole una strategia comune che ci proietti all’esterno, invece di farci la guerra. Non si è creata mai nessuna facoltà di medicina con risorse endogene. Per fare l’università di medicina ci vorrebbero i soldi della Regione”. Il progetto presentato non andava bene sul piano finanziario: il Cda dell’Università leccese ha ritenuto il progetto del corso di medicina in inglese, di cui si è molto discusso, insostenibile economicamente. Pensare a un Corso di laurea in inglese di medicina non significa avere le risorse per realizzarla. Dopo la deindustrializzazione, c’è anche una deculturalizzazione del sud: una politica dissennata continua a negarci le risorse, invece di investire su un settore che crea davvero sviluppo. Gli atenei del sud sono sempre più svantaggiati”. 

“La Facoltà di Medicina a Lecce? Sarebbe bello, un grande contributo per la sanità, ma i soldi e le forze dove sono? Come si garantirà continuità? - chiarisce il professor Luigi De Bellis, anche lui candidato alla carica di rettore - Non mi risulta che Bari abbia il personale docente per aprire un corso a Lecce. Come dice Totò, ‘è la somma che fa il totale!’. Servirebbe moltissimo al territorio, ma c’è già una protesta perché si teme che tolga risorse a tutti gli altri. Se trovassero le risorse, sarebbe opportuno: del resto sarebbe solo una gocciolina nel bilancio della sanità pugliese. Bisogna pensare a quando paga la sanità pugliese per pagare i ‘viaggi della speranza’ al nord e ai vantaggi che produrrebbe Medicina a Lecce. Glielo dice un livornese, che si è rivolto a una struttura del nord pur vivendo a Lecce. Una facoltà di medicina darebbe qualità ulteriore all’offerta. Si può fare sperimentazione in oncologia: molti protocolli sperimentali potrebbero nascere qui. Io noto che c’è una sorta di baricentrismo: non si può aprire il corso di medicina a Taranto, senza nemmeno una chiamata al rettore leccese. Poi, ci vorrebbe un Dipartimento a Taranto, perché se deve venire il professore di Bari e poi andarsene, finite le lezioni resta il deserto. A cosa serve un Corso di Medicina così? Ci vuole una visione chiara, un progetto serio e condiviso”.

“Mi sembra molto difficile un’iniziativa del genere senza ingenti risorse - chiarisce il professor Michele Campiti, in corsa per diventare rettore leccese - Potrebbe essere un salto di qualità, ma attualmente la vedo dura. Potrebbe avere un impatto negativo sui corsi che già ci sono. Bisogna essere pronti per accogliere Medicina, bisogna arrivare preparati. Io sono favorevole, ma dagli annunci ai fatti, poi, ci vogliono le risorse. È necessario un progetto chiaro e una visione, altrimenti si rischiano brutte figure”.

“Io penso che vada esplorata la possibilità cercando le risorse - spiega il quarto candidato alla carica di rettore, il professor Giuseppe Grassi - La Regione Puglia ha dato 25 milioni di euro a Bari e 19 a Foggia per le rispettive scuole di Medicina. Io esplorerei la possibilità di creare una Facoltà di Medicina. Lecce non può fare da sola: bisogna farlo in tandem con Bari. Non va bene il concetto di Università della Puglia: si può collaborare con l’Università di Bari nel rispetto dell’autonomia. Non possiamo fare un corso di medicina da soli per legge, ma si può fare interateneo con Bari. Bari non può aprire un corso di laurea a Lecce senza coinvolgere la nostra Università. Bisogna ragionare con la Regione Puglia sulla base delle risorse disponibili. Ci sono pochi medici e mi sembra opportuno lavorare su questo progetto”.

Gaetano Gorgoni

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