Dalla dialisi domiciliare a quella alberghiera nel Salento

martedì 18 giugno 2019

L’obiettivo della deospedalizzazione è possibile in Puglia grazie a un progetto che permette a chi è malato di autodializzarsi, facendosi controllare dal medico a distanza (con la Telemedicina). Sono nate due control room a Gallipoli e a Lecce. Nella Perla dello Ionio pronta la teledialisi alberghiera per i turisti. Però il presidente dell’Ordine dei Medici lancia l’appello: “Più risorse per l’ospedale di Gallipoli, che è stato dimenticato. Si apra l’Università di Medicina a Lecce”.

Nel Salento la teledialisi alberghiera diventa realtà grazie a un rapporto virtuoso tra pubblico e privato. In questo modo si raggiungono tre obiettivi essenziali: limitare gli accessi in ospedale (con un enorme risparmio di tempo, personale e denaro) per i pazienti cronici di questo tipo, umanizzare la medicina (permettendo a chi è costretto a fare queste terapie a vita di restare vicino ai suoi cari o in un ambiente vacanziero ricco di comfort) e assistere a distanza chi ha bisogno di informazioni o cure.

Grazie alla tecnologia nasce un modello di sanità diverso. Ci si cura a casa o in albergo senza disagi e file inevitabili negli ospedali, con un grande vantaggio economico e di comfort per i pazienti e per il sistema sanitario. Gli alberghi che aderiscono al progetto possono così fornire un prezioso servizio in più, che fa la differenza. Durante la conferenza di presentazione del nuovo progetto di teledialisi alberghiera, che si è tenuta in mattinata, all’interno della sala conferenze dell’ospedale “Sacro Cuore di Gesù”, il Presidente della Scuola di Medicina dell’Università di Bari e coordinatore regionale trapianti, professor Loreto Gesualdo, spiega che Lecce merita una grande sanità. Il luminare alimenta nuove speranze di far nascere l’università di Medicina a Lecce. Inoltre, secondo il professore, bisogna far crescere la branca dei trapianti nel Salento.

LA DIALISI COMODA SU UNA POLTRONA D’ALBERGO

L’insufficienza renale cronica impone il trattamento dialitico: oggi si stima che oltre 50 mila pazienti siano costretti a fare queste terapie. Si stanno verificando 10 mila nuovi casi all’anno. La dialisi è un processo artificiale di rimozione delle scorie e dei liquidi in eccesso dal corpo, necessario quando i reni non funzionano in maniera adeguata: oggi si può fare a casa o in hotel, durante la vacanza. Ancora troppi pazienti sono costretti a recarsi 3 volte a settimana in ospedale per fare 4 ore di emodialisi, con un’incidenza molto negativa sulla vita sociale e professionale. “Smart Health 2.0”, progetto finanziato dal Ministero, che coinvolge 26 partner, punta alla “domiciliarizzazione” del paziente cronico. Con la struttura nefrologica di Lecce e quella di Gallipoli, di cui è responsabile il dottor Alessandro d’Amelio, un nuovo importante servizio è a disposizione di cittadini e turisti. Il sistema di teledialisi permette il controllo continuo della seduta dialitica attraverso due control room: questo permette di garantire la qualità della cura anche nel luogo di villeggiatura.

“Il futuro e consiste nel curare i malati cronici con il supporto del territorio: la parola d’ordine è deospedalizzare - spiega il professore Loreto Gesualdo - Il malato deve essere considerato una persona, che in una situazione di stress guarisce meno bene: è per questo che abbiamo creduto in un progetto che permettesse a tutti di poter fare delle terapie molto difficili nel proprio ambiente domestico oppure mentre si è in vacanza. È in questo che consiste l’innovazione del progetto di teledialisi alberghiera: il paziente può organizzare la sua vita senza sottostare agli orari di un ospedale. Si può lavorare, oppure stare in vacanza, organizzando la propria terapia a seconda dei propri ritmo di vita. Oggi per lo spostamento non è più necessario portarsi appresso tutti i macchinari: ci sono alcuni alberghi che forniscono tutta la tecnologia per fare la dialisi e per collegarsi con una stanza di controllo (anche solo attraverso un tablet) in cui i medici possono seguirti e darti delle informazioni”. Grazie ad alcuni albergatori lungimiranti e all’interazione con l’Asl di Lecce è possibile garantire la stessa qualità di vita di una persona che non è affetta da una patologia invalidante.

IL SOGNO DELL’UNIVERSITÀ DI MEDICINA A LECCE: PER ORA IL CORSO A TARANTO

“Dal 1969 desideriamo l’Università di Medicina” - riflette uno dei professori che sono intervenuti nel convegno gallipolino sulla teledialisi. “Io sono una persona che sogna, ma che poi passa all’azione: avevamo messo in progetto un corso in medicina e chirurgia a Taranto e lo abbiamo realizzato - spiega il professore barese - Il secondo sogno nel cassetto è quello di avere un corso di laurea di medicina e chirurgia anche a Lecce. Non dobbiamo guardare alle singole università di Bari, Foggia o Lecce: dobbiamo fare sistema e pensare a una grande università della Puglia, con sedi diverse. Dobbiamo permettere a tutti i nostri studenti di studiare in Puglia, perché questo garantirebbe minori costi alle nostre famiglie e la crescita delle nostre università. “L’università di medicina serve al Salento - ha spiegato il presidente della provincia di Lecce, Stefano MINERVA -Da sindaco di Gallipoli ho portato qui i tirocini di medicina, i corsi di infermeria. Adesso dobbiamo puntare sull’università”. “L’Università di medicina a Lecce non è un sogno, ma è un percorso che deve essere realizzato - spiega il presidente dell’Ordine dei Medici, Donato De Giorgi - Dobbiamo attendere l’elezione del nuovo rettore e poi fare sistema: lavorare tutti insieme per la crescita di questo territorio”.

TROPPE RISORSE PER IL DEA DI LECCE E LE BRICIOLE A GALLIPOLI

Il presidente dell’ordine dei medici, Donato De Giorgi, dopo aver elogiato tutte le istituzioni, l’Asl leccese e i privati che hanno permesso di realizzare un importante servizio di teledialisi alberghiera, ha bacchettato le istituzioni, perché stanno concentrando tutte le risorse sul DEA di Lecce, dimenticando l’importanza di investire su una struttura strategica per la sanità pugliese, come l’ospedale gallipolino. “È bello oggi poter parlare di un nuovo servizio in una bella città del sud, una notizia in controtendenza rispetto a quello che si vuol fare con regionalismo differenziato, ma dobbiamo fare i conti con la realtà difficile in cui versa questo nosocomio. Oggi questo ospedale, sebbene abbia queste ambizioni, è una fabbrica di scontenti: utenti, pazienti, operatori sanitari e medici. Ci sono tante criticità in ogni reparto perché l’azienda sanitaria locale e troppo sbilanciata in questa bella scommessa del DEA, che sta, però, drenando tutte le risorse. Questo territorio si sente un po’ abbandonato: si mettono troppe risorse su un solo centro leccese. Non ci si può dimenticare dell’ospedale di Gallipoli, che ha una vocazione straordinaria di accoglienza ed è un ospedale di primo livello, con tante professionalità costrette a lavorare in numero limitato. Anatomia patologica ha la dignità di una struttura complessa, ma va avanti con un solo medico: questo significa impoverire tutta la struttura. Il rischio è che per guardare a strutture molto ambiziose poi si rischia di inciampare sui normali servizi che devono essere forniti al cittadino”.

“Il monito del presidente dell’Ordine dei medici è importante e va nella direzione di quello che abbiamo fatto in questi anni: tanti investimenti per far crescere l’ospedale di Gallipoli, ma non basta. Questo è un ospedale di primo livello, ma ci vogliono più infermieri, più personale è un’organizzazione più forte” - ha spiegato il presidente delle Provincia di Lecce, Stefano Minerva.

“Il DEA è importante perché bisogna avere i grandi hub dove fare l’acuzie con una buona casistica, in modo da evitare inconvenienti - ha spiegato Loreto Gesualdo - Io credo che le risorse debbano essere messe negli ospedali e sul territorio: se riusciremo a fornire dei servizi di qualità, avremo ospedali meno congestionati. Il paziente cronico dev’essere trattato a casa”.

 

Gaetano Gorgoni

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