Cibo e salute, la lega contro i tumori smonta le fake news

lunedì 17 giugno 2019
La Lilt nel mese di giugno si concentra su false notizie e luoghi comuni che alimentano allarmismo, oppure false speranze. La prevenzione oncologica si fa innanzitutto con una corretta informazione: un alimento da solo non  rappresenta un fattore decisivo per la prevenzione oncologica. Dunque, stop ai sensazionalismi e alle bufale. 


Il proliferare di siti web è un segnale di pluralismo e democrazia, ma dietro ogni cosa positiva si può nascondere un’insidia: ad esempio, la corsa al giornalismo sensazionalistico per fare più click. Nel settore della salute, però, le fake news sono ancora più rischiose, perché smontarle non è facile. Abbiamo già parlato delle bufale che ancora oggi creano problemi in campo sanitario, come quella sui vaccini. Ma ci sono anche notizie vere, però un po’ forzate, come quella sulla pillola con telecamera per fare la colonscopia a Ravenna. Leggendo gli articoli diffusi qualche mese fa a livello nazionale sembrava che con la pillola hi-tech si potesse superare il più invasivo esame con la sonda. Come abbiamo scritto nel nostro articolo che smonta le false speranze, si tratta di una tecnica rischiosa riservata a chi non può fare l’esame più completo ed efficace della colonscopia. “Non è un esame per tutti. È un esame di terzo livello: si fa solo in alcune situazioni” - ha chiarito il direttore di quell’Unità operativa dell’ospedale di Ravenna, Omero Triossi. Ma nel frattempo la notizia della pillola miracolosa che risparmiava la colonscopia a tutti aveva inquinato il web. 

Oggi ci soffermiamo sulle notizie che si concentrano su un particolare cibo spacciandolo per anticancerogeno, come se bastasse solo alimentarsi di quello per allontanare il cancro. Molte persone possono finire per cibarsi in maniera esasperata solo di quel determinato alimento, ottenendo uno squilibrio della dieta e basta. L’Unesco ha incoronato nel 2010 la Dieta Mediterranea patrimonio dell’umanità: questo tipo di alimentazione non si concentra su un particolare alimento, ma ci insegna a mangiare con equilibrio, assicurando il giusto apporto di proteine, carboidrati e grassi. La pasta, il pane, la frutta, gli ortaggi, l’olio di oliva, il consumo moderato di alimenti di origine animale, tra cui latte formaggi, pesce, uova, carne e un po’ di vino durante i pasti rappresentano un toccasana per l’organismo umano. Gli esperti della Lilt ci spiegano che non ci sono alimenti miracolosi: la prevenzione si fa mangiando tutto in modo equilibrato, sapendo da dove arriva e se sono stati usati pesticidi e veleni, che possono arrivare subdolamente sulle nostre tavole.


GLI ALIMENTI MIRACOLOSI NON ESISTONO 


In un precedente articolo abbiamo riportato il consiglio degli esperti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, che vale anche per gli adulti: bisogna mangiare frutta e verdura almeno 5 volte al giorno, perché sono alimenti privi di grassi e ricchi di vitamine, minerali e fibre. Sicuramente si tratta di cibo necessario nella dieta giornaliera, ma non aspettatevi miracoli: il cancro, come si ha spiegato l’oncologo Giuseppe Serravezza, al 90% ha cause ambientali (pesticidi, inquinamento dell’area, della terra e dell’acqua). Tutti i prodotto derivati dalla lavorazione dei cereali possono essere consumati quotidianamente, insieme a legumi e frutta: è importante l’apporto di proteine, vitamine e minerali. Ci sono alcuni alimenti di moda, soprattutto quelli esotici: in molti attribuiscono qualità miracolose alle bacche di goji, alla curcuma, allo zenzero, menta, cardi, capperi o altro. Oggi daremo una delusione a tutti i sostenitori dei cibi miracolosi: nessuno di questi prodotti presi singolarmente ha un effetto protettivo sul cancro (certe notizie girano anche per motivi di business delle aziende produttrici). Quello che conta davvero nella malattia oncologica è il regime alimentare complessivo, lo stile di vita (stressante o meno, sedentario o meno) e le caratteristiche del soggetto. Inoltre, molti dei nutrienti dei frutti esotici, spacciati come miracolosi, sono contenuti nel nostro cibo tradizionale. 



LA CARNE FA MALE? NO, SE CONSUMATA IN QUANTITÀ CONTENUTE E NON “CARBONIZZATA”

La generalizzazione relativa al consumo di carne raggiunge il suo apogeo nel 2015, quando l’IARC (Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS) pubblicò un rapporto che conteneva un’esplicita raccomandazione a limitare il consumo di carne. L’agenzia sconsiglio, in particolare, la carne lavorata (insaccati, würstel e altro) e consigliò di limitare il consumo di carne rossa. Il rapporto, una volta diventato di pubblico dominio, ebbe l’effetto di demonizzare ingiustamente tutto il consumo di carne. In realtà, come ci hanno spiegato i tantissimi medici nutrizionisti che abbiamo intervistato per Salute Sette, la carne non fa male se si fa attenzione alla cottura, alla quantità consumata e alla derivazione del prodotto. “La carne rossa e la carne lavorata, assunte correttamente, nelle quantità giuste, rientrano nel regime alimentare tipico della dieta mediterranea. Questo tipo di alimento, oltre al fatto che non può essere mangiato in quantità eccessive, non deve essere cotto a temperatura troppo alta o, peggio ancora, carbonizzato in alcune parti, perché si innescano processi chimici che producono sostanze cancerogene. Quindi, sì alla carne, no alla carbonizzazione sulla sua superficie.  

IL LATTE E I SUOI DERIVATI 

Il latte con i suoi derivati, come yogurt e formaggi, mozzarella, non provoca il cancro né lo previene, come annunciano alcuni roboanti articoli. Come nel caso della carne, si tratta di un alimento che avendo un’alta quantità di grassi al suo interno deve essere assunto con moderazione. Alcune sostanze contenute nel latte possono influenzare determinati meccanismi correlati all’insorgenza del tumore, ma questo non significa che la correlazione tra assunzione di latte e tumore ci sia.

“Gli effetti di un solo alimento nell’ambito di una dieta complessa e articolata, non sono misurabili - secondo gli esperti della Lilt - per le stesse ragioni non si può dire che il latte sia antitumorale”.


IL VINO NON ALLUNGA LA VITA

Come per i luoghi comuni sul latte, non potevano mancare quelli sul vino. Gli esperti che abbiamo intervistato per questa rubrica ci consigliano di non andare mai oltre un bicchiere di vino al giorno durante il pranzo. “È stato dimostrato che il resveratrolo contenuto nel vino non svolge alcuna funzione antitumorale - ci spiegano gli esperti della Lilt, sulla loro rivista scientifica - La sua quantità è troppo bassa per avere effetti di un certo rilievo sulla prevenzione delle diverse patologie, compresi i tumori”. 

IL CAFFÈ NON PROVOCA IL CANCRO 

Anche il caffè è finito nel tritacarne delle fake news in questi anni. Sgombriamo il campo dai dubbi: non provoca il cancro. Esiste una sostanza che viene generata dalla tostatura dei chicchi di caffè (acrilammide) o di altri cibi cotti a temperature elevatissime che è cancerogena, ma solo se consumata in quantità elevate. Perché l’acrilammide possa causare il tumore è necessario bere centinaia di caffè al giorno: cosa impossibile! Dunque, stop alle bufale. 


PEPERONCINO, L’OLIO DI PALMA, ASPARTAME E ADDITIVI

Il peperoncino fa bene, ma non è anticancro né lo provoca, perché la capsaicina (sostanza da cui deriva il gusto piccante) per proteggerci dal cancro dovrebbe essere assunta in quantità impossibili da ingerire ogni giorno. Siamo esposti quotidianamente a elementi potenzialmente cancerogeni che si trovano nel cibo e in quello che mangiamo: l’oncologo Giuseppe Serravezza ci spiega che la differenza la fanno sempre le quantità. Quindi, anche per quanto riguarda l’olio di palma, come gli altri oli vegetali, è meglio utilizzarlo in quantità modiche. Lo studio EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare, ci ha spiegato che durante la lavorazione di grassi e oli vegetali si formano sostanze cancerogene, ma anche qui sarebbe difficile imputare il cancro al solo consumo di questo prodotto (se ne dovrebbero consumare litri al giorno). Anche l’aspartame è finito nell’occhio del ciclone, accusato di provocare il cancro: si tratta di un composto chimico che troviamo nelle bibite, nei prodotti di pasticceria, negli yogurt, nelle gomme da masticare e in altri prodotti che finiscono spesso sulle nostre tavole. Secondo l’EFSA, si tratta di un prodotto che può essere consumato. L’aspartame rientra nella categoria degli additivi alimentari: sono sostanze che vengono aggiunte per colorare, dolcificare, conservare. Le istituzioni europee e il Ministero hanno stilato un apposito elenco relativo agli additivi autorizzati. Per questi alimenti la scienza ancora sta aggiornando gli studi sulle controindicazioni. “C’è da sottolineare, però, che diversi studi dimostrano come alcuni additivi, soprattutto se ingeriti dai bambini, possono essere pericolosi perché sono in grado di interferire con il sistema endocrino e di provocare altri effetti negativi sulla salute, col passare del tempo. Alcune ricerche hanno dimostrato che questo tipo di additivi possono alterare il microbiota intestinale. Oggi sappiamo che questo tipo di alterazione va sempre evitata per non ammalarsi. 

 

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