In quella porta tanto tempo fa...

venerdì 24 febbraio 2012
A spasso tra i portoni del centro, dove si incrociano storie di oggi e di ieri
 
Storie così, tra vecchio e nuovo. A vergare i versi sono uomini, piccoli e grandi, che fanno una storia gustosa di aneddoti e pagine  tristi, storia di una Lecce che c’è stata e in fondo ancora c’è.
Strada scelta non a caso, via Palmieri che, voltando le spalle al Duomo saluta uno degli ingressi della città, Porta Napoli. Pagine raccontate dai portoni che aprono l’accesso a persone, stati d’animo, momenti, li nascondono o li dischiudono. Hanno visto volti giunti per restare o di passaggio, quei portoni. Basta guardarli e il libro dei racconti si apre da sé…
E allora salutiamo il Duomo, incamminandoci curiosi e alla nostra destra c’è un portone che pare normale. Ma da lì sono passate arte, ansie, debolezze e allegria di un noto personaggio di questa città, Luigi Bagordo. Barbona e sigaretta, camicia a quadri, un nugulo di cani tutt’intorno. Civico 1, ora lì c’è un fiore stiracchiato in un vaso appeso in alto. Muri di carparo e ingresso grande. Storia dolceamara. Viveva della sua arte, Luigi, vendeva quadri e abbigliamento su una bancarella. Non un losco figuro, trasandato, ma si faceva voler bene. Un giorno decise di togliersi la vita, lontano da lì, ma ancora pare di vederlo aggirarsi tra quei vicoli coi suoi cani.
Poco più avanti, di fronte a sinistra, si cambia registro. Il grosso portone verde scuro di Palazzo Spada, mostra  batacchi con teste di leone e capitelli su colonne ai lati, con squame di pesce e il simbolo del casato, lo stemma di famiglia con un’aquila a doppia testa e le spade. Da lì però, sarebbe passata anche la vita di uno scrittore, Michelangelo Schipa, ricordato con una lapide incisa nella parete di pietra leccese, poco visibile e mangiucchiata dal tempo, tra quelle che un tempo furono due finestre. “In questa casa nacque Michelangelo Schipa. Amministrazione provinciale di Terra d’Otranto… fiera di lui..”, e poi ancora elmi e altre figure, a ricordare la grandezza passata di là.
Ma una porta può diventare anche una bacheca, per lasciare un messaggio  che cambia ancora la prospettiva e che restituisce a questa strada, battuta ogni giorno da  migliaia di passanti e presa d'assalto dai turisti, un'intimità quasi a dimensione di quartiere. Una copia fotostatica di un biglietto, per essere al passo coi tempi, in cui si legge che Istvan, l'uomo ungherese che da un po' di tempo staziona in quell'angolo di strada dispensando i suoi sorrisi gentili a, non è ripartito per sempre ma si trova in ospedale.
Zigzagando ci fermiamo ancora poco più in là. A destra si vedono due ante in legno scuro, con un solo batacchio, paiono un singolare spartiacque. A destra la parte del palazzo di proprietà Seracca Lopez y Royo, a sinistra invece speculare la seconda parte, di proprietà De Nitto-Personè. Anche qui porte che non ci sono più e ancora balconi con ringhiere in ferro battuto e figure apotropaiche scolpite nella pietra. Magnificenza di scalpelli artigiani. Dove l’antico si mescola al futuro, qui dove la città accoglie l’arte di chi viene da lontano li vedi, i portoni. Grandi o piccoli, per far passare uomini o mezzi, carrozze e cavalli  un tempo, tanto da avere dei grossi massi di pietra ai lati, oppure  scooter  e macchine oggi. Prima i batacchi, oggi i campanelli. 
Il tempo passa vicino e attorno a loro, la storia invece ci passa  attraverso. Al civico 22 di questa via, i nostri nonni hanno conosciuto per la prima volta l’amore. Un grosso portone marrone scuro apriva alle stanze giocose e licenziose di una casa di piacere. Un segno inequivocabile  per gli avventori, visibile ancora oggi, le finestre con simboli fallici in ferro.
Poco distante, invece, ironia della sorte quasi di fronte, son passati bambini scolaretti con le loro cartelle. Materne ed elementari, medie e magistrali dell ‘Istituto Margherita di Savoia legalmente riconosciuto. E quasi si stringe il cuore  a non vedere più quei volti, a non sentire quelle voci squillanti. Storie minute o grandiose, di guerra e pace, quotidiano e straordinarietà. Di uomini, donne, bambini, meretrici, artisti e pensatori. Storie di persone, attraverso un portone. 
 
Fabiana Pacella 
 
(fonte: FREE Lecce)
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