Imu-Tasi, in arrivo mini-salasso: a Lecce 86 euro in più del resto d'Italia

venerdì 14 giugno 2019
Lo studio della Uil e il commento del segretario provinciale Giannetto: "I più penalizzati lavoratori dipendenti e pensionati". 

Scade il prossimo 17 giugno il termine di pagamento dell’acconto Imu-Tasi 2019: il primo con la “leva fiscale” sbloccata. A Lecce-città, l’esborso-medio sarà di 621 euro per le seconde case, lo stesso importo del 2018. Rispetto al dato medio nazionale, le famiglie leccesi verseranno 86 euro in più. Secondo lo studio realizzato dal Servizio Politiche Territoriali della Uil, nel capoluogo salentino la forbice si allarga sino a 1.701 euro per le prime case di lusso, contro una media nazionale di 1.305 euro. 

“Anche quest’anno è in arrivo un mini-salasso soprattutto per i lavoratori dipendenti e pensionati, che rappresentano il 76 per cento dei proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale e sono dunque i soggetti più penalizzati da questa imposta” commenta il segretario generale di Uil Lecce, Salvatore Giannetto. 

A livello nazionale, il costo medio complessivo dell’Imu-Tasi sulla seconda casa sarà di 1.070 euro (535 euro da versare con la prima rata di giugno), mentre a Lecce l’importo a saldo raggiungerà la quota di 1.242 euro. Spesa che risulta tuttavia la più bassa in Puglia: a Bari spenderanno in media 1.702 euro (851 euro per la rata di giugno), a Brindisi 1.344 euro (672 euro la prima rata), a Taranto 1.289 euro (645 euro la prima rata) e a Foggia 1.487 euro (744 euro la prima rata). 

Chi possiede a Lecce-città una seconda pertinenza dell’abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie), quest’anno dovrà sborsare in media 60 euro (35 per la cantina e 85 per box-posto auto), contro un costo medio nazionale di 55 euro. 

Secondo il rapporto Uil, il costo maggiore di Imu-Tasi in valore assoluto per una seconda casa si registra a Roma con 2.064 euro medi; a Milano, invece, si pagheranno 2.040 euro medi; a Bologna 2.038 euro; a Genova 1.775 euro; a Torino 1.745 euro. Valori più “contenuti”, invece, ad Asti con un costo medio di 580 euro; a Gorizia con 582 euro; a Catanzaro con 659 euro; a Crotone con 672 euro; a Sondrio con 674 euro.

Non sono molti i Comuni che hanno aumentato le aliquote, dopo tre anni di blocco, complice anche il fatto che quasi 4 mila Comuni, quest’anno, sono andati al voto per rinnovare i propri organi ed anche perché, soprattutto nei capoluoghi di provincia, le aliquote sono già al massimo. Nella maggioranza dei casi, sono state riconfermate le aliquote dello scorso anno (a Lecce l’11 per mille). 

“Il fatto che non ci siano stati ritocchi sulle aliquote da parte dei Comuni ci consola, ma le difficoltà delle famiglie a far fronte a questi mini-salassi restano e sono sotto gli occhi di tutti: basti pensare alle numerose vertenze aperte sul nostro territorio, ai posti di lavoro che continuano ad andare in fumo in quasi tutti i settori, senza che si affronti in maniera strategica e sinergica questo dramma” commenta Giannetto.


 

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