Niente "acquario" all'ingresso del borgo antico: la decisione del Consiglio di Stato

giovedì 13 giugno 2019

È quanto stabilito dai giudici che hanno confermato il parere del Tar di Lecce sul dehors di un locale all’esterno delle mura di Otranto: si evidenzia l’impatto della struttura sul vincolo monumentale.

Niente dehors all’ingresso del Borgo antico: è quanto di fatto stabilito da una sentenza del Consiglio di Stato, che confermando il giudizio del Tar di Lecce, ha respinto il ricorso proposto da “La Bella Idrusa”, locale del centro storico di Otranto, che chiedeva di riformare la sentenza del tribunale amministrativo leccese (la n. 01808/2018) che aveva annullato l’autorizzazione paesaggistica, concessa dal Comune. La struttura amovibile, dunque, viene giudicata impattante.

Nello specifico, il Tar di Lecce aveva accolto l’appello proposto dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio delle Province di Brindisi, Lecce e Taranto, contro il rilascio di autorizzazione paesaggistica il 19 febbraio 2018 da parte del Comune di Otranto alla ditta per la realizzazione della struttura amovibile, in conformità al modello approvato dall’Ente con propria delibera (la n. 9/2015), da collocare sullo spazio antistante il locale e per una superfice complessiva di 70 mq.

Il tribunale amministrativo aveva bocciato il rilascio dell’autorizzazione contestandone la logica adottata dal Comune circa il vincolo paesaggistico e generando un ulteriore ricorso contro la decisione, basato sull’idea che il parere non vincolante della Soprintendenza fosse tardivo. Dopo un’ordinanza di sospensiva della sentenza impugnata, la sezione sesta del Consiglio di Stato (presidente Giancarlo Montedoro, estensore Davide Ponte), ha respinto il ricorso della ditta, confermando la sentenza del Tar Lecce.

Nello specifico, secondo i giudici sull’intervento graverebbe un vincolo ancora più importante di quello paesaggistico, ovvero l’insistenza del manufatto su un bene storico-monumentale (ex articolo 21), tra le quali sono indicate “le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico”.

“Nel caso di specie – affermano i giudici - appare pertanto erroneo il continuo riferimento, negli atti comunali nonché in quelli processuali, alla sola autorizzazione paesaggistica ex art. 146 cit. ed alle specifiche misure di semplificazione di cui al dPR 312017. Tale regolamento, come noto, recando l’individuazione degli interventi esclusi dall'autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata, si muove nella delega derivante dalla specifica questione dell’assenso paesaggistico”.

L’avvocato della ditta, Mauro Finocchito, prende atto della sentenza, sottolineando come essa confermi che l’opera venga giudicata impattante sulla base di un vincolo monumentale: “C’è tuttavia una differente valutazione del Consiglio di Stato rispetto al Tar con il riferimento nuovo al vincolo monumentale. Peccato – aggiunge – che la Soprintendenza nel ricorso non aveva mai posto la questione sotto questo aspetto e che, dunque, la discussione di merito fosse incentrata sull’autorizzazione paesaggistica”.

 

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