"Tumori, 90% cause ambientali. Prevenzione, si punta sull'Ilma"

giovedì 13 giugno 2019

Il responsabile scientifico della Lilt di Lecce, Dottor Giuseppe Seravezza, nell’intervista di oggi ci spiega il grande progetto dei Primi Stati Generali della Prevenzione dei Tumori nel Salento (SGPT): tutta una serie di eventi, come “Gallipoli Colourun”, serviranno a finanziare un lavoro che coinvolge associazioni di categoria e mondo del lavoro. L’obiettivo è agire prima, quando si è sani, per scongiurare i rischi oncologici. Bisogna essere capaci di eliminare gli oggetti cancerogeni dalle nostre vite, perfino giocattoli o tappeti fatti con materiali velenosi. Nel 2020 sarà consegnato un libro bianco al Presidente della Repubblica in cui sarà racchiuso tutto il lavoro svolto, soprattutto quello del Centro di ricerca contro i rischi oncologici (ILMA).

In mattinata, presso la sala stampa di palazzo Adorno a Lecce si è tenuta la conferenza di presentazione della “Gallipoli Colourun”, iniziativa della Lilt di Lecce, giunta alla sua terza edizione. L’evento sosterrà la realizzazione dei primi Stati generali della prevenzione dei tumori nel Salento, in programma nell’autunno 2020. Si punta tutto sulla prevenzione, quando il soggetto è ancora sano: bisogna abbattere l’incidenza del tumore eliminando i rischi ambientali.

Il dottor Giuseppe Seravezza è un oncologo ambientalista sempre in prima fila nelle battaglie contro l’inquinamento: una delle sue prime imprese è stata quella vinta a Casarano contro le biomasse. “Ho salvato più vite in quella battaglia che nell’ospedale curando malati di cancro, perché grazie a quella lotta tanti bambini non si sono ammalati di tumore. Questo spiega la grande importanza della prevenzione e del lavoro del nostro Centro di ricerca” - chiosa l’oncologo di Casarano.

“Io, come tanti salentini, non conoscevo il centro di ricerca ILMA, completamente autofinanziato - spiega il direttore artistico dell’evento, Giampaolo Catalano (autore di un video promozionale da centinaia di migliaia di click) - Si tratta di un’idea straordinaria: si combatte contro il tumore anche quando stiamo bene. Un istituto in cui si entra sani per prevenire e allontanare i fattori di rischio è un’idea bellissima. Dobbiamo sostenere questa iniziativa”.

L’AMBIENTE, I TAPPETI, I GIOCATTOLI: IL RISCHIO CANCEROGENO È OVUNQUE.

I primi Stati generali della prevenzione dei tumori si sono tenuti lo scorso 21 novembre 2018 a Parigi. Al termine è stato prodotto un libro bianco contenente un piano di prevenzione completo, coerente e innovativo. È questo l’obiettivo che vuole raggiungere l’oncologo Serravezza: chiamare tutti a rapporto, informare e collaborare per rendere sostenibili scuole, uffici, case e tutti gli ambienti lavorativi. Anche i giocattoli possono essere fatti con materiali cancerogeni: fin da piccoli siamo esposti a questo rischio. Tappeti, case, oggetti che usiamo quotidianamente possono essere veleno: dobbiamo imparare a riconoscere il rischio per eliminarlo. Ognuno può dare un contributo perché la lotta al cancro non cominci in un ospedale, quando si è già malati, ma nel centro ILMA, quando si sta bene e il tumore può essere evitato. “Capire in che modo si nascano malattie complesse, come anche i tumori, rappresenta una delle grandi sfide della medicina di oggi. Non siamo fatti di soli geni. Più di metà del rischio di sviluppare una certa malattia è dovuta a fattori ambientali. Da qui la necessità di sviluppare un nuovo paradigma di analisi che comprende lo studio dell’expoma, vale a dire la mappa dettagliata di tutte le componenti ambientali cui un individuo viene esposto nel corso della vita”.

INTERVISTA ALL’ONCOLOGO GIUSEPPE SERRAVEZZA

Dottore, domenica 16 giugno si parte con una grande manifestazione sportiva: gli stili di vita hanno la loro importanza nella lotta al cancro...

“Organizziamo questo evento sportivo perché correre è ancora di moda, mentre coltivare l’orto un po’ di meno, ma (a parte le battute) l’attività fisica aiuta a stare bene. Io preferisco coltivare l’orto. Ogni evento per noi è importante, quando è finalizzato alla salvaguardia della salute: vogliamo sensibilizzare tutti i leccesi e informarli che un ambiente sano scongiura il rischio oncologico. Nessuno si ammala per castigo di Dio. Ci sono tante cose che possono essere fatte per allontanare i fattori di rischio oncologico. Molte malattie non sono determinate solo dagli stili di vita o comunque non attengono agli stili di vita ma sono determinate da fattori ambientali, attengono alle scelte politiche che vengono fatte. Oggi le politiche ambientali hanno un ruolo centrale nella difesa della salute pubblica. Visto che il 90% di tutti tumori sono per causa ambientale, noi da anni ci impegniamo per combattere i rischi. La LILT di Lecce è conosciuta per le sue battaglie a livello nazionale, fin da quando di salute e ambiente si parlava pochissimo”.

Viviamo in un ambiente che ci fa ammalare, vero?

“Ormai nessuno mette più in dubbio che un ambiente malato comporta organismi viventi malati. Piante animali e uomini si ammalano in un ambiente malsano. Qui, come in altre parti del mondo, c’è molta sofferenza, perché in passato l’attenzione è stata scarsa. Il degrado riguarda tutti, anche i territori dove non c’è emergenza ambientale. L’esperienza di noi salentini in questo senso è paradigmatica: gran parte dell’avvelenamento del territorio è dovuto a quello che c’è intorno. Paghiamo per i fumi e per le polveri sottili che giungono da lontano fin qui per l’effetto ombrello. L’inquinamento dell’Ilva e Cerano lo respiriamo anche a Lecce, perché i venti trascinano quelle sostanze fin qui. Queste prima erano solo ipotesi, ma grazie agli studi scientifici, oggi, abbiamo la certezza di quello che accade, ecco come si spiega l’alta incidenza oncologica sul territorio. È colpa del ‘fenomeno ombrello’: quello che arriva a Lecce e molto più consistente di quello che piove su Brindisi e Taranto”.

Il vento porta tutto qui...

“Noi salentini conosciamo bene la potenza dei venti: basta pensare alla sabbia che ritroviamo la mattina sulle auto quando c’è scirocco, si tratta di polvere del Sahara capace di giungere fino a noi. La sabbia dell’Africa che giunge fino a noi ha un peso molecolare ben più consistente rispetto ai microelementi di veleno provenienti da Cerano”.

Quindi l’unico modo è agire sull’ambiente.

“Oggi siamo stanchi di inseguire il fenomeno cancro, inseguire vuol dire costruire ospedali: vogliamo debellarlo dal principio. Con le cure siamo arrivati a un buon livello, ora è il tempo di migliorare la prevenzione. Dobbiamo cominciare dall’ambiente. Il numero dei malati cresce, perché sale sempre di più il numero dei nuovi malati oncologici: sono molti di più di quelli che riusciamo a guarire. Dobbiamo agire sull’incidenza della malattia e l’incidenza si combatte agendo sulle cause, che sono per il 90% ambientali. È tempo che le conoscenze acquisite diventino atti, a tutti livelli: è per questo che stiamo coinvolgendo tutte le professioni, le imprese, le associazioni, le associazioni industriali, i sindacati e tutti i soggetti del mondo del lavoro. Vogliamo costruire una nuova consapevolezza che spinga tutti a bonificare i luoghi di lavoro e a eliminare i materiali cancerogeni. Ognuno di noi può fare qualcosa per il ruolo che occupa. Abbiamo cominciato chiamando a partecipare tutte le associazioni di categoria: Confindustria, Confartigianato, Confcommercio, Confagricoltura e tanti altri, perché ognuno adotti le cautele necessarie a scongiurare il rischio oncologico. Dobbiamo promuovere le migliori pratiche sostenibili. Noi dobbiamo arrivare quando la malattia ancora non c’è: quindi i medici ci servono solo in ultima istanza. La gente si ammala perché si espone, sin da la tenera età, ad elementi cancerogeni, fin dalla scuola: pensiamo ai materiali per costruire gli edifici, a quelli con cui vengono costruiti i giocattoli, al cibo che mangiamo”.

È tempo di passare dalle parole ai fatti...

“Oggi, in ogni ambito professionale, si sono sviluppate le conoscenze sulla sostenibilità di quello che uno fa. Noi dobbiamo fare in modo che queste conoscenze diventino pratica: si trasformino in atti concreti. Anche quando ci si costruisce una casa è necessario imparare a controllare che venga fatta con materiali compatibili con la nostra salute. Oggi veniamo bombardati da sostanze chimiche che sono nocive per la salute persino nei giocattoli, nei tappeti e in tanti oggetti che usiamo nella quotidianità. L’Organizzazione mondiale della sanità ci ha spiegato queste cose tante volte, ma troppo spesso non mettiamo in pratica i principi che ormai sono di dominio pubblico. C’è tutta una black list di molecole che non dovrebbero essere usate, ma che invece vengono utilizzate: spesso sentiamo di sequestri dei NAS, ma non tutto il materiale illegale viene eliminato”.

Gli Stati Generali contro il Tumore a cosa servono?

“Abbiamo convocato gli Stati generali per tenere alta la guardia: l’incidenza dei tumori si combatte solo eliminando i fattori di rischio. Nel 2020 consegneremo un libro bianco al presidente della Repubblica su tutto il lavoro che stiamo svolgendo: mi auguro che questo sia un progetto pilota da riverberare a livello nazionale. È tempo che questo si faccia anche qui: in Francia e già stato fatto”.

Gaetano Gorgoni

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