Picchiata e costretta a mangiare avanzi, scatta la denuncia per marito e suocera

giovedì 13 giugno 2019
La vittima è una donna di Ceglie Messapica che si è rivolta ai carabinieri dopo 18 anni di maltrattamenti.  

Vessata e umiliata per 18 anni: finisce l'incubo domestico per una donna di 37 anni di Ceglie Messapica che ha avuto la forza di denunciare ai carabinieri marito e suocera. I due, un 38enne e una 58enne sono indagati per maltrattamenti in concorso sono ora sottoposti al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna che si è rifugiata in casa di una conoscente.

Il difficile contesto familiare in cui era costretta a vivere è stato ricostruito dai carabinieri attraverso i racconti della 37enne: in particolare, la donna veniva costantemente apostrofata dalla suocera con epiteti altamente ingiuriosi, la quale, oltre a sputarle addosso, la invitava ad andare via di casa. Nel contempo veniva minacciata che se si fosse ribellata sarebbe stata picchiata. Non solo: la suocera ne controllava in maniera asfissiante tutti i movimenti, le imponeva cosa mangiare e cosa cucinare e spesse volte era costretta a mangiare gli avanzi dei pasti consumati da altri familiari.

Sempre la suocera verso la fine del mese di maggio ha simulato un malessere incolpando la nuora di averglielo provocato e minacciandola di riferire il tutto al figlio per farla picchiare. La donna, esasperata, ha trovato la forza per raccontare tutto ai carabinieri. Dall’angoscioso racconto della donna è emerso che anche in altre circostanze, dall’anno 2001, era stata percossa dal marito mentre alla fine del mese di maggio scorso è stata minacciata di morte con un coltello e privata dei documenti d’identità. A seguito dell’allontanamento dalla casa coniugale, l’uomo ha effettuato anche nei giorni successivi diversi passaggi dinanzi l’abitazione ove la donna si è rifugiata. Pertanto, il giudice, sulla scorta degli elementi emersi, al fine di scongiurare il pericolo di ulteriore reiterazione delle medesime condotte attuate dai due indagati, ha emesso nei loro confronti la misura coercitiva personale del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa. Ha così, prescritto al marito e alla suocera di mantenersi a una distanza di 500 metri dalla donna con l’ulteriore precisazione di non comunicare attraverso qualsiasi mezzo neppure in forma scritta o a mezzo del telefono o della rete internet.

 

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