Contrabbando europeo di alcolici, evasi 80 milioni di euro: 4 salentini nel sodalizio criminale

mercoledì 12 giugno 2019

La struttura svelata da un’indagine dei finanzieri di Udine: finte esportazioni di bottiglie vuote e laboratori di droga. Ai domiciliari gli esponenti salentini originari di Taviano e Melissano.

Decine di depositi fantasma in tutta Europa, un carosello di migliaia di spedizioni incrociate di milioni di litri di vodka, whiskey ed altre bevande alcoliche, partite di prodotto scaduto, finte esportazioni di bottiglie vuote ed addirittura laboratori di droga. Nei guai anche un brindisino e quattro salentini finiti ai domiciliari, tre originari di Melissano e uno di Taviano.

Gli espedienti per sottrarre gli alcolici alla gravosa imposizione fiscale vigente nel Regno Unito non avevano davvero limiti né confini: da qui l’operazione “sine finibus”, un percorso investigativo durato tre anni, che ha visto i Finanzieri del Comando Provinciale Udine ricostruire, passo passo, tutta la filiera, dalla produzione al trasporto, sino alla distribuzione, ricercandone direttamente le prove dell’insidiosità in 15 Paesi europei, sui 17 coinvolti, sino a ricostruirne il volume – 180 milioni di litri di alcolici “contrabbandati” ed 80 milioni di euro di accise evase – ed identificarne gli operatori economici a vario titolo coinvolti, 87, e le persone responsabili, 60, tutte denunciate alla Procura della Repubblica friulana.

La struttura dell’associazione criminale transnazionale smantellata oggi, tra Italia e - sotto l’alto coordinamento di Eurojust - Regno Unito, dai Finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Udine vede, in posizione apicale, B.N.D.S., alias “John”, 63enne cittadino britannico, e L.D., brindisino di 46 anni, anch’egli residente oltre manica, destinatari di mandato di arresto europeo emesso dal Tribunale di Udine, unitamente altre 18 misure cautelari, 4 agli arresti domiciliari e 14 obblighi di dimora.

L’esistenza del sodalizio era emersa a fine 2016, quando, nel corso di un’articolata indagine in materia di contrabbando di gasolio, una nuova figura, C.S., 44enne catanese, titolare di una piccola azienda di ingrosso bevande alcoliche, aveva chiesto la disponibilità di un deposito fiscale per far “transitare” un carico di prodotto energetico. L’operazione aveva fatto subito scattare un campanello d’allarme. Il prodotto energetico, così come le bevande alcoliche in genere, circola scortato da un documento valido in tutta Europa, l’e-AD, munito di un codice univoco di identificazione, l’ARC, tracciabile da tutte le dogane e le polizie finanziarie dell’Unione. Chiedere di far “transitare” un carico sottintendeva una presa in carico formale utile a nasconderne l’effettiva destinazione.

L’approfondimento della posizione di C.S. ha rivelato che il suo deposito fiscale risultava avere una giacenza di bevande alcoliche più che quintupla rispetto alla capienza massima, segno che il prodotto entrava solo cartolarmente. Il 44enne voleva ampliare i propri affari al traffico di gasolio.

Grandi società produttrici europee, in buona parte compiacenti, ricevevano ingenti ordini di alcolici da alcune società distributrici, nate da poco, senza alcuna caratura finanziaria, ma stranamente in grado di movimentare, da subito, enormi partite di merci.

Le merci, regolarmente accompagnate dal documento fiscale elettronico di scorta, erano destinate ad alcuni depositi fiscali italiani intestati a prestanome, persone prive di capacità patrimoniale e finanziaria, utili solo per rilevare la titolarità della licenza fiscale necessaria a potere entrare nella giostra delle spedizioni internazionali. Le indagini hanno appurato che i camion transitavano realmente in Italia, almeno in gran parte: due, infatti, con circa 27mila litri di vodka, sono stati sequestrati, tra il 2017 ed il 2018, dai Finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Udine mentre tornavano verso il Brennero dopo avere falsamente “smarcato” l’arrivo e lo scarico in Sicilia ed in Valle d’Aosta.

Parallelamente, due distillerie nazionali, senza grandi sbocchi commerciali, avevano ricevuto l’ordine, dagli stessi distributori, di produrre partite di vodka per il medesimo mercato, da movimentarsi spacciandole quali succhi di frutta o facendo figurare spedita all’estero la merce inviando, in realtà, bottiglie vuote;

Grazie al supporto offerto da Eurojust, l’organo europeo di coordinamento giudiziario, il 14 luglio 2017, sotto la regia di un dedicato “Centro di Coordinamento”, sono state eseguite, contestualmente, in 12 Paesi Europei (Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Germania, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Slovacchia, Spagna e Svizzera), dalle locali forze di polizia e doganali, affiancate dalle Fiamme Gialle friulane, oltre 50 perquisizioni presso le società mittenti, quelle intermediarie e le aziende speditrici, appurando, nella maggior parte dei casi, la falsità delle operazioni, l’assenza delle merci o la diversa destinazione d’uso dei locali.

In un caso, nei Paesi Bassi, anziché un deposito di vodka, la polizia olandese ed i Finanzieri hanno scoperto un laboratorio clandestino di MDMA, la droga in pillole meglio nota come “ecstasy”, attrezzato con alambicchi e barili di materia prima utili di produrre un numero elevatissimo di dosi.

Nel corso del 2018, sempre con la regia sovranazionale di Eurojust, i Finanzieri friulani hanno acquisito ulteriori riscontri in altri 3 Paesi europei, a Cipro, in Francia e nel Regno Unito, ultima tappa di una maratona investigativa che ha permesso di identificare i vertici del gruppo, il 63enne britannico B.N.D.S., alias “John” ed il 46enne italiano L.D., brindisino, punto di contatto con la costola pugliese dell’organizzazione, riparato nel Regno Unito per sfuggire ad un altro mandato di arresto europeo.

Accogliendo le richieste del Pubblico Ministero, Viviana del Tedesco, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Udine, Matteo Carlisi, ha emesso un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti dei 20 associati, di cui due in carcere, ai vertici residenti nel Regno Unito, 4 ai domiciliari, ai promotori pugliesi, tutti residenti nel Salento, e 14 obblighi di dimora, agli altri attivi nel meccanismo fraudolento, con ruoli variabili dalla gestione figurativa del deposito alla creazione e gestione virtuale dei documenti fiscali informatici di scorta.

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