La scoperta dei batteri della salute che allungano la vita

martedì 11 giugno 2019

Il microbiota intestinale ha un grande ruolo nella longevità: una ricerca scientifica condotta dal Babraham Institute, di Cambridge (Inghilterra), pubblicata sull’autorevole “Nature Communications”, ha dimostrato che con il trapianto dei batteri intestinali di topolini giovani nella pancia di topolini anziani, il sistema immunitario di questi ultimi ringiovanisce. Questa scoperta potrebbe aprire nuovi scenari per un invecchiamento più lento e nella lotta a determinate patologie. Ne abbiamo discusso col professore Mauro Minelli, uno dei pionieri salentini in questo campo.

Una delle più autorevoli riviste scientifiche a livello mondiale, il Nature Communications, su cui si aggiornano tanti esperti, ha pubblicato un’importantissima ricerca che riguarda il microbiota intestinale. Da questo sistema dipende non solo la qualità della vita, ma anche la durata. Il microbiota intestinale ha un ruolo chiave, che viene confermato anche da questo recente studio, pubblicato qualche giorno fa, del Babraham Institute: nella pubblicazione sul Nature Communication è stato dimostrato che trapiantando i batteri intestinali da cavie giovani a quelle anziane il sistema immunitario di queste ultime si rinvigorisce e torna più giovane. Il professore Mauro Minelli ci ha più volte spiegato che “il microbiota è un vero e proprio organo”: “Questa nuova scoperta si inscrive in quella che viene definita ‘microbiota revolution’: una rilettura completa della medicina”.

IL MICROBIOTA INTESTINALE

Il microbiota intestinale è fatto di centinaia di tipi diversi di batteri indispensabili per la nostra salute, protagonisti del nostro metabolismo e importanti nella funzione cerebrale e nella risposta immunitaria. Questa foresta di microrganismi si modifica col trascorrere degli anni e a volte può favorire la moltiplicazione di batteri nocivi a svantaggio di quelli positivi per la salute, quindi la funzione immunitaria si indebolisce lasciando gli anziani più esposti a malattie. La flora batterica intestinale è un ambiente ecologico, che si trova a livello del tratto gastrointestinale, composto da numerosi miliardi di microrganismi, per lo più batteri, suddivisi in circa 500 differenti specie. Negli esseri umani si trovano tra le 500 e 10.000.000 specie differenti di microorganismi, i più numerosi dei quali sono batteri, ma anche in misura inferiore miceti e virus. La vita in perfetto equilibrio di questi microorganismi garantisce la salute di tutto il corpo. La scoperta fatta attraverso il trapianto dai topi giovani a quelli anziani potrebbe dare spazio a nuove interessantissime scoperte sulle terapie di ringiovanimento, ma oggi conferma il ruolo strategico di questo vero e proprio organo, come ci spiega il professore Minelli. Il medico immunologo salentino, è diventato noto nella comunità scientifica per essere stato il padre e il direttore del Centro IMID di Campi: oggi è componente del Comitato scientifico della Fondazione Medicina Personalizzata (di cui è presidente il celebre oncologo Paolo Marchetti, che abbiamo intervistato proprio due giorni fa), oltre a essere Professore Straordinario di scienze tecniche dietetiche applicate dell’Università Telematica Pegaso.

INTERVISTA AL PROFESSOR MAURO MINELLI

Dottore, questa scoperta pubblicata sul “Nature communications” è sulla linea delle ricerche che già facevate ai tempi dell’IMID, vero?

“Certamente. La cosa che stupisce è che queste verità dette in periferia valgono nulla e sono oggetto di derisione, oltre che di attacchi. Poi si scopre dopo anni che quello che tu affermavi viene confermato da studi pubblicati da un’autorevole rivista internazionale. Per carità, la dotazione di strumenti che hanno i grandi scienziati di cui stiamo parlando per fare ricerca non è paragonabile alla nostra, però l’intuizione l’abbiamo avuta anche noi”.

Questo conferma la tesi che nessuno è profeta in patria. Questo esperimento mette al centro dell’attenzione il microbiota intestinale per l’equilibrio di tutto il corpo…

“Il discorso del trapianto è un discorso ancora in fase sperimentale, provato su animali di laboratorio, ma comunque apre scenari rivoluzionari nel campo della medicina. Ad ogni modo, noi oggi cerchiamo di lavorare modulando il microbiota, in modo tale da mantenere in equilibrio quest’organo. La patologia che meglio risente rispetto a tutte le altre degli effetti positivi dell’intervento sul microbiota è quella che viene chiamata colite ‘pseudo-membranosa’, patologia abbastanza ricorrente determinata da un batterio che si chiama clostridium difficile. La colite pseudomembranosa dipende dalle assunzioni reiterate di terapie antibiotiche, che sono le prime cause dell’istaurarsi di una disbiosi. Le terapie antibiotiche prolungate possono alterare pesantemente la composizione del microbiota e favorire la maggiore potenzialità di ceppi patogeni come il clostridium difficile,che genera questa patologia fortemente invalidante. Nella colite pseudomembranosa i trapianti di microbiota risultano essere al momento un trattamento assolutamente dirimente rispetto all’evoluzione della patologia, perché ripristinano (se deriva da donatore sano) condizioni di equilibrio nell’intestino del paziente. In questo campo la trapiantologia ha dato esiti ottimali. Poi ci sono le applicazioni aggiuntive di trapianti di microbiota in soggetti che possono avere rettocolite ulcerosa, ma lì la situazione è ancora in fase sperimentale”.

Quindi i risultati di tanti studi si vedono già?

 “Certamente. Poi ci sono evidenze molto chiare, pubblicate su organi di informazione scientifica autorevolissimi come Science, che dimostrano come alcuni soggetti che non rispondevano a immunochemioterapie per patologie tumorali, anche particolarmente rilevanti e diverse, hanno cominciato a rispondere alla stessa terapia quando è stato trapiantato il microbiota. Questo significa che chi decide che una terapia funziona è proprio il microbiota: è una verità straordinaria”.

Il capitolo dei farmaci, spesso assunti senza capire quali effetti generano sul nostro organismo, è un altro mondo da scoprire...

“Questa condizione specifica che individua la grande azione metabolica anche sui farmaci del microbiota intestinale la dice lunga su quanto sia importante rilevare tutte le caratteristiche del soggetto proprietario di un microbiota non particolarmente equilibrato”. 

Attualmente la nostra medicina dà la giusta rilevanza a queste scoperte scientifiche?

“No, assolutamente no! L’ambito viene ancora considerato sperimentale anche se poi ci sono tutta una serie di strumenti che possono permettere di realizzare delle terapie di precisione. Noi siamo comunque nell’ambito della medicina personalizzata. Stiamo lavorando su protocolli specifici per patologie neoplastiche che possono tenere in grande considerazione l’equilibrio del microbiota intestinale. Si stanno facendo passi in avanti soprattutto in oncologia, ma per le patologie più ricorrenti c’è ancora molta strada da fare. Le pance gonfie apparentemente inspiegabili, ad esempio, l’aumento di peso apparentemente inspiegabile, problematiche digestive spesso confuse con reflussi gastroesofagei (apparentemente inspiegabili anche questi!) sono tutti legati a situazioni di disbiosi abbastanza marcate. Quindi si creano situazioni abbastanza paradossali, come nei pazienti affetti da disbiosi fermentativa (che viene potenziata da assunzione di alimenti fermentabili FODMAP). Alcuni alimenti nutrono i batteri fermentativi che abbiamo in grande abbondanza a livello intestinale. Questi batteri che vengono alimentati cominciano a produrre dei loro metaboliti, ma uno di questi metaboliti è in grado di generare una patologia che simula molto un reflusso gastroesofageo. Quindi, il sintomo ci porta sulla strada sbagliata: tante volte non si tratta di reflusso gastroesofageo. Per cui in un paziente in queste condizioni, se viene somministrato il classico protettore gastrico, non avrà alcun vantaggio, perché la patologia non è gastrica, ma parte da molto più sotto (viene da un ambito intestinale potentemente compromesso da questi batteri fermentativi, che producono questa sostanza che risale su e determina fenomeni di irritazione faringea, abbassamento di voce, alitosi, difficoltà a deglutire)”.

Tutti fenomeni connessi all’azione metabolica di questi batteri che noi abbiamo alimentato attraverso l’assunzione di questi alimenti verso i quali non siamo intolleranti?

“Ci sono solo alimenti che diventano critici in forza di alcuni batteri che noi abbiamo in grande abbondanza a livello intestinale. In questi casi anche l’assunzione dei classici inibitori di pompa è assolutamente controproducente, perché bloccando l’attività digestiva consente a questi alimenti di raggiungere ancora più intatti l’ambito intestinale e di potenziare ancora di più l’azione dei batteri fermentativi. Le ricerche scientifiche stanno rivoluzionando le vecchie convinzioni. Noi abbiamo dato vita a una startup che ormai sta per partire, in collaborazione con il CNR di Bari, e che ci permette di analizzare la composizione microbica del paziente esaminato per una terapia precisa e personalizzata”.

È fondamentale, dunque, il ruolo di quelli che chiamiamo batteri della salute, vero?

“I ceppi batterici che si chiamano Health promoters, cioè i batteri promotori di salute spiegano in qualche modo la longevità di alcuni soggetti. Nei soggetti anziani la flora batterica intestinale è una flora batterica fondamentalmente infiammatoria. Molto spesso il soggetto anziano comincia a star mare, ad avere una serie di patologie anche degenerative, che possono andare dal Parkinson all’Alzheimer, proprio a causa di questa flora batterica che è diventata fortemente infiammatoria. In alcuni soggetti che arrivano ai cento anni si è visto che questa flora batterica intestinale non è fortemente infiammatoria come dovrebbe. Questi soggetti longevi hanno nel loro intestino alcuni ceppi (che vengono definiti promotori di salute) che sono in grado di consentire a queste persone di raggiungere questa età avanzata. Lunghezza della vita e qualità della vita dipendono dal funzionamento del microbiota sul sistema immunitario e dipende dalla selezione di alcuni soggetti rispetto ad altri di ceppi batterici promotori di salute. Questa è una grossissima rivoluzione perché, se conosciamo quali sono i batteri e se sappiamo che non ci sono e li andiamo a introdurre, potremmo controllare il microbiota e quindi mantenerci più giovani. Consiste in questo la grande novità del lavoro pubblicato”. 

Gaetano Gorgoni

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